Disastro ambientale in Siberia, Putin ordina lo stato d’emergenza

Oltre 20mila tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti sono fuoriuscite nel fiume Ambarnaya. La cisterna collassata appartiene a una società collegata alla Norilsk Nickel, leader mondiale nella produzione di nickel e palladio. Al momento contaminata un’area di 350 km quadrati

Disastro ambientale in Siberia, Putin ordina lo stato d'emergenza

Il 3 giugno il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato lo stato d’emergenza in Siberia dopo la fuoriuscita nel fiume Ambarnaya di una enorme quantità di combustibile diesel e di lubrificanti da una cisterna di un impianto di una società collegata alla Norilsk Nickel, leader mondiale nella produzione di nickel e palladio.

Oltre 20mila le tonnellate di materiali altamente inquinanti sono finite nel fiume lo scorso 29 maggio, quando è collassata una cisterna di carburante che rifornisce una centrale elettrica vicino a Norilsk, all’interno del Circolo polare artico. Al momento risulta essere contaminata un’area di 350 km quadrati, fatta di permafrost che si sta sciogliendo a causa del clima che si surriscalda.

Secondo Aleksei Knizhnikov, un esperto del Wwf, si tratta del secondo più grave incidente del genere nella storia della Russia moderna in termini di volume di sostanze tossiche fuoriuscite, dietro soltanto al maxi sversamento di greggio verificatosi per diversi mesi nel 1994, nella regione di Komi. Greenpeace ha invece paragonato la gravità dell’accaduto al disastro dell’Exxon Valdez, in Alaska, nel 1989.

Sul posto sono state inviate squadre di emergenza per intensificare le operazioni di pulizia della vastissima area inquinata, ma le associazioni ambientaliste restano preoccupate dall’ampiezza della fuoriuscita e dalla particolare geografia del posto. Putin è intervenuto sulla vicenda accusando la Norilsk Nickel di aver provato a occultare quanto accaduto. Un responsabile della centrale è stato posto in stato di fermo.

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