Domenica 23 febbraio la manifestazione nazionale dei cittadini della strada

Promossa da Vivinstrada per chiedere immediati interventi per fermare l’emergenza stradale. Come disisincentivi al mezzo privato, strumenti tecnologici per il controllo delle violazioni, ridisegno delle aree urbane con disciplina diffusa a 30km/h

Bicicletta A Lavoro

In Italia gli incidenti stradali sono all’ordine del giorno e la dittatura dell’automobile miete ogni anno oltre 3.500 morti, riducendo il diritto di cittadinanza degli altri utenti della strada. Pedoni e ciclisti rischiano ogni giorno sulle strisce e su strade urbane e extra urbane che risultano sempre più pericolose e invivibili per bambini, adolescenti, anziani e, in definitiva, per gli stessi automobilisti. Sono dati statistici e fatti di cronaca che disegnano il perimetro di città poco sicure e vivibili, fortemente arretrate nella pianificazione dello spazio condiviso e nei sistemi di mobilità. Per dire basta all’idea che le strade appartengano alle auto, per chiedere maggiore sicurezza stradale e proporre un’altra idea di città e di mobilità,  domenica 23 febbraio a Roma è stata  indetta una manifestazione nazionale, promossa da Vivinstrada con centinaia di sigle tra cui Legambiente, Fondazione Michele Scarponi onlus, Fondazione Luigi Guccione onlus, Fiab, Fci, Salvaiciclisti, Unpli, Amodo, osservatorio Bike economy, Comitato Mamme coraggio e vittime della strada, Comitato città Slow, Tci, Aci. 

Secondo Vivinstrada a  cominciare dal nostro Paese dovremmo smettere di accettare queste statistiche e l’arretratezza dei sistemi urbani, pensando piuttosto a ridurre fino ad azzerare gli incidenti e i morti nelle città. Basti vedere a quanto accaduto nella città di Oslo, dove si è raggiunto questo risultato grazie ad un insieme di interventi che hanno ridotto la velocità di circolazione nelle aree urbane, dato priorità agli spostamenti sui mezzi pubblici, creato spazi sicuri e continui per la mobilità ciclabile, ampliato progressivamente le aree pedonali in tutti i quartieri. È una ricetta che funziona ovunque venga applicata, …persino in Italia: permette non solo di aumentare la sicurezza per i pedoni, ma anche di riqualificare gli spazi urbani eliminando le auto per restituirli ai cittadini e, non da ultimo, di combattere anche il drammatico problema dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra.

La manifestazione nasce da un appello al Presidente della Repubblica consegnato a inizio anno e firmato da oltre 200 sigle per chiedere immediati interventi per fermare l’emergenza stradale, tra cui disincentivi al mezzo privato, la diffusione di strumenti tecnologici per il controllo delle violazioni, opere infrastrutturali per ridisegnare le aree urbane con disciplina diffusa a 30km/h, spazio e facilitazioni per la circolazione di pedoni e biciclette e incentivazione alla mobilità leggera e alla micromobilità elettrica.

“È importante chiedere un impegno urgente per finanziare i progetti che vanno in questa direzione attraverso uno specifico fondo per la sicurezza stradale e la riqualificazione dello spazio pubblico, con politiche immediate di drastica riduzione del traffico – dichiara Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente. Chiediamo inoltre al Parlamento e al governo di rivedere le regole del codice della strada per tutto quanto riguarda la mobilità attiva e le nuove forme di mobilità sostenibile e leggera”.

È il tempo di accompagnare il processo di innovazione della mobilità, ben interpretato dalla rivoluzione nella diffusione della micromobilità elettrica registrata negli ultimi mesi, con un complessivo ridisegno dello spazio urbano e con un progetto a lungo termine che innalzi la vivibilità delle città italiane, in grande ritardo su questo fronte rispetto alle altre cittadine europee. Queste innovazioni aiutano anche la circolazione di tutte le persone con difficoltà motorie, consentendo loro di muoversi su mezzi che permettono di superare barriere e garantire autonomia negli spostamenti. È incredibile che oggi in Italia queste innovazioni trovino ancora ostacoli di ogni tipo: le procedure di omologazione dei mezzi sono complesse e di fatto la loro circolazione su strada è vietata, con misure repressive inaccettabili come multe salatissime e la distruzione del mezzo.

Occorre dunque ridisegnare completamente le regole di circolazione in ambito urbano limitando in primo luogo la velocità della auto a 30 km/h in tutti i quartieri, una misura semplice che garantirebbe da subito un buon livello di convivenza fra i diversi fruitori della strada. Bisognerebbe inoltre permettere a tutti i mezzi a emissioni zero di circolare su strada, superando al contrario l’approccio punitivo ad esempio verso i monopattini elettrici proposto ancora in questi giorni dal Ministero delle Infrastrutture. E ancora, approvare incentivi alla mobilità ciclabile a partire dalla ridefinizione di velocipede ancora presente nel codice della strada, prevedere misure come l’abolizione del divieto di pedalare affiancati fuori dai centri urbani e legalizzare il doppio senso ciclabile nelle strade a senso unico. Misure di buon senso già in vigore in tante città europee che non solo migliorano la mobilità, ma ridisegnano lo spazio urbano proiettandolo in una dimensione più civile.

 

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