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Dieci anni per farci invertire la rotta

“L’oceano di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo”. È il motto usato dall’Onu per lanciare “Decade of ocean science for sustainable development (2021-30)”. La scelta di dedicare un decennio all’interazione fra ricerca scientifica marina e società non è casuale: l’oceano è il più grande ecosistema sul pianeta, guida il clima, supporta la vita nonché il benessere dell’umanità. Ma è anche un ecosistema degradato, il cui declino provocherebbe quello della nostra stessa civiltà. I fattori di stress su questo ecosistema sono poi destinati ad aumentare man mano che la popolazione umana crescerà. Le attività economiche marittime si intensificheranno e così il prelievo di risorse e il rilascio di rifiuti da parte dell’umanità, che dovrà sopravvivere in un pianeta sempre più affollato.

È indispensabile sostenere ogni sforzo per invertire la tendenza negativa che investe la salute di oceani e mari. Capire, dal punto di vista scientifico, come l’oceano reagirà alle nostre pressioni ma anche alle strategie di gestione che metteremo in atto, è un passo fondamentale. Un passo che deve essere mosso dall’osservazione della natura acquatica, dalla previsione delle conseguenze derivanti dalle scelte che faremo per mitigare i rischi ecologici e adattarci ai cambiamenti ambientali. Proprio per questo l’Onu ha deciso di definire un contesto ufficiale all’interno del quale riunire tutti i soggetti interessati all’oceano, cercando di catalizzare il flusso di informazioni fra scienza e attori politici ed economici e determinare le migliori condizioni per uno sviluppo guidato da politiche informate dalla scienza.

 

Domenico D'Alelio
Ecologo acquatico, ricercatore alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e vice presidente dell'Associazione italiana di oceanologia e limnologia

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