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Decreto sicurezza: ecco perché è sbagliato

foto di Matteo Salvini

Oggi abbiamo presentato a due passi da Montecitorio il nostro dossier su L’accoglienza che fa bene all’Italia. La scelta del luogo non è casuale visto che in questi giorni inizia alla Camera la discussione finale per trasformare il decreto legge 113 sulla sicurezza in legge dello Stato. E nostro intento è far capire quanto questo decreto sia sbagliato e controproducente.

Nel dossier abbiamo raccolto 28 storie che coinvolgono circa 100 Comuni in giro per l’Italia. Non è un’indagine statistica, né un viaggio alla ricerca delle eccellenze, ma un viaggio alla ricerca della “normalità” del sistema dell’accoglienza diffusa. Che è la parte migliore del nostro sistema di accoglienza, quella che si intreccia con l’integrazione e lo sviluppo locale, che ci viene invidiata a livello europeo ed extraeuropeo. Ed è proprio questa che il DL Sicurezza vuole cancellare.

Se avrete la pazienza di leggere tutte le 28 storie (il dossier è scaricabile dal sito www.legambiente.it) probabilmente succederà anche a voi di chiedervi con stupore: perché smontare una cosa che funziona e che fa bene all’Italia? La risposta, ampiamente documentata nel dossier, è, purtroppo, molto semplice: il ministro Salvini vuole “disintegrare l’integrazione”, vuole impedire che italiani e stranieri convivano tranquillamente, costruiscano una nuova comunità, più vivace, più giovane, più resiliente e, anche, più ricca, perché nei paesi che ospitano gruppi di stranieri, che sono sempre piccoli gruppi, si è creata nuova economia, nuovo lavoro.

Il Dl 113 non si limita a rovesciare di 180 gradi le politiche dell’accoglienza, ma con le misure sull’accattonaggio, sulle occupazioni di immobili, sulla reintroduzione del reato di blocco stradale esplicita qual sia la filosofia del governo: risolvere i problemi sociali con misure di ordine pubblico. Loperazione sulle migrazioni si concretizza in 4 mosse:

– la cancellazione della protezione umanitaria e impossibilità di chiedere asilo se si è entrati illegalmente, così si riducono del 70-80% gli aventi diritto alla protezione,

– la limitazione dell’accesso agli Sprar ai titolari di protezione, escludendo i richiedenti asilo, la stragrande maggioranza dei migranti nel sistema di accoglienza,

– il prolungamento dei tempi di permanenza nei Centri di accoglienza e nei Centri per il rimpatrio (fino a 210 giorni), e costruzione di nuovi grandi centri, anche in deroga al codice degli appalti,

– l’ampliamento delle ragioni che determinano la revoca della protezione internazionale e l’espulsione con l’individuazione di paesi sicuri per velocizzare il diniego della richiesta d’asilo.

L’operazione viene rinforzata poi con la recente riduzione della diaria, scesa a 26-19€, compensata con l’eliminazione dei corsi di lingua e di altri servizi di assistenza, misura che favorisce i grandi centri e le grandi organizzazioni.

L’unico effetto sarà la produzione di una massa di irregolari sul territorio, circa 600.000 al 2020, secondo l’Ispi, che stima che la legge provocherà un aumento di 110.000-120.000 persone irregolari nei prossimi due anni, a rischio di finire nelle maglie della criminalità.

Il governo promette di aumentare i rimpatri, ma in bilancio ci sono solo 1.500.000 euro a disposizione per ognuno dei prossimi due anni e, stando alla valutazione di Frontex, un rimpatrio costa da 6.000 a 8.000 euro, per cui si potranno fare circa 200-250 rimpatri ogni anno! Uno spreco.

Al contrario le risorse spese per l’accoglienza diffusa (in particolare con il sistema Sprar), circa 600-800 mila euro l’anno, hanno favorito lo sviluppo locale e la coesione sociale e sono un bell’esempio di buona spesa pubblica, forse l’unica politica keynesiana di questo periodo per molte aree del Paese. I 35/40 euro al giorno a richiedente, che nel caso degli Sprar possono diventare anche 40, con cofinanziamento del Comune, sono stati un volano per le economie locali: persone occupate, borse lavoro e tirocini, affitti di appartamenti, insegnanti, acquisto di cibo e vestiario in loco. Sono arrivati giovani e famiglie con figli, che hanno ripopolato paesi a prevalente presenza di anziani (dal 2011 al 2016 la popolazione è cresciuta dello 0,26%), hanno fatto riaprire scuole, hanno portato a riattivare servizi sociali e sanitari, buoni per tutta la popolazione, hanno creato circuiti virtuosi di nuova cultura e di più ricche relazioni umane.

Quindi grazie alla legge Salvini l’Italia sta rinunciando ad un alleato prezioso, i migranti, per affrontare alcune delle principali emergenze nazionali ( la crisi demografica, il bilancio dei conti dell’Inps, la crisi delle aree interne, la messa in sicurezza del territorio, il recupero di superfici agricole abbandonate, il decoro urbano …). Se una cosa ci insegnano queste storie è che dalla paura nessuno ricava un miglioramento, staremo tutti un po’ peggio! Mentre dalla microaccoglienza tutti si avvantaggiano.

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