martedì 21 Settembre 2021

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Dolomiti: lo striscione “basta impianti” spunta ovunque

A srotolare le scritte dalle cime è un gruppo informale di imprenditori, fotografi, videomaker. L’obiettivo è lasciare le montagne libere dalle infrastrutture

Striscioni con scritto “Basta impianti” spuntano sulle vette dolomitiche, dove si progettano nuove funivie e seggiovie per lo sci da discesa. A srotolare le scritte dalle cime è un gruppo informale di imprenditori, fotografi, videomaker, persone che hanno scelto di manifestare così, in modo originale e creativo, la loro richiesta di lasciare alcuni spazi liberi da infrastrutture, sulle Dolomiti patrimonio dell’Umanità.

Finora hanno fatto tre manifestazioni. Alla prima, lo scorso settembre, sono saliti in cinque cordate sulle Cinque Torri, mentre a valle era in costruzione l’impianto funiviario tra Pocol e, appunto, le Cinque Torri, che avrebbe dovuto essere completato per i Mondiali di sci a Cortina e invece i lavori si sono fermati per le numerose difficoltà riscontrate. Ma ripartiranno.

La seconda manifestazione è stata in Marmolada, sul versante trentino, dove al posto del vecchio impianto dismesso, che portava da Passo Fedaia a Pian dei Fiacconi (distrutto da una valanga in dicembre 2020), i proprietari intendono realizzarne uno nuovo e salire più ad alta quota. Già da tempo è possibile raggiungere la cima della Marmolada, Punta Rocca, con una funivia da Malga Ciapela, sul versante veneto.

La terza e più recente manifestazione, fatta in scialpinistica, è stata al Piccolo Settsass, un altro dei luoghi che verrebbero toccati dal Grande Carosello delle Dolomiti, assieme all’impianto delle Cinque Torri. Obiettivo del Carosello è collegare i comprensori già esistenti in un’unica skiarea, in questo caso mettendo in comunicazione Cortina con Arabba.

«L’idea è fare azioni eclatanti, per ottenere visibilità mediatica e sensibilizzare l’opinione pubblica sui nuovi impianti che minacciano gli ultimi spazi liberi delle nostre montagne», afferma Federico Sordini, che a Rocca Pietore, in provincia di Belluno, ha un’azienda. Il suo, quindi, è il punto di vista di chi in montagna ci vive e chiede una visione diversa, sostenibile, attenta alle persone e al bisogno di servizi. Il gruppo è ben consapevole dell’importanza del turismo invernale legato allo sci da discesa per l’economia delle Alpi. Ma il numero di impianti già esistenti oggi è sufficiente a rispondere alla domanda degli sciatori, che possono fruire di chilometri di piste. Anzi, aumenta semmai il numero di chi ricerca pratiche alternative, come le ciaspolate, lo scialpinismo, lo sci di fondo, lo slittino.

«Ci concentriamo sul nostro territorio e non ci interessa crescere né creare un’organizzazione più strutturata», conclude Sordini. «Per ora ciò che ci unisce è la pagina Facebook Basta Impianti. Allo stesso tempo siamo disponibili a collaborare con altre realtà montane che vivono la stessa problematica. Ci hanno contattato per esempio dalle Cime Bianche in Valle d’Aosta. Abbiamo molto ancora da fare».

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Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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