venerdì, Ottobre 30, 2020

Libertà imbavagliata

Manifestazione Di Amnesty International Contro Le Detenzioni In Turchia

di RICCARDO NOURY *

L’ultimo a finire nelle maglie della giustizia in Turchia – almeno, l’ultimo prima di consegnare questo testo – è stato il ventinovenne giornalista austriaco Max Zirngast, accusato di appartenere a un’organizzazione illegale. Dopo l’arresto, avvenuto lo scorso 11 settembre, Zirngast si è visto confermare la detenzione preventiva il 28 settembre con l’accusa di appartenenza al Partito comunista turco, messo al bando dalle autorità di Ankara in quanto considerato un’organizzazione terroristica. Zirngast, stabilmente residente nella capitale turca, dove si era da poco diplomato in Scienze politiche e Filosofia, e da tempo interessato agli sviluppi socio-politici della Turchia, collaborava con riviste e portali di sinistra e filo curdi e seguiva le vicende politiche e giudiziarie del partito di opposizione Hdp. Da ultimo, aveva pubblicato un editoriale in cui definiva “illegittime”, a causa di manipolazioni e di brogli, le elezioni di giugno.

Dal tentato colpo di stato del luglio 2016, il governo di Erdoğan ha avviato un’ondata di arresti e condanne di giornalisti per presunti collegamenti con la presunta rete golpista di Fethullah Gülen. La Turchia è diventata la più grande prigione al mondo per gli operatori dell’informazione: fino a 170 di loro sono stati arrestati e alcuni già condannati a lunghe pene detentive, compreso l’ergastolo. Il decano dei giornalisti turchi, l’ex direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, è esule in Germania e di recente il presidente Erdoğan ne ha chiesto alla cancelliera Angela Merkel l’estradizione perché “terrorista”. Nei due anni in cui è stato in vigore, fino allo scorso luglio, lo stato d’emergenza ha profondamente trasformato la Turchia: centinaia di giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti, insegnanti, avvocati e altri ancora sono finiti sotto processo con ridicole accuse di terrorismo.

Il 15 settembre diciasette avvocati dell’Associazione dei legali progressisti, accusati di legami col gruppo armato Partito rivoluzionario della liberazione dei popoli – Fronte (Dhkp-C), sono stati rilasciati su cauzione. Dodici di loro sono stati riarrestati meno di 24 ore dopo. Fra di loro c’è Selçuk Kozağaçlı, il presidente dell’Associazione dei legali progressisti. Fondata nel 1974, ha resistito a periodi turbolenti e persino a colpi di Stato per vedersi sospendere le attività e poi chiudere nel novembre 2016 per ragioni di “sicurezza e ordine pubblico”.

L’elenco delle vittime di persecuzione giudiziaria comprende anche il presidente onorario e la direttrice generale di Amnesty international Turchia, Taner Kılıç e İdil Eser. La vicenda di Taner Kılıç può essere presa a paradigma del livello di compromissione del sistema giudiziario col governo e della sua perdita d’indipendenza. L’avvocato e difensore dei diritti umani è stato arrestato il 6 giugno 2017 con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. La prova regina sarebbe l’aver scaricato ByLock, l’applicazione di messaggistica che le autorità turche sostengono essere stata usata dal movimento di Fethullah Gülen, che avrebbe promosso il tentato colpo di Stato del luglio 2016. Tuttavia, non solo dopo oltre un anno la pubblica accusa turca non è stata ancora in grado di produrre alcuna credibile prova a sostegno dell’accusa o di eventuali altri atti delittuosi, ma un rapporto di polizia è giunto alle stesse conclusioni di quattro analisi indipendenti presentate in tribunale: sono stati analizzati il laptop, il cellulare, tre chiavette usb, una sim e una memoria aggiuntiva appartenenti a Taner Kılıç ma ByLock non è stata rinvenuta neanche fra le applicazioni eliminate. Ciò nonostante, seppur rimesso in libertà su cauzione a metà agosto, Taner Kılıç resta sotto processo.

La direttrice di Amnesty International, İdil Eser, fa parte di un gruppo di dieci difensori dei diritti umani accusati di aver favorito delle organizzazioni terroristiche al fine di creare “caos” nella società per promuovere dimostrazioni antigovernative. Gli imputati sono stati arrestati nel luglio 2017 durante un seminario di formazione sulla sicurezza digitale che si teneva su un’isola vicina a Istanbul. Tutti in libertà condizionata, rischiano fino a 15 anni di carcere.

Decine di migliaia di persone sono finite in prigione senza alcuna prova che avessero effettivamente commesso reati. Centinaia di organizzazioni non governative che si occupavano dei gruppi più vulnerabili della società turca, come le donne e i minori, sono state chiuse e oltre 130mila lavoratori del settore pubblico sono stati arbitrariamente licenziati. La fine dello stato d’emergenza, da sola, non interromperà l’attuale giro di vite. Per quanto si propagandi lo “Stato di diritto riconquistato” dai cittadini turchi, nulla sembra essere cambiato. Violazioni di diritti e limitazioni di ogni genere vengono imposte in ogni ambito della società civile in Turchia e chi prova a contrastarle finisce in carcere. Tutto questo è reso possibile anche dalle blande pressioni esercitate dall’Unione Europea sulla Turchia. A condizionare i rapporti è il tema dell’immigrazione. Come si ricorderà, nel marzo 2016 l’Ue e la Turchia hanno firmato un accordo, assai lucroso per Ankara, per la protezione della frontiera marittima orientale europea. In altre parole, la Turchia è stata posta “sotto contratto” per impedire le partenze di migranti, richiedenti asilo e rifugiati verso le isole greche. Erdoğan sa bene che può tenere chiuso o riaprire il “rubinetto” delle partenze. Per questo la Turchia può violare i diritti umani in casa e oltreconfine, come ha dimostrato la rovinosa offensiva militare nella zona curda della Siria. Dopo aver applaudito e mitizzato i curdi di Kobane, liberatisi dall’Isis, quelli di Afrin – vittime a centinaia dell’operazione lanciata dall’esercito turco lo scorso 20 gennaio e cinicamente denominata “Ramoscello d’ulivo” – non meritano alcuna attenzione.

* portavoce di Amnesty International Italia

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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