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Difesa controcorrente

Un viaggio on the road di due registi indaga gli aspetti ambientali, economici e sociali dell’acqua in Italia, minacciata dall’impatto antropico e dal global warming

Lo scioglimento dei ghiacciai, che rischia di esaurire le preziose riserve di acqua dolce della Penisola. La bellezza e l’inquinamento del Po. Il riscaldamento e l’innalzamento del mare, che cancella specie ittiche, divorando coste e città. Come Venezia, che rischia di scomparire. L’impatto del settore produttivo su falde idriche e acqua potabile, in Veneto come in Toscana. E quello della plastica nel Mediterraneo, delle grandi opere incompiute in Calabria, il dissesto idrogeologico in Liguria e gli illeciti in Sicilia. Ma soprattutto la dedizione e l’impegno di persone comuni, attivisti e ricercatori, che da Nord a Sud si battono per la tutela dell’oro blu e per quella dei beni comuni. Sono solo alcuni dei temi toccati da “Controcorrente – lo stato dell’acqua in Italia”, il documentario vincitore della menzione speciale al festival “Cinemambiente 2019” e premiato oggi con il Green Movie Award, nell’ambito dell’VIII edizione del “Green Movie Film Fest”, quest’anno online dal 18 al 30 dicembre. È questo il primo lungometraggio a impatto zero italiano, ideato e diretto da due giovani registi under 30: la giornalista Claudia Carotenuto e l’economista ambientale Daniele Giustozzi. Partiti con tenda e zaini, i due hanno percorso in un mese circa 6.000 km a bordo di una vettura ibrida, per indagare l’aspetto ambientale, economico, politico e sociale dell’acqua, sempre più minacciata dall’antropizzazione e dagli effetti del riscaldamento globale.

Un viaggio on the road, che si snoda attraverso 15 regioni italiane. Dalle Alpi Cozie, sorvolate a bordo di un aereo, scendendo a valle lungo il fiume Po fino al suo delta, proseguendo per la laguna di Venezia, passando per la Puglia, la Basilicata, nel bacino idrico d’Italia, depauperato da un comparto come quello dell’imbottigliamento dell’acqua minerale tutt’altro che sostenibile. E poi lo scandalo infinito dei depuratori in Sicilia, la diga incompiuta sul fiume Melito trasformata in discarica abusiva o lo stabilimento della Rosignano Solvay (Li), che sbianca il litorale sversando a pochi metri dai bagnanti. Un’inchiesta che ha raccolto le testimonianze di ricercatori di istituzioni prestigiose come il Centro euromediterraneo dei cambiamenti climatici o il Centro internazionale di monitoraggio ambientale. Ma anche degli attivisti di Legambiente e Greenpeace come di donne e uomini le cui esistenze sono indissolubilmente legate a un elemento essenziale per la vita delle comunità: dai pescatori pugliesi alle madri No Pfas in Veneto, che pagano l’impatto devastante della Miteni. Fino agli eremiti della Valle della Luna, in Sardegna, attenti agli sprechi e rispettosi della natura. Un progetto realizzato grazie a un crowdfunding, che ha calcolato la carbon footprint di tutte le fasi di produzione, compensando le emissioni di CO2 con la piantumazione di un bosco nel vercellese, mostrando la via a un settore come quello cinematografico ancora lontano dalle strategie di transizione ecologica.

«Ne esce un ritratto di un Paese complesso, ricco di una grande umanità e di bellezze straordinarie. Un viaggio che ci ha insegnato molto, svelando i mali che affliggono l’Italia, purtroppo sottostimati», spiega Claudia Carotenuto, che ha preso parte insieme a Daniele Giustozzi lo scorso ottobre anche al TedxRoma “Countdown”, sul tema del cambiamento climatico. «Spesso il riscaldamento globale non viene associato al nostro Paese. Quando siamo partiti nel 2018 non era ancora esploso il movimento Fridays for future. È una fortuna che oggi le nuove generazioni si stiano mobilitando, ma non vanno lasciate sole – continua Carotenuto – È necessario educare i cittadini di domani al rispetto dei beni comuni, perché applicare una buona condotta nella quotidianità può fare la differenza. Ci auguriamo che il movimento non venga visto dai giovani come una “scusa” per saltare la scuola e che l’ambientalismo diventi parte integrante dell’agenda di governo, a prescindere dalle formazioni politiche. Quella dei cambiamenti climatici è la lotta del nostro tempo e ormai di tempo non ce n’è più tanto».

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