mercoledì 27 Gennaio 2021

Diesel Euro 4, perché vanno fermati nelle città inquinate

Il 4 gennaio le Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto hanno chiesto un ulteriore rinvio dello stop alla circolazione invernale di questi veicoli. Ma per Legambiente si tratta di una richiesta irragionevole e da respingere

Ieri, lunedì 4 gennaio, le quattro Regioni padane hanno chiesto un ulteriore rinvio dello stop alla circolazione invernale nelle loro città dei diesel Euro 4. La generica motivazione è sempre la stessa: “Le restrizioni al trasporto pubblico e alla mobilità privata e le misure di sicurezza adottate per limitare il contagio risultano incompatibili con un ulteriore intervento restrittivo sulla mobilità individuale”.

Per Legambiente la richiesta è irragionevole e da respingere: “Le regioni chiedono un’ulteriore  posticipo dell’entrata in vigore della misura con la scusa del lockdown – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -. Una scusa poco fondata, perché la pandemia da Covid non è una buona ragione per allentare la guardia sull’inquinamento: entrambi sono da considerarsi, purtroppo, una causa importante di co-morbilità, che ha portato al decesso prematuro decine di migliaia di persone nel corso del 2020. La pandemia è una ragione di più per stoppare subito i diesel Euro 4 e veicoli più inquinanti, in tutte le città inquinate d’Italia. Seguirà poi lo stop agli Euro 5, previsto nel 2025. Ogni nuovo rinvio è immotivato e inaccettabile”.

Le ordinanze regionali che prevedevano il blocco per le auto più inquinanti erano in programma dal primo ottobre 2020, ma a causa dell’emergenza sanitaria in corso hanno subìto uno slittamento all’11 gennaio 2021. Il 4 gennaio, come detto, le Regioni hanno chiesto al ministero dell’Ambiente una ulteriore proroga. L’accordo sul blocco degli Euro 4, firmato dal ministero dell’Ambiente e dalle quattro Regioni che fanno parte del Bacino Padano (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), mira a ridurre l’inquinamento e dimostrare a Bruxelles l’impegno italiano nell’evitare di pagare le considerevoli sanzioni legate alla scarsa qualità dell’aria respirata nelle nostre città. Ma se l’uso dei mezzi di trasporto è rischioso per la salute, lo è ancor di più se i mezzi sono vecchi e inquinanti, come per l’appunto i diesel Euro 4. Una ragione in più per stopparli in tutte le città inquinate. Legambiente ribalta così l’irragionevole richiesta delle Regioni che – peraltro – chiedono il rinvio di limitazioni che riguardano ben pochi veicoli molto inquinanti.

L’inquinamento causato da un Euro 4 diesel è allarmante. Le emissioni di ossidi d’azoto (NOx), inquinanti chiave dei diesel in città e precursori del particolato PM10 provenienti da una sola auto a gasolio Euro 4, sono comparabili a quelli di 7 diesel più recenti (con omologazione 2020) o a 20 auto a benzina nuove. Non va meglio con le auto diesel Euro 5, protagoniste dello scandalo sulle emissioni ‘Dieselgate’, che saranno le prossime a non dover più circolare nelle nostre città. Per questo, chi compra oggi un’auto a combustione (diesel o benzina), anche quelle recentemente incentivate dal governo (sotto i 135 grammi di CO2/km), è utile che metta nel conto che tra una decina d’anni non potrà più circolare in città, come succede oggi con gli Euro 4, che erano stati fortemente incentivati nel 2007.

Quanti potrebbero essere i veicoli che non potrebbero più entrare nelle città più inquinate? I vecchi diesel Euro 4, auto e camion, circolanti nelle regioni del nord, che non potranno più circolare di giorno all’interno delle principali città della Pianura Padana, sono 1,6 milioni (secondo le stime di inizio anno). Si tratta di meno del 10% dell’intero parco di veicoli circolanti nelle 4 regioni, che ammonta a 17 milioni di mezzi. E ogni regione si è già inventata meccanismi più o meno giustificati di deroghe ed eccezioni.

A Milano, con un parco di 753.387 veicoli, da gennaio si dovranno fermare 51.897 auto e furgoni diesel Euro 4, da aggiungere ai 82.983 veicoli Euro 0 e ai 43.039 diesel Euro 1, 2 e 3, già fermi dal primo ottobre scorso, come negli inverni passati. Si tratta di meno del 7% circa del circolante in città, il cui ultimo modello è stato venduto prima del dicembre 2010. A Torino i veicoli circolanti sono 603.821, e di questi, solo l’8% rimarrà fermo dall’inizio del blocco (49.074 veicoli), da sommare ai 54.544 Euro 0 e ai 41.011 Euro 1, 2, e 3 fermi già dall’anno scorso. A Bologna, invece, gli Euro 4 costretti a fermarsi sono 15.676, poco meno del 7% dei veicoli circolanti. Su un parco veicoli di 226.708, gli Euro 0 sono 14.782 e gli Euro 1, 2 e 3 sono invece 13.021. A Venezia, su 118.940 veicoli circolati, gli Euro 4 diesel sono solo 11.763, gli Euro 0 sono 7.525, gli Euro 1, 2 e 3 sono 9.441. Da gennaio, quindi, a fermarsi sarà solo il 10% dei circolanti.

La connessione fra inquinamento atmosferico e mortalità è ormai stata stabilito da un tribunale europeo, con una sentenza che farà storia. Un tribunale inglese ha emesso il mese scorso una sentenza storica, riconoscendo lo smog come concausa della morte di Ella Kissi-Debrah, una bambina di 9 anni, scomparsa nel 2013 in seguito all’ennesimo attacco d’asma. A distanza di 7 anni, sia il giudice che il medico legale hanno riconosciuto che i livelli di biossido di azoto (NO2) vicino alla casa della bambina superiori ai valori indicati dalle linee guida dell’Oms e dell’Unione Europea, abbiano contribuito all’aggravamento della situazione sanitaria della bambina. Una sentenza che potrebbe portare nei prossimi anni ad avere numerose cause da parte dei cittadini nei confronti del decisore pubblico in quei territori dove i limiti non vengano rispettati.

Anche dall’ultimo rapporto Mal’Aria di Legambiente, lanciato lo scorso ottobre, è emerso chiaramente come l’85% delle città capoluogo in Italia non abbia rispettato sistematicamente gran parte dei limiti suggeriti dall’Oms per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e le emissioni di ossidi di azoto (NO2) tra il 2014 e il 2018. Anni in cui i report dell’Agenzia ambientale europea (Eea) segnalavano l’Italia come la nazione con il maggior numero di morti premature dovute all’eccessivo inquinamento atmosferico, stimabili in oltre 60mila all’anno.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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