E45, lo strano crollo della carreggiata

Nel corso di un accertamento nel sito dove il materiale franato è stato stoccato, i carabinieri forestali hanno riscontrato anomalie: non si trattava di terre e rocce da scavo ma di rifiuti speciali da costruzione e demolizione. Indaga la procura di Arezzo

immagine della carreggiata della E45 crollata

Non trova pace la E45. Neve, ghiaccio, chiusure, buche che sembrano crateri. E il crollo di una parte della carreggiata, fra la corsia di marcia e il bordo di un’area di sosta, nelle vicinanze di Pieve Santo Stefano. Sull’episodio dall’inizio del mese indaga la procura di Arezzo, che ha formulato l’ipotesi di “disastro colposo”.

Intanto sono stati eseguiti lavori di ripristino da parte di Anas. Il materiale crollato, una volta rimosso, è stato stoccato in una ditta della Valtiberina. Qui, nel corso di un accertamento, i carabinieri forestali non avrebbero trovato “terre e rocce da scavo”, etichetta con la quale il materiale era stato stoccato.

Secondo i militari, si tratterebbe di materiale classificabile come “rifiuti speciali da costruzione e demolizione”. Un campione è stato così prelevato e inviato a un laboratorio per essere analizzato nel dettaglio. La procura aretina ha così disposto il sequestro del materiale stoccato e dell’area di stoccaggio. Ora le indagini cercheranno di far luce se ci siano state o meno delle irregolarità nella costruzione della massicciata della E45. Due gli aspetti che più stanno a cuore agli inquirenti: capire, innanzitutto, se la strada è stata costruita con materiali scadenti. L’altro è se si possano nascondere nel cuore dell’infrastruttura rifiuti che andavano smaltiti secondo rigide procedure.