Dl Rilancio: cosa non funziona nel bonus per l’acquisto di automobili

50 milioni di Euro stanziati per “svecchiare” il mercato delle auto, incentivare le Euro6 e renderlo più green. Troppo pochi, una misura inutile e dannosa / Incentivi alle auto Euro 6, una scelta sbagliata per l’ambiente

L'immagine della ricarica di una macchina ibrida

Nel testo degli atti della Camera della sera di venerdì 4, compare chiaramente il limite di spesa a
50 milioni. Quante auto si incentivano con 50 milioni?
– se fossero tutte euro6 nuove con rottamazione auto vecchia di più di 10 anni, 33 mila auto;
– se fossero tutte elettriche, con rottamazione di più di 10 anni, 25 mila auto;
– se fossero tutte euro6 senza rottamazione, 66 mila.
Mettiamo una stima intermedia di 40 mila auto. Nel 2019 se ne sono vendute 1.9 milioni nuove, nei primi 6 mesi di quest’anno 588 mila auto, con una flessione del -45%. Se va bene a fine anno 2020 si venderanno probabilmente 1.2 milioni auto nuove. Quindi 40 mila auto saranno sì e no il 3-4% del mercato. Non svuoterà i piazzali. Anche se nei piazzali ci sono – secondo me – molto meno automobili di quelle ventilate nelle dichiarazioni (400-500 mila: si tenga presente che anche le industrie si sono fermate e nei primi 6 mesi si sono vendute in Italia 500 mila auto in meno rispetto allo scorso anno; non confondiamo calo delle vendite con prodotto e invenduto).

Le auto elettriche (già incentivate) lo sarebbero ancor di più. Se l’anno scorso se ne sono vendute 10mila, nei primi 6 mesi del 2020 quasi 10 mila (+100%), è probabile che quest’anno sfioreranno le 20mila unità, il doppio dello scorso anno. Comunque appena il 2% del mercato.
Non solo. Il provvedimento è solo un regalo a concessionari e rivenditori (o noleggio flotte). Al
consumatore finale non arriverà quasi nessun vantaggio, all’industria neanche. Perché?
Se euro6 (sino a 110 grammi CO2 a km) bonus di 750 – 1.500 euro se il rivenditore aggiunge 2 milaeuro di sconto. Dando un’occhiata ai prezzi (listino e offerte) gli sconti proposti su auto medie sono raramente inferiori a 4-5 mila euro ed è probabile che d’ora in poi gli sconti siano del tutto analoghi (per euro6), con la differenza che il rivenditore si farà poi rimborsare dallo stato il bonus-regalo.

Nessuna differenza per l’automobilista, ma nessuna anche per i produttori di automobili, perché è evidente che uno stanziamento di appena 50 milioni non inverte tendenza a crollo del
mercato. Provvedimento quasi inutile, quindi. Perché allora è pernicioso? Perché premia, con un simbolico “ecobonus”, ciò che non è “eco” per nulla, auto troppo inquinanti non solo per gli ambientalisti, ma anche per l’Europa.
Con il 2020 entra in vigore il limite europeo (medio per casa produttrici sulle vendite continentali)
per le emissioni clima: 95 grammi di emissioni di CO2 a km percorso. La casa che supera, anche
solo di un grammo, tale limite paga multa salata (centinaia di euro) per ogni auto venduta. 

E’ una materia complessa: la media non è proprio aritmetica (algoritmo complesso che dipende dal tipo di auto vendute da ogni gruppo e dalle emissioni medie del venduto dell’anno prima) e la misura delle emissioni non sono proprio quelle reali…
Tra i paesi europei ci sono opinioni diverse: Germania e Francia sono decise a chiedere alla propria industria il rispetto del limite dei 95 grammi. Est Europa vuol farli saltare. Spagna una via di mezzo (incentiva poco sotto i 110 grammi ma non sostiene più il gas fossile, come metano e gpl). L’industria auto è divisa e sta a vedere, pressata da un lato dal rischio multe e dalla pressione del governo tedesco e dall’altro dalla tentazione di continuare per un po’ a produrre auto benzina e diesel.
In una prima versione, l’emendamento PD prevedeva il bonus per tutte le auto oltre i 60 grammi di CO2. Al di sotto dei 110 grammi si “premiano” (per il concessionario) invece “solo” due tipologie di auto sin troppo inquinanti: le city car e utilitarie sprecone (quelle ibride o più parsimoniose a
benzina, anche alcuni modelli 500 e Panda, sono sotto i 95 grammi) e alcune nuove auto diesel
“euro6d full”, meno inquinanti dei diesel euro6 prodotti sino all’anno scorso, spesso auto care,
anche berline e SUV, le tipiche auto aziendali.

Si crea così un precedente politico per spingere il governo italiano a collocarsi, nello scontro europeo, almeno sulle materia ambientali sui trasporti, contro i paesi che difendono i paletti green, anche sul recovery fund. Dà ragione ai paesi frugali che possono andare dai tedeschi a dire: “avete visto che l’Italia e la Spagna vogliono soldi per andare avanti a fare quel che faceva prima?” Non solo. E’ pericoloso perché, appena finiti i 50 milioni (e succederà già a settembre, quando si discuterà della legge bilancio 2021) si chiederà un rifinanziamento della misura. Senza copertura di bilancio. Probabilmente usando i fondi europei del recovery fund. Magari sostenendo che trattasi di misure green, ambientali, per svecchiare il parco auto circolante in Italia. Una bugia mostruosa: per svecchiare davvero si deve incentivare la dismissione del vecchio e vecchissimo, impedire la circolazione delle auto con più di 15 – 20 anni, tassare carburanti e auto in funzione
dell’inquinamento, non la benzina più del diesel, le energie rinnovabili vere più del metano fossile,
l’olio di palma meno dell’elettrico. A proposito dei recovery fund e dell’indebitamento nazionale. E siccome il recovery fund, probabilmente, manterrà fermo il carattere green e/o digitale dei finanziamenti europei, finanziare auto oltre limite dei 95 grammi sarà a spese dell’Italia, debito, a carico del contribuente. I lavoratori pagheranno i concessionari, i commercianti di automobili inquinanti. Una vergogna.

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