mercoledì 27 Gennaio 2021

Dischetti in mare, la procura di Salerno chiede condanne per i responsabili

di Eduardo Zonfrillo, presidente circolo di Legambiente Sud Pontino

Uno dei più gravi fenomeni di inquinamento marino avvenuto negli ultimi anni nel Mediterraneo, con immagini che hanno fatto il giro del mondo, giunge nelle aule di un tribunale. Presso il quello di Salerno infatti è in corso, dopo la fase preliminare, il procedimento giudiziario che dovrà accertare le responsabilità di quanto avvenuto tra il mese di febbraio e marzo 2018 quando le spiagge della Campania per prime e, nei giorni successivi, del Lazio e della Toscana, fino a distanze impensabili come la Costa Azzurra in Francia e isole e spiagge della Penisola Iberica e per tutto il Mediterraneo, furono invase da milioni di dischetti bianchi, di circa 5 centimetri di diametro di cui inizialmente non si capiva quale fosse la loro natura e provenienza.
A dare l’allarme per primi Legambiente Circolo Sud Pontino. Infatti, dopo avvistamenti che si ripetevano già nei giorni precedenti, Legambiente il 9 marzo 2018, con diversi post corredati di fotografie su Facebook, segnalava lo loro presenza sulle spiagge di Minturno, Formia, Gaeta e poco dopo a Ponza e Ventotene dove venivano rinvenuti nel Porto Romano. Di fronte all’intensificarsi del fenomeno, il Circolo Legambiente inviava un esposto denuncia alla Guardia Costiera di Gaeta, allegando delle foto, citando la recente legge sugli ecoreati ritenendo ormai di trovarsi di fronte a un fenomeno di grosse proporzioni. Contestualmente ne dava comunicazione agli organi di informazione che si interessarono a lungo. La Guardia Costiera di Gaeta investiva delle indagini il nucleo speciale di intervento (N.S.I.) e il reparto ambientale marino (R.A.M ) della stessa Guardia Costiera e dopo diversi giorni fu possibile risalire a un depuratore di Capaccio Paestum ritenendolo responsabile dello sversamento di milioni di dischetti realizzati con un tecnopolimero dalla multinazionale francese Veolia Water Technologies ed utilizzati in vasche nell’ultima fase di depurazione delle acque reflue come “massa fluttuante a biomassa adesa“ per aumentare la superficie da esporre a batteri aerobi prima della clorazione e immissione nell’ambiente. La stessa tecnologia era stata responsabile il 16 marzo 2011 di un altro disastro negli Stati Uniti con sversamento di circa 8 milioni di dischetti (flotting bolls, cosi vengono correttamente denominati), a Hooksett (New Hampshire) e si ha notizia di un altro sversamento di minore entità di un altro tipo, denominato F3, sempre prodotto dalla Veolia, che sarebbe avvenuto nel Golfo di Gaeta qualche anno fa in prossimità della foce del Fiume Pontone dove scarica un altro depuratore. Di questo sversamento se ne è parlato meno sia per la quantità sia perché l’F3 a differenza dei dischetti è di colore nero e pertanto meglio si mimetizza nell’ambiente ma è egualmente pericoloso per le specie marine. Sospinti dal vento, meno dalle correnti, in quanto entrambi per necessità tecniche galleggiano, vengono ingeriti da tartarughe, cetacei e mammiferi, perché visti dal basso, vengono probabilmente scambiati per meduse. Nei giorni dello sversamento e per mesi, se non per gli anni successivi, nonostante l’opera di bonifica messa in atto in gran parte dai volontari di Legambiente, si sono moltiplicati avvistamenti di esemplari deceduti o in difficoltà per aver ingerito questo tipo di plastica.

volontari Legambiente raccolgono dischetti di plastica spiaggiatiTornando alla vicenda giudiziaria di questi giorni, davanti al Gup Vincenzo Pellegrino del Tribunale di Salerno il 6 ottobre scorso sono finiti funzionari e tecnici del Comune, dirigenti delle Società di gestione dell’impianto tra le quali la stessa Veolia. Per loro c’è la richiesta di rinvio a giudizio. Derubricata nella udienza di agosto dell’iniziale reato di disastro ambientale, le contestazioni formulate dal pm Marinella Guglielmotti, qualora accolte, potrebbero comportare una condanna da 2 a 6 anni di reclusione e una ammenda da 10.000 a 100.000 euro. La richiesta del Pm è supportata dalla perizia del consulente Paolo Masserotti che ha messo in luce le criticità dell’impianto di depurazione. Per la procura di Salerno gli imputati erano a conoscenza delle anomalie di funzionamento che hanno portato alla fuoriuscita dei dischetti ma nonostante questo non avrebbero bloccato il depuratore sequestrato poi dalla Guardia Costiera.

Tra le parti offese anche Legambiente che si è costituita in giudizio tramite l’avvocato Giuseppe Giarletta per conto di Legambiente Nazionale che provvederà a citare come testimoni a carico anche i volontari dei circoli Legambiente in grado di fornire particolari utili e primi firmatari di esposti e segnalazioni. L’udienza è stata aggiornata al mese di dicembre.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE

Articoli correlati

Economia circolare, l’allarme delle imprese: “Manca una programmazione”

Il commento di Unirimap, Assorimap e Assofermet: “Basta ritardi. Servono subito anche 2,625 mld per puntare davvero sulla green economy”

Fusione dei ghiacci a ritmi record, dal ’94 persi 28 trilioni di tonnellate

Il primo studio effettuato con dati satellitari da un gruppo di ricerca dell'Università di Leeds conferma che il fenomeno è ormai in linea con gli scenari più preoccupanti previsti dagli esperti

Il biometano al centro della campagna Unfakenews contro le bufale ambientali

Prosegue l'impegno di Legambiente e Nuova Ecologia per fare chiarezza su temi ostacolati dall'opinione pubblica. Questo mese il biocombustibile a km0

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Economia circolare, l’allarme delle imprese: “Manca una programmazione”

Il commento di Unirimap, Assorimap e Assofermet: “Basta ritardi. Servono subito anche 2,625 mld per puntare davvero sulla green economy”

Il biometano al centro della campagna Unfakenews contro le bufale ambientali

Prosegue l'impegno di Legambiente e Nuova Ecologia per fare chiarezza su temi ostacolati dall'opinione pubblica. Questo mese il biocombustibile a km0

Biometano, ecco le risposte che cerchi

È al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia contro le bufale ambientali. Non c'è spazio per i dubbi

Emilia-Romagna a biogas, una regione circolare

Transizione verso le rinnovabili, ottimizzazione della differenziata e riduzione degli spandimenti fuori legge. Sono i vantaggi degli impianti a biometano

Life Delfi, cresce la rete di soccorso dei mammiferi marini in difficoltà

Nel primo anno di attività il progetto europeo ha permesso di formare e attivare i futuri rescue team che interverranno in mare o sulle coste per salvare cetacei spiaggiati o rimasti impigliati nelle reti da pesca