Ecologia e giustizia sociale. I diritti contro le disuguaglianze

XI Congresso nazionale di Legambiente – La piazza tematica “Ecologia e giustizia sociale. I diritti contro le disuguaglianze” / Le altre piazze / Speciale “Il tempo del coraggio”

foto di volontari in azione

XI Congresso nazionale di Legambiente – La piazza tematica “Ecologia e giustizia sociale. I diritti contro le disuguaglianze”

Le conseguenze più significative della crisi ambientale si ripercuotono sui territori con fenomeni di maggiore vulnerabilità sociale, dove già insistono forme di disuguaglianza e di disagio. È chiaro da tempo il legame tra cambiamenti climatici e impoverimento delle popolazioni dei Paesi più soggetti al sottosviluppo. Quello di cui si ha meno coscienza, invece, è il legame tra crisi ambientali e crisi sociale, che si concretizza nelle tante periferie che caratterizzano le nostre città e i nostri territori. Il perdurare di un modello di urbanizzazione non gestito né programmato, ha portato, pur in assenza di un aumento della popolazione, a concentrare quest’ultima nelle aree metropolitane e nelle grandi città. Qui, per motivi di accessibilità abitativa, gran parte della popolazione vive nelle periferie, sovraffollate, cresciute in maniera caotica e povere di servizi e spazi di incontro e socializzazione, di qualità ambientale. Paradossalmente, soffrono delle stesse carenze le aree interne del Paese, che hanno assistito allo spopolamento dagli anni ’70, fino a divenire luoghi di disagio insediativo e sociale. Sono questi i luoghi in cui le persone non hanno accesso alle stesse opportunità di benessere e agli stessi diritti di cittadinanza, e sono sottoposte maggiormente ai rischi ambientali. Perché vivono in case meno efficienti da un punto di vista energetico e di comfort abitativo, in territori meno manutenuti, messi in sicurezza e dotati di servizi di prossimità. Se sovrapponessimo la mappa del disagio insediativo urbano e delle aree interne con quella della disoccupazione, della dispersione e dell’abbandono scolastico e della povertà educativa vedremmo il filo rosso che lega la qualità ambientale e la marginalità sociale. Il sentimento che accomuna queste realtà è quello di essere abbandonate a se stesse, con una conseguente reazione di incattivimento e di mancanza di proiezione verso il futuro. Questi luoghi dove si intrecciano ingiustizia sociale e ambientale devono essere le nuove frontiere di impegno della nostra associazione, e più in generale dei corpi intermedi. Sono i luoghi in cui generare cura e riscatto, ricostruendo le reti e la coesione sociale. Sono operazioni dal basso che in parte abbiamo già sperimentato con campagne di rigenerazione territoriale. Ma non ci possiamo accontentare di interventi occasionali, dobbiamo cominciare a costruire dei nostri presidi, che siano punti di riferimento per generare attivismo sociale, vertenze ambientali e reti territoriali di più soggetti, coinvolgendo chi vive in questi luoghi. Occorre restituire loro la dignità di sentirsi protagonisti del proprio riscatto sociale. Questa è la direzione verso la quale dobbiamo muoverci come associazione per i prossimi anni, tenendo assieme l’impegno su mitigazione e adattamento al clima con il contrasto delle disuguaglianze, come due politiche profondamente interdipendenti e intorno alle quali costruire forti alleanze e strategie territoriali per essere più incisivi.

‘I luoghi dove si intrecciano disagio sociale e ambientale devono essere nuove frontiere di impegno, per generare cura e riscatto’

Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente