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Diritto a respirare

Smog

Il 98% della popolazione che vive nelle città europee respira aria dannosa per la propria salute. È questo il dato preoccupante che emerge dal rapporto annuale dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sulla “Qualità dell’aria in Europa”. Il trasporto su strada è la principale fonte di inquinamento atmosferico nel Vecchio continente, ma anche le emissioni provenienti dall’agricoltura, dalla produzione di energia, dall’industria e dai nuclei domestici rappresentano un pericolo per la salute e l’ambiente.
Il particolato (PM), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) sono responsabili dei maggiori danni alla salute umana, con ripercussioni negative soprattutto per coloro che vivono nelle aree urbane. L’Aea stima che il PM2,5 ha determinato la morte prematura di 422mila persone, mentre l’NO2 ha causato la morte prematura di altre 79mila. L’ozono troposferico è invece responsabile di ulteriori 17.700 morti premature. Una valutazione di più ampio respiro, inclusa per la prima volta nell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente e che va indietro negli anni fino al 1990, mostra che le morti premature dovute al PM2,5 si sono ridotte di circa mezzo milione all’anno grazie all’attuazione delle politiche europee sulla qualità dell’aria e all’introduzione di misure a livello nazionale e locale che hanno portato, ad esempio, ad automobili e industrie meno inquinanti e a energia più pulita.
Ma molto rimane ancora da fare, soprattutto in Italia, dove la situazione è molto allarmante. Il nostro Paese è al secondo posto, dietro la Germania, per morti dovuti al PM2,5 (60.600) e al primo per morti da NO2 (20.500) e per l’ozono (3.200). Sono infatti italiani quel 95% di cittadini che vive in aree urbane dove regolarmente e contemporaneamente si superano i limiti dei tre principali inquinanti atmosferici: per capirci, sui 3,9 milioni di cittadini europei che vivono in queste aree fortemente inquinate, 3,7 milioni sono nel Nord Italia.
Nonostante il deferimento alla Corte europea di giustizia – insieme a Germania, Francia, Regno Unito, Romania e Ungheria – per la mancata applicazione delle norme sulla qualità dell’aria, nel nostro Paese mancano ancora risposte concrete ed efficaci, che non è più possibile rinviare. Bisogna subito mettere in campo misure strutturali in grado di affrontare seriamente questa situazione. A partire da un grande piano per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano.l
* Ufficio europeo di Legambiente

Mauro Albrizio
Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles

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