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Diritti umani, dove sono finite le afgane e gli afgani?

A 73 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani “Io accolgo” lancia un’iniziativa che vuol far luce anche sui drammi umanitari che stanno avvenendo anche alle porte dell’Europa

Sono passati ben 73 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata a Parigi il 10 dicembre del 1948, all’indomani delle atrocità della Seconda guerra mondiale. Diritti che nonostante siano ritenuti fondamentali e inalienabili per tutte le donne e gli uomini, ancora oggi si infrangono su barriere culturali o reali insormontabili, come lungo la “rotta balcanica”, sulla frontiera del confine tra Bielorussia e Polonia, o sui muri costruiti o in costruzione per proteggere i confini degli stati nazionali dai flussi migratori. Gli stessi diritti che scompaiono definitivamente in Afghanistan, nei centri di detenzione libici, dove sono state comprovate torture, stupri e altre gravissime violazioni a danno dei migranti reclusi, e in un mar Mediterraneo oramai divenuto sempre più un enorme cimitero a cielo aperto considerato che, dal 2014, vi sono decedute o disperse quasi 23 mila persone durante il disperato tentativo di raggiungere le coste europee, secondo quanto riporta l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

Per questo, l’iniziativa di Io Accolgo, “Dove sono finit@ le afghane e gli afghani?”, presentata oggi a Roma, non è rappresentativa solamente della devastante crisi di un popolo che sembra oramai dimenticata nel dibattito pubblico e politico, ma è emblema di tanti altri drammi umanitari che stanno avvenendo alle porte dell’Europa e che richiedono in risposta interventi e politiche strutturate. In tale prospettiva, le 10 proposte per un Patto europeo per i diritti e l’accoglienza presentate dalla Campagna, rappresentano le misure giuste e necessarie per fermare le stragi nel Mediterrraneo e ai confini europei, assicurare canali di ingresso regolari, ripensare al sistema di accoglienza e integrazione e garantire la tutela di diritti fondamentali come quello di asilo, oggi sempre più messo in discussione.

Alla luce dei gravi eventi accaduti nel corso dell’anno è però necessario fare un passo in più. Per arrivare a un cambiamento culturale capace di ribaltare la rappresentazione dell’immigrazione come un grande pericolo per gli stati nazionali è necessario cominciare a: scardinare la retorica dell’invasione che, nelle sue forme più estreme, è il presupposto alla base della costruzione di muri per contenere i flussi migratori e orienta le politiche e gli accordi per esternalizzare le frontiere; uscire dalla logica emergenziale dell’accoglienza, modalità con la quale sono ancora gestiti la maggior parte dei centri europei e italiani.

Per questo, in una giornata dal così forte valore simbolico, anche accendere una lanterna verde, simbolo dell’iniziativa lanciata da Io Accolgo, significa ribadire che esiste un Paese solidale che rinnega ogni forma di razzismo o xenofobia, ma che soprattutto non ha paura delle diversità e le accoglie trasformandole in una ricchezza comune.

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