Dalla parte del mare

L’Europarlamento ha messo al bando alcuni prodotti in plastica monouso dal 2021. Anche l’Italia fa la sua parte. Il governo ha approvato il ddl “Salva mare” che regolarizza le attività di “fishing for litter”. Crescono le amministrazioni plastic free. E Legambiente prepara “Spiagge e fondali puliti 2019” L'INTERVISTA ESCLUSIVA A SERGIO COSTAdi F. Loiacono Mare nostrum da salvare   L'intervista a Filippo Solibellodi S. Venneri Lo speciale Beach litter 2019, l'usa e getta invadono i nostri litorali  

Legambiente  spiagge e fondali

La primavera porta armi e coraggio alla lotta contro la plastica in mare. L’Unione europea ha finalmente compiuto un passo importante nel contrasto all’inquinamento da plastica nelle acque del nostro Pianeta. Lo scorso 27 marzo, l’Europarlamento ha approvato con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni la direttiva Single use plastics (Sup), che vieta, entro il 2021, in tutti gli Stati membri, l’utilizzo di articoli in plastica monouso, come piatti, posate, cannucce, bastoncini cotonati e aste per i palloncini. Al bando anche le plastiche ossi-degradabili e i contenitori in polistirolo espanso. «È un forte messaggio ai governi nazionali a essere celeri e sempre più ambiziosi – commenta Serena Carpentieri, vicedirettrice di Legambiente – Abbiamo seguito l’evolversi della direttiva dal principio. Ora chiediamo che l’Italia mantenga la sua leadership e recepisca quanto prima e con più ambizione le nuove norme».
Il nostro Paese è stato, infatti, il primo a mettere al bando le shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici da risciacquo. «Siamo pronti per la transizione – continua Carpentieri – E il governo ha un ruolo importantissimo nell’accompagnare cittadini e imprese verso la “deplastificazione”».
La Sup definisce, inoltre, i nuovi target di riciclaggio. Entro il 2029 dovrà essere raccolto e riciclato il 90% delle bottiglie di plastica, entro il 2025 quelle nuove dovranno contenere almeno il 25% di materiale riciclato, il 30% entro il 2030. Sempre più rigorosa, l’applicazione del principio “chi inquina paga”. Maggiori le responsabilità per i produttori, in particolare per le multinazionali del tabacco e per le aziende produttrici di attrezzature da pesca. Infine, è previsto l’obbligo di etichettatura informativa sull’impatto ambientale di tutti i prodotti. L’obiettivo non è solo mantenere pulito l’ambiente in cui viviamo. Secondo una stima della Ellen MacArthur Foundation, fra 30 anni avremo più plastica che pesci in mare, rifiuti che uccidono: gli animali restano intrappolati o ingeriscono la plastica, e gli inquinanti chimici liberati in acqua si trasferiscono nei tessuti dei pesci. Con rischi per la salute umana e perdite economiche soprattutto nel turismo e nella pesca.
Ma, da nord a sud, sempre più realtà hanno rinunciato alla plastica. Lampedusa (Ag), Maratea (Pz), Pollica (Sa), le Isole Tremiti (Fg), le isole campane di Ischia, Procida e Capri. Non solo città “marinare”, ma anche Comuni dell’entroterra, come Caggiano (Sa), Sassari e Orvieto (Tr). Alcuni stabilimenti balneari, primi fra tutti quelli pugliesi e della riviera romagnola, hanno eliminato gli oggetti monouso in plastica dalle proprie attività. La Valle d’Aosta, da tempo, lavora per abolirli in tutti gli uffici pubblici. In Toscana, Campania, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna pescatori, autorità e associazioni si sono uniti in campagne di “fishing for litter”. Ogni giorno raccolgono e separano il materiale estraneo dal pescato, che, sulla terraferma, viene analizzato, pesato e smaltito. Attività che saranno rese legali dalla recente approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del disegno di legge “Salva mare”, elaborato dal ministero dell’Ambiente. «Finora, si era trattato di progetti sperimentali – prosegue la vicedirettrice di Legambiente – L’attività era ancora ostacolata dalle normative vigenti e i pescatori non potevano riportare a riva la spazzatura tirata su con le reti. Speriamo che a breve possano dare il loro contributo per liberare il mare da tonnellate di materiali di ogni tipo».
Intanto, Legambiente è a lavoro per la campagna “Spiagge e fondali puliti 2019”. Il 25 e 26 maggio ci saranno centinaia di iniziative in tutta Italia per liberare le coste dai rifiuti abbandonati. «Un’occasione per coinvolgere le comunità locali – spiega Serena Carpentieri – e sensibilizzare i cittadini al recupero e alla tutela degli ambienti dunali costieri». Anche quest’anno saranno effettuati monitoraggi scientifici dei rifiuti raccolti individuando numeri e categorie di quelli più comuni. Un’indagine di citizen science unica al mondo. «Puntiamo a individuare i problemi per proporre soluzioni normative e nelle abitudini di vita – conclude Carpentieri – È da qui che è nata la denuncia dei cotton fioc, che ha portato alla legge che li ha messi al bando». Un altro passo per liberare il mare dalla plastica.

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