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Devastati i faraglioni di Capri, datterari in carcere

Svolta della Procura di Napoli: custodia cautelare per 6 esponenti di associazioni criminali dedite al prelievo illegale del mollusco in Campania

La Procura di Napoli apre una breccia nelle associazioni criminali che prelevano illegalmente e commerciano il dattero di mare. Sei esponenti di primo piano del sodalizio criminale sono finiti in carcere. Altri 6 agli arresti domiciliari. Indagati anche due militari per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. In tutto sono 19 le misure cautelari adottate nei confronti di altrettanti esponenti di due famiglie, una di Napoli e una di Castellammare di Stabia, che operavano da anni devastando coste e fondali con un giro di affari milionario. L’inchiesta diretta dalla Procura e dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, ha individuato l’esistenza di due gruppi organizzati: uno nel capoluogo campano e uno nella zona stabiese.

Datteri di mare: un business

Il dattero è una specie protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie e, a livello nazionale, il divieto di prelievo, detenzione e commercializzazione risale​ al 1988. Per prelevarlo dalla roccia in cui vive vengono distrutti interi tratti di fondale con la conseguente desertificazione


Le indagini sono durate più di 3 anni e hanno appurato che i due gruppi lavoravano insieme, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta del dattero di mare, durante le festività natalizie, quando un chilo di datteri al mercato nero può valere anche 200 euro.
Gli appartenenti alle organizzazioni criminali si dedicavano, in maniera costante ed​ abitudinaria, sia al prelievo dei datteri con la conseguente distruzione di interi tratti di costa, sia alla successiva commercializzazione​ presso numerosi ristoranti e pescherie della regione. Avevano anche una​ variegata clientela, composta da insospettabili professionisti ed esponenti di famiglie malavitose napoletane.​ Oltre 100 i soggetti individuati nel corso delle indagini,​ operanti a vario titolo nel mercato nero del dattero di mare.
Tra le zone maggiormente colpite i faraglioni di Capri, devastati per il 48% della superficie. L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, appurata con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale, è particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni.

IL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA

I datteri: specie protetta

I datterari sono stati pedinati ma anche intercettati nelle conversazioni​ viene spesso utilizzato un codice segreto per evitare il riferimento esplicito alla​ specie protetta, come se si trattasse di droga. Questo dimostra la piena consapevolezza della illiceità del relativo commercio.​ I reati contestati sono associazione a delinquere aggravata perché finalizzata alla​ consumazione di delitti ambientali, inquinamento e disastro ambientale,​ danneggiamento e ricettazione.
Una svolta molto importante per la lotta a un fenomeno che ha causato enormi danni ai fondali campani, soprattutto quelli della penisola sorrentina e di Capri. Si attendono ora ulteriori sviluppi.
Il dattero è una specie protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie e, a livello nazionale, il divieto di prelievo, detenzione e commercializzazione risale​ al 1988. Per prelevarlo dalla roccia in cui vive vengono distrutti interi tratti di fondale con la conseguente desertificazione. Un danno ambientale enorme. Per un piatto di spaghetti ai datteri viene distrutto un metro quadrato di fondale.

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