Curare il Madagascar

Change onlus, un’associazione di medici italiani, ha aperto un ospedale che offre prestazioni sanitarie e servizi che mancano nel Paese africano. Con un occhio di riguardo all’impatto ambientale IL REPORTAGE

onlus Changwe Madagascar
foto di Alessandro Midlarz

Testo di Sabina Galandrini
Foto di Alessandro Midlarz

Enormi baobab, spiagge paradisiache e lussureggianti palmeti, lemuri che saltano tra i rami. Nell’immaginario collettivo il Madagascar è l’eden dei naturalisti, un’immensa isola che da sola custodisce il 5% di tutte le specie animali e floreali del pianeta. Eppure nonostante tanta ricchezza, il Madagascar è un paradiso che corre seriamente il rischio di scomparire. Inoltre in questo Paese, in coda a tutte le classifiche degli indici di sviluppo e dove la metà della popolazione è under 15, la miseria è endemica. Così, specialmente nelle aree rurali, possedere un paio di scarpe non è scontato, l’acqua potabile è un lusso per pochi e le pochissime strade asfaltate che attraversano il Paese sono fiancheggiate da capanne di legno o fango e da qualche casa in muratura, retaggio della presenza coloniale francese.
In questo contesto così difficile, un gruppo di medici italiani che ha sempre avuto il sogno di portare strutture sanitarie in Africa, ha dato vita a una sfida senza precedenti per il Paese. Sono i medici di Change onlus, l’associazione che sugli altipiani della regione di Itasy, a circa 3 ore d’auto dalla capitale Antananarivo, in una zona desolata e con pochissimi servizi, ha deciso di costruire un ospedale “green” che possa garantire prestazioni mediche a prezzi simbolici per tutta la popolazione.

onlus Change Madagascar
Foto di Alessandro Midlarz

Il presidio ospedaliero è situato nel piccolo paese di Ampefy è un vero e proprio villaggio in miniatura, dove dalla mattina presto ci sono file di persone che aspettano il proprio turno: molti di loro realizzano il sogno di farsi degli occhiali, qualcuno ha bisogno di un’ecografia e arriva all’ospedale dopo cinque ore di cammino, c’è chi si fa visitare per la prima volta da un dentista. Molti invece sono in fila per avere medicine a basso costo: qui infatti si dispensano farmaci, c’è un medico di base, un pediatra e si effettuano analisi cliniche. C’è anche un reparto di ostetricia che ospita fino a otto degenze. Non ultimo, un laboratorio ottico che mette a disposizione per chi ne ha bisogno occhiali provenienti dall’Italia, e una sala operatoria oculistica che ogni anno ospita “Operazione Cataratta”, una delle campagne simbolo di Change onlus, realizzata insieme a Vision+ onlus e a Monaco aid et presence, che porta qui equipe di medici italiani e francesi per operare giovani e non agli occhi.

Madagascar onlus
foto di Alessandro Midlarz

L’ospedale, tuttavia, non è un comune centro sanitario perché Change onlus ha fatto delle scelte oculate anche in termini di impatto ambientale. Ha deciso di alimentare l’intero ospedale con impianti fotovoltaici. Data la carenza della rete fognaria nel territorio, dove si scarica direttamente nei “pozzi perdenti” o nei fiumi, ha installato una fossa Imof, una vasca di decantazione per il trattamento delle acque nere che trattiene i batteri e scarica nel sottosuolo solamente le acque depurate. Per chi arriva all’ospedale c’è anche il vantaggio di trovare acqua potabile, una risorsa rara per l’intero Madagascar, dove la gente è spesso abituata a dissetarsi con l’acqua dei fiumi, con conseguenze sulla salute. Nei due pozzi presenti nel centro l’acqua viene depurata, trattata e messa a disposizione di tutti, anche per fare rifornimento.

Change onlus Madagascar
foto di Alessandro Midlarz

«Abbiamo iniziato nel 2005 in varie località del Madagascar con campagne educative di prevenzione sanitaria e inviando medici volontari per effettuare visite diagnostiche e corsi formativi specialistici presso le strutture sanitarie che abbiamo costruito o riabilitato – racconta Paolo Mazza, medico e presidente di Change onlus – Quando abbiamo capito quanto c’era da fare, abbiamo scelto una zona difficile per costruire un ospedale senza impattare sull’ambiente di un territorio già così compromesso». L’associazione lo ha fatto coniugando solidarietà e sostenibilità, a partire da piccole scelte quotidiane: usando sempre detersivi biodegradabili e acquistando un terreno dove è stata avviata la coltivazione biologica di una pianta, la moringa olifera. «È altamente proteica – spiega Mazza – e per noi è fondamentale per comporre le farine contro la malnutrizione che diamo ai bambini più in difficoltà. Abbiamo assunto e formato dieci agricoltori malgasci per lavorare la terra senza utilizzare fertilizzanti, usando trattamenti biologici e naturali».

Madagascar onlus Change
foto di Alessandro Midlarz

Tra i venti dipendenti, tutti malgasci, l’ospedale vanta un team di giovani medici e operatori che si spostano in moto sulle strade più dissestate per raggiungere e visitare i bambini dei villaggi più remoti: li pesano, li visitano, somministrano loro i farmaci necessari e, appunto, le farine ipernutrienti a base di moringa nei casi più gravi. Oltre a questo, il team della malnutrizione compie anche “missioni speciali” nei villaggi con sessioni di cucina, dove insegna come cucinare ricette di sostegno per chi mangia poco e quasi sempre riso.
Su questi altipiani la sovrappopolazione è talmente tangibile che spesso le ragazze di 21 anni hanno già quattro figli. Ma il parto non è tutelato come in Occidente e le donne durante il travaglio percorrono a piedi lunghe distanze rischiando di partorire nel tragitto. Per loro Change onlus ha costruito piccole case in cui possono attendere il parto, accompagnate dai familiari. «Prossimo obiettivo di Change – spiega Mazza – è aprire a pieno regime la sala operatoria, già terminata e pronta all’uso ma che non potremo utilizzare finché non costruiremo un reparto di degenza. Ci stiamo adoperando per una raccolta fondi straordinaria».
Anche per questo l’associazione ha bisogno di tanti volontari italiani, medici e non, che vogliano dare una mano all’ospedale e alle sue missioni speciali. Se ne aspettano così tanti che Change onlus ha deciso di raccogliere fondi per costruire “una casa dei volontari” adiacente all’ospedale in modo da poterli accogliere tutti.l