giovedì, Ottobre 29, 2020

Ecologia e giustizia sociale. I diritti contro le disuguaglianze

foto di volontari in azione

XI Congresso nazionale di Legambiente – La piazza tematica “Ecologia e giustizia sociale. I diritti contro le disuguaglianze”

Le conseguenze più significative della crisi ambientale si ripercuotono sui territori con fenomeni di maggiore vulnerabilità sociale, dove già insistono forme di disuguaglianza e di disagio. È chiaro da tempo il legame tra cambiamenti climatici e impoverimento delle popolazioni dei Paesi più soggetti al sottosviluppo. Quello di cui si ha meno coscienza, invece, è il legame tra crisi ambientali e crisi sociale, che si concretizza nelle tante periferie che caratterizzano le nostre città e i nostri territori. Il perdurare di un modello di urbanizzazione non gestito né programmato, ha portato, pur in assenza di un aumento della popolazione, a concentrare quest’ultima nelle aree metropolitane e nelle grandi città. Qui, per motivi di accessibilità abitativa, gran parte della popolazione vive nelle periferie, sovraffollate, cresciute in maniera caotica e povere di servizi e spazi di incontro e socializzazione, di qualità ambientale. Paradossalmente, soffrono delle stesse carenze le aree interne del Paese, che hanno assistito allo spopolamento dagli anni ’70, fino a divenire luoghi di disagio insediativo e sociale. Sono questi i luoghi in cui le persone non hanno accesso alle stesse opportunità di benessere e agli stessi diritti di cittadinanza, e sono sottoposte maggiormente ai rischi ambientali. Perché vivono in case meno efficienti da un punto di vista energetico e di comfort abitativo, in territori meno manutenuti, messi in sicurezza e dotati di servizi di prossimità. Se sovrapponessimo la mappa del disagio insediativo urbano e delle aree interne con quella della disoccupazione, della dispersione e dell’abbandono scolastico e della povertà educativa vedremmo il filo rosso che lega la qualità ambientale e la marginalità sociale. Il sentimento che accomuna queste realtà è quello di essere abbandonate a se stesse, con una conseguente reazione di incattivimento e di mancanza di proiezione verso il futuro. Questi luoghi dove si intrecciano ingiustizia sociale e ambientale devono essere le nuove frontiere di impegno della nostra associazione, e più in generale dei corpi intermedi. Sono i luoghi in cui generare cura e riscatto, ricostruendo le reti e la coesione sociale. Sono operazioni dal basso che in parte abbiamo già sperimentato con campagne di rigenerazione territoriale. Ma non ci possiamo accontentare di interventi occasionali, dobbiamo cominciare a costruire dei nostri presidi, che siano punti di riferimento per generare attivismo sociale, vertenze ambientali e reti territoriali di più soggetti, coinvolgendo chi vive in questi luoghi. Occorre restituire loro la dignità di sentirsi protagonisti del proprio riscatto sociale. Questa è la direzione verso la quale dobbiamo muoverci come associazione per i prossimi anni, tenendo assieme l’impegno su mitigazione e adattamento al clima con il contrasto delle disuguaglianze, come due politiche profondamente interdipendenti e intorno alle quali costruire forti alleanze e strategie territoriali per essere più incisivi.

‘I luoghi dove si intrecciano disagio sociale e ambientale devono essere nuove frontiere di impegno, per generare cura e riscatto’

Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente

Vanessa Pallucchihttps://www.lanuovaecologia.it
Presidente nazionale di Legambiente Scuola e Formazione

Articoli correlati

Nel 2019 cinquanta banche hanno finanziato la perdita di biodiversità

Nel 2019 le 50 banche più potenti del pianeta hanno investito su imprese che con le loro attività stanno accelerando l'estinzione di specie animali e la sparizione di ecosistemi. Tra queste anche due istituti di credito italiani. La denuncia nel rapporto Bankrolling extinction del collettivo Portfolio Earth

Stop a oli di palma e di soia per usi energetici: arriva il Sì del Senato

Con il voto della Camera, l’Italia potrebbe essere il terzo paese europeo ad anticiparne la fine, imposta dall'Ue per il 2030

“Ripartiamo dall’acqua”, idee e proposte per l’Italia

Al 2° Forum sul servizio idrico integrato sostenibile Legambiente lancia 5 proposte con al centro riqualificazione, innovazione e investimenti strategici per il Sud. L'associazione: “Ecco il nostro progetto per fare del servizio idrico un pilastro del Piano nazionale di ripresa e resilienza” / GUARDA IL VIDEO DELL'INCONTRO

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
20,911FollowersFollow

Gli ultimi articoli

Nel 2019 cinquanta banche hanno finanziato la perdita di biodiversità

Nel 2019 le 50 banche più potenti del pianeta hanno investito su imprese che con le loro attività stanno accelerando l'estinzione di specie animali e la sparizione di ecosistemi. Tra queste anche due istituti di credito italiani. La denuncia nel rapporto Bankrolling extinction del collettivo Portfolio Earth

Stop a oli di palma e di soia per usi energetici: arriva il Sì del Senato

Con il voto della Camera, l’Italia potrebbe essere il terzo paese europeo ad anticiparne la fine, imposta dall'Ue per il 2030

“Ripartiamo dall’acqua”, idee e proposte per l’Italia

Al 2° Forum sul servizio idrico integrato sostenibile Legambiente lancia 5 proposte con al centro riqualificazione, innovazione e investimenti strategici per il Sud. L'associazione: “Ecco il nostro progetto per fare del servizio idrico un pilastro del Piano nazionale di ripresa e resilienza” / GUARDA IL VIDEO DELL'INCONTRO

Vaia, due anni dopo: gli alberi schiantati diventano l’edificio in legno più alto d’Italia

Un progetto di social housing a Rovereto: 9 piani per 29 metri, costruito con il prezioso legno degli alberi caduti, grazie al lavoro di aziende certificate PEFC e aderenti alla Filiera Solidale

Ciao Rita

Il Covid-19 ci ha portato via Rita Tiberi ed è un immenso dolore. È stata una colonna portante di Legambiente praticamente da sempre, in...