Dall’Europa alla Cina, il viaggio degli ambientalisti

Venti attivisti ambientalisti europei sono stati scelti per uno stage in altrettante associazioni ambientaliste cinesi. È un progetto della fondazione tedesca AsienHaus, finanziato dalla Fondazione Bosch. Ecco il diario di Davide Sabbadin responsabile efficienza energetica di Legambiente

Un mese e mezzo in Cina. In giro per il paese, visitando almeno una decina di città diverse. È questo il riassunto di un viaggio che sta per iniziare, un viaggio speciale perché fatto con occhi “ambientalisti” sia da parte di chi lo fa, che di chi lo accompagna, ovvero i miei colleghi cinesi; sono stato scelto, infatti, assieme ad altri 19 attivisti ambientalisti europei per andare a fare uno stage in altrettante associazioni ambientaliste cinesi. È un progetto della fondazione tedesca AsienHaus, finanziato dalla Fondazione Bosch. Quello delle lavatrici? Sì, lui.

Scopo del progetto è quello, di mettere in contatto due mondi molto diversi ma che devono necessariamente cominciare a parlarsi. E quindi a conoscersi. Ovvero, più nel dettaglio, c’è una forte esigenza da parte degli ambientalisti europei di capire come lavorano le associazioni ambientaliste cinesi (è poco noto che ci siano ambientalisti anche in Cina, ma in realtà alcune ong sono state fondate anche oltre trent’anni fa) e fare capire a loro, nel periodo che passano a fare lo stage presso le associazioni europee, come lavoriamo noi.

In Cina i fenomeni di inquinamento ambientale e le dinamiche “distruptive” sul piano sociale (si pensi agli acquisti online, con tutto quello che ne consegue a livello ambientale) sono presenti con un’intensità e una scala molto maggiori della pur avanzata Europa. Saranno utili le tecnologie green europee ed americane per risolverli? O sarà forse il contrario? Saranno cioè più utili le tecnologie e i modelli organizzativi (e i capitali…) cinesi per darci una mano a efficientare i nostri edifici, o a risolvere i nostri problemi di traffico e deforestazione?

Nella città di Shenzen, per fare un altro esempio, l’ultimo servizio di bike sharing che è partito ha installato finora 600mila biciclette. A Padova ne abbiamo 200. Quando l’ho detto a Yang, si è messo a ridere. Yan Yang è il mio “twinner” della Chonqing Green Volounteer League, ovvero il mio corrispettivo cinese che ha passato circa due mesi in stage presso Legambiente Veneto.   Diciamo che ha riso di meno quando ha visto il Piave in secca e le falde che danno acqua a circa mezzo milione di persone inquinate forse per sempre dagli ormai famosi Pfas.  “Ci sono cose che non cambiano, neanche in Europa” è stato il commento.

Il programma ufficiale della visita è nutrito: incontrerò presidi di facoltà e dottorandi che si occupano di impatto ambientale delle merci; conoscerò i direttori generali di un paio di importanti associazioni ambientaliste nazionali cinesi; visiterò vari progetti di educazione ambientale e di sensibilizzazione sui temi della gestione sostenibile dell’acqua lungo lo Yangtze, il fiume azzurro. Visiterò, infine, un paio di aree umide protette lungo la costa, all’altezza di Tianjing e Tangshan, due città non distanti da Pechino. E in mezzo a questo programma ci saranno workshop, incontri e seminari.

Uno di questi, in particolare, riunirà tutti gli europei e i cinesi partecipanti al programma, presso l’isola di Heinan, le cosiddette “Hawai cinesi” ubicate nel golfo del Tonchino, ormai famigerata nel mondo per l’attacco scriteriato alla barriera corallina e lo sviluppo del turismo di massa, tumultuoso perfino per gli standard cinesi.

Ogni visita sarà l’occasione per prendere il polso alla società cinese e alle sua fame di tecnologia per la risoluzione dei problemi ambientali. Con la certezza di imparare qualcosa e la speranza di portare a casa qualche idea utile, che racconterò da qui… Stay tuned!