Diesel in retromarcia

Il richiamo di Bruxelles sulla qualità dell’aria deve farci riflettere su quali misure mettere in atto. Finora quel poco che si è fatto ha avuto un’efficacia notevole, seppur non immediata / Un “freno” sulla strada per Parigi

immagine di traffico automobilistico

In Italia si fa poco e di malavoglia per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Tanto che il commissario europeo Karmenu Vella ha convocato a Bruxelles, il prossimo 30 gennaio, gli Stati membri in procedura di infrazione. “Questo incontro sulla qualità dell’aria – ha dichiarato Vella – è stato chiamato per tre motivi. Per proteggere i cittadini. Per chiarire che se non vi è alcun miglioramento della qualità dell’aria ci saranno conseguenze legali. E per ricordare agli Stati membri che questo percorso è alla fine di un lungo, in alcuni casi troppo lungo, periodo fatto di offerte di aiuto, consigli dati e avvertimenti fatti”. In pratica, se l’Italia non darà le adeguate garanzie, la Commissione non avrà altra scelta se non quella di multare l’Italia. Inquinati e tartassati.

È interessante evidenziare che quel poco che si è fatto ha avuto un’efficacia notevole, seppur non immediata. Ad esempio il blocco temporaneo delle auto private diesel nei giorni d’emergenza nei comuni di Torino (fino all’euro 5) e Milano (fino all’euro 4), attuato per la prima volta lo scorso 19 ottobre. I blocchi hanno influito marginalmente sulla qualità dell’aria della Pianura padana, anche perchè è stato seriamente attuato da pochi altri Comuni, ma avuto conseguenze rilevanti sull’andamento del mercato automobilistico nazionale. Fino a settembre l’andamento delle vendite di nuove auto diesel in Italia stava crescendo dell’8,5% (vendite genn-sett 2017 su stessi mesi 2016), a ottobre c’era ancora un + 0,9% (su ottobre 2016), poi – 0,1% a novembre, -7,5% a dicembre. I numeri sono tratti da una lettura delle tabelle mensili Unrae.

Anche in Italia, insomma, come già in Europa, le vendite di nuovi diesel cominciano a declinare. È interessante notare che i diesel euro 4 ed euro 5 sono stati acquistati una decine di anni fa con gli incentivi statali e regionali (rottamazione) per rendere meno inquinante il parco circolante: mai incentivi sono stati spesi così male! Si tenga presente che il nostro Paese era rimasto, nel 2017, l’unico grande mercato europeo dell’auto in cui il diesel cresceva. Fatte 100 le auto nuove vendute in Europa, i diesel sono stati 45, in Italia 56. Speriamo, anche per i nostri polmoni, nell’anno in corso: non solo meno diesel, ma più veicoli ibridi-elettrici e totalmente elettriche. Come in altri Paesi europei.