Dai diamanti non nasce niente, dai rifiuti nascon le truffe

Il Gup di Roma dispone il rinvio a giudizio per sette responsabili dell’azienda Ecologia Viterbo nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti, nata dall’Operazione Maestrale del 2015

immagine di una "Gazeella" dei Carabinieri

Rinviati a giudizio sette su dieci indagati per associazione a delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti. Così ha disposto il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Roma sul procedimento nato dall’Operazione Maestrale. Una maxi inchiesta riguardante la truffa milionaria sullo smaltimento dei rifiuti, venuta alla luce nel 2015. Maestrale è il vento che diffondeva l’odore dei rifiuti quando soffiava, e che ha ispirato il nome dell’operazione che impegnò più di 50 carabinieri del comando provinciale di Viterbo, 25 del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Roma e 38 agenti della polizia stradale, portando al sequestro dell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti di Casale di Bussi, in provincia di Viterbo, e all’arresto di nove persone.

Il gup di Roma ha ora disposto che sette responsabili dell’azienda Ecologia Viterbo rispondano alle accuse davanti al collegio del tribunale di Viterbo, per competenza territoriale. Sono stati prosciolti, invece, il rappresentante del laboratorio e il direttore tecnico della discarica. L’inchiesta si è sdoppiata nel corso del tempo in due filoni: uno a Viterbo, che vede coinvolti anche amministratori locali, ed uno a Roma, presso la Direzione distrettuale antimafia.

Un truffa ricaduta sui cittadini, in particolare, e costata un milione e mezzo di euro all’anno. Con danni anche riguardanti i servizi forniti da Ecologia Viterbo per la pulizia urbana e per la produzione di combustibile pressoché nulla nell’impianto di Casale di Bussi. Nel procedimento, si sono costituiti parte civile alcuni clienti dell’azienda viterbese, tra cui i comuni di Civitavecchia, Viterbo e la Regione Lazio. Il processo si terrà il prossimo 12 giugno.