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Datterari a processo, anche Punta Campanella chiederà i danni

Dopo il Comune di Capri, anche l’Area marina protetta vuole costituirsi parte civile all’udienza dell’11 ottobre. Gli imputati hanno devastato i faraglioni. Lesa l’immagine dell’ente che gestisce anche il sito di interesse comunitario “Fondali marini Punta Campanella e Capri”

L’Area marina protetta di Punta Campanella avanzerà la richiesta di costituirsi parte civile nel processo che vede alla sbarra i datterari che hanno devastato i faraglioni di Capri. L’Ente depositerà l’atto di costituzione di parte civile nell’udienza del processo che si terrà innanzi al Gup di Napoli lunedì 11 ottobre. Il presidente dell’Amp, Lucio Cacace, ha conferito l’incarico all’avvocato Valentina Romoli, penalista del Foro di Roma.

Il Parco marino chiederà di costituirsi parte civile in quanto soggetto affidatario della gestione del sito Natura 2000 denominato “Fondali Marini di Punta Campanella e Capri”. Il sito comprende Sic (Sito di interesse comunitario), Zps (Zona di protezione speciale) e Zsc (Zona speciale di conservazione). Un’area dal grande valore naturalistico, tra la penisola sorrentina e l’isola di Capri, devastata da un’organizzazione criminale senza scrupoli. Anche il Comune di Capri è parte civile nel procedimento, su iniziativa dell’assessore all’istituzione dell’Area marina protetta, Paola Marazzina. “Nell’ambito delle misure volte a salvaguardare il nostro mare ci siamo costituiti parte civile per vedere affermata la responsabilità penale di persone spregiudicate che, per anni e senza alcuno scrupolo, hanno depredato i simboli più significativi della nostra isola – ha dichiarato l’assessore Marazzina – Con questa costituzione intendiamo ottenere oltre a una giusta punizione, anche il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti”.

I datterari per anni avevano prelevato il mollusco proibito dalle pareti sommerse dei faraglioni di Capri, creando enormi danni ambientali. Una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli aveva portato, nei mesi scorsi, a emettere una serie di misure cautelari nei confronti di due gruppi criminali diversi ma collegati tra loro, uno operante nella zona di Capri e l’altro nei pressi del porto di Napoli.

Dopo oltre tre anni di indagini, lo scorso marzo, furono disposte complessivamente 19 misure cautelari personali, delle quali 6 di custodia carceraria e 6 di custodia domiciliare. Oltre 100 gli indagati, coinvolti a vario titolo nel mercato nero del dattero di mare. I due gruppi di datterari si dedicavano, in maniera costante e abitudinaria, sia al prelievo dei datteri di mare, catturati mediante la contestuale distruzione di interi tratti di scogliera campana, che alla successiva commercializzazione presso numerosi ristoranti e pescherie della regione. Tra i clienti, anche esponenti di famiglie malavitose napoletane.

L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, appurata con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale di cui si è avvalsa la Procura di Napoli, è risultata particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei faraglioni di Capri. Amplissime zone desertificate, con la scomparsa quasi totale della specie protetta e della biodiversità associata. Danni irreparabili per ampi tratti di fondale.

“L’Area marina protetta Punta Campanella, sin dalla sua istituzione, ha sempre combattuto contro questa piaga criminale che ha causato enormi danni ai fondali della penisola sorrentina e di Capri – dichiara il presidente del Parco Marino, Lucio Cacace – Negli anni, insieme ad associazioni ambientaliste quali Legambiente e Wwf, sono state realizzate diverse campagne di sensibilizzazione e comunicazione contro il consumo del dattero di mare, giorni e notti di monitoraggio per supportare le forze dell’ordine nell’individuazione dei datterari. I danni ambientali, ma anche all’immagine dell’ente, sono stati notevoli. Ora speriamo che, una volta per tutte, queste organizzazioni criminali vengano definitivamente debellate e che nessuno più prelevi un dattero dai nostri fondali”. “Chiederemo – conclude Cacace- di costituirci parte civile anche nell’altro procedimento contro i datterari, portato avanti dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Guardia costiera che si aprirà nei prossimi mesi”.

Nel frattempo, l’Area marina protetta punterà a una pena esemplare per gli imputati di questo primo processo. E chiederà i danni, in particolare, a 7 persone coinvolte nelle attività illecite a Capri e per 4 diversi capi d’imputazione: inquinamento e disastro ambientale, danneggiamento e ricettazione.

Il Parco chiederà un risarcimento per danni all’immagine, in quanto ente affidatario del Sic “Fondali marini di Punta Campanella e Capri”. Negli anni, infatti, l’Area marina protetta ha realizzato diversi importanti progetti per la tutela dell’area. Investendo risorse in azioni di conservazione, di sviluppo ecosostenibile, di informazione e comunicazione per rilanciare e valorizzare il territorio e il mare di quella parte del Golfo di Napoli. Un’intensa attività di promozione che, nel corso degli anni, ha contribuito a costruire e a divulgare, a livello locale e nazionale, l’immagine di un luogo di grande attrazione per la biodiversità di cui è ricco, dove poter avvistare delfini e nelle cui acque poter liberare le tante tartarughe recuperate e rimesse in libertà. Oltre che un’area in cui progettare e realizzare attività ecocompatibili e servizi turistici sostenibili. Un’immagine in parte deturpata e continuamente lesa a causa della presenza dei datterari che, con le loro attività illecite in una zona protetta, hanno per anni danneggiato la reputazione di una delle aree marine protette più belle d’Italia.

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