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Ecologia sullo schermo

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Guida da 19 anni, ovvero da sempre, Cinemambiente di Torino, il primo e più longevo festival cinematografico ambientale in Italia. Gaetano Capizzi può essere perciò considerato un vero e proprio pioniere, avendo il merito di aver messo sotto i riflettori un filone cinematografico che nel corso di questi due decenni ha dimostrato di appassionare e interessare sempre di più. «Cinemambiente è stato uno dei primi festival a livello internazionale ad avere un approccio moderno al cinema ambientale – racconta – Prima vi erano state solo delle rassegne sul tema della natura e della sua rappresentazione al cinema. Con Cinemambiente la prospettiva cambia, anche sulla scorta dell’impegno dell’associazionismo ambientale, e si pone con forza la prospettiva dell’educazione ambientale e della tutela ecologica. Siamo partiti senza sapere che tipo di risposta avremmo avuto e il numero delle pellicole che abbiamo ricevuto il primo anno è stato molto ridotto. Quest’anno, invece, abbiamo dovuto selezionare tra oltre mille titoli».

Com’è cambiata la proposta cinematografica in questi anni?
All’inizio le opere che arrivavano erano perlopiù autoprodotte, caratterizzate spesso da un eccessivo catastrofismo. Oggi i film che ci propongono hanno rigore scientifico, curano maggiormente la qualità delle immagini, puntano a raccontare storie. Il documentario che ha vinto quest’anno, When two worlds collide di Heidi Brandenburg e Mathew Orzel, è un’opera eccezionale e aveva già vinto il Sundance festival. L’altro aspetto da sottolineare è che si è creato un pubblico attento, partecipe e sempre più giovane. Ed è questa la ragione principale del perché anche le grandi produzioni oggi danno vita a progetti molto costosi che durano anni e che spesso sono legati a progetti specifici.

Crede sia un appuntamento che si rivolge prevalentemente al mondo ambientalista o a quello cinematografico?
Le due anime oggi convivono. All’inizio il festival è sicuramente nato sulla spinta del dibattito in corso nell’ambito dell’associazionismo ambientale. Oggi mantiene una funzione pedagogica ed è espressione della volontà di dare un contributo alla tutela ambientale, però ha sicuramente anche una valenza cinematografica. Del resto sono tematiche di cui si occupa anche il cinema mainstream.

Quali sono gli obiettivi degli altri progetti legati al festival come “Cinemambiente.tv” e “Cineambiente tour”?
Sono iniziative con cui abbiamo pensato di rivolgerci soprattutto ai giovani. Con Cinemambiente.tv vogliamo stimolare iniziative che possano essere proposte nelle scuole, mentre con Cinemambiente tour puntiamo ad offrire ad un pubblico più vasto la possibilità di vedere i film presentati a Torino facilitando il compito a chi volesse organizzare proiezioni in altre città.

“Cinemambiente” è diventato un modello internazionale. Sei alla guida di una rete di festival internazionali, il Green film network. Che cos’è?
È un circuito di 33 festival, sparsi in tutto il mondo, che collaborano riuscendo così ad abbassare i costi organizzativi ma anche l’impatto ambientale delle singole manifestazioni. È stato poi istituito un premio che viene assegnato alla miglior opera di cinema ambientale dell’anno (assegnato quest’anno a “Landfill Harmonic” diretto da Brad Allgood e Graham Townsley, ndr). Questa rete ci consente di poter offrire una maggiore visibilità a livello internazionale.
In questo panorama come si colloca il cinema italiano?
C’è ancora molto da fare. Ci sono tanti bravi documentaristi che si muovono con seri progetti personali ma mancano le produzioni che abbiano voglia e capacità di investire. Un ritardo che riguarda anche gli attori. A livello internazionale non c’è star che non si sia spesa o impegnata su progetti ecologici. Forse in Italia l’impegno per il verde fa ancora paura. n

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

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