Ecoballe sui fondali del Tirreno, una questione irrisolta a cinque anni di distanza

Nel 2015 un cargo perse oltre 630 quintali di plastiche eterogenee nelle acque del Santuario Pelagos. Legambiente chiede adesso un intervento risolutivo al ministero dell’Ambiente: “Basta palleggio di responsabilità”

ecoballe Tirreno Pelagos

Legambiente chiede un intervento del ministero dell’Ambiente per affrontare in modo risolutivo l’annosa questione delle ecoballe disperse ormai cinque anni fa dalla motonave Ivy al largo di Piombino, nei fondali del mar Tirreno. Allora il cargo perse oltre 630 quintali di plastiche eterogenee che ancora oggi continuano a inquinare uno dei tratti di mare al tempo stesso più protetto e più interessato da presenza di rifiuti plastici dell’intero Mediterraneo.

La vicenda

La vicenda delle ecoballe perse sui fondali del Tirreno a circa 50 metri di profondità risale al luglio di cinque anni fa quando la motonave Ivy diretta a Varna, sul Mar Nero, perse parte del suo carico. L’incidente rimase nascosto per circa tre anni quando, sulla base di una serie di segnalazioni e dell’attività di monitoraggio dell’Arpa Toscana sulla quantità anomala di marine litter, si riuscì a risalire all’episodio. Nell’estate dell’anno scorso la vicenda sembrava orientata a soluzione con la nomina a Commissario da parte del Governo del Contrammiraglio Caligiore, capo del Reparto Ambientale Marino delle Capitanerie di Porto presso il Ministero dell’Ambiente. Il provvedimento di nomina però è stato recentemente impugnato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ne ha ravvisato gli estremi per il conflitto d’interesse. Su questo contenzioso si è arenato il recupero delle ecoballe che nel frattempo, a detta dell’Ispra, continuano a inquinare i fondali del mar Tirreno. “L’Istituto – si legge nella lettera – si è espresso unanimemente circa l’indifferibilità della messa in opera di ogni azione che possa contribuire al recupero dei materiali dispersi, in tempi certi e il più presto possibile, pena un costante aggravio dell’inquinamento in atto”.

Mare a rischio

La porzione di mare interessata dalla dispersione di ecoballe si trova in pieno Santuario Pelagos, nel Parco marino internazionale dei mammiferi marini che corre fra Toscana, Sardegna, Liguria e Costa Azzurra, a ridosso dell’isolotto di Cerboli, Zona A di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Come è emerso dalle iniziative di volontariato di Vele Spiegate, questa porzione di mare è una delle più interessate dalla presenza di rifiuti plastici. È inoltre di qualche settimana fa lo studio pubblicato su Science e curato dall’Università di Manchester, Durham e Brema in collaborazione con il National Oceanography Centre (NOC) e l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare (IFREMER), che ha evidenziato come i fondali del Mar Tirreno siano tra i più interessati da microplastiche al mondo.

La richiesta di Legambiente

“La nostra associazione – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha collaborato fattivamente in questi anni al raggiungimento di importanti risultati per favorire la pratica del plastic free, soprattutto in territori e litorali importanti e delicati come quelli in questione. Abbiamo organizzato campagne di recupero rifiuti sulle spiagge. Abbiamo sensibilizzato e coinvolto fattivamente le categorie produttive, il mondo della pesca e della balneazione, la cittadinanza tutta, le associazioni e le amministrazioni locali in un percorso virtuoso per sostituire la plastica usa e getta e favorire il recupero di quella dispersa nell’ambiente, come col progetto Arcipelago Pulito realizzato con Unicoop Firenze e Regione Toscana. Sarebbe imperdonabile che di fronte a una tale emergenza e a una sensibilità così diffusa nei confronti di questa tematica, la risposta dell’Amministrazione Centrale si risolvesse in un palleggio di responsabilità fra diversi soggetti che non ha sortito alcun risultato apprezzabile addirittura in un intero lustro”.

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