Cronache dal fronte

La colonizzazione dell’Amazzonia comincia nel 1850 per sfruttare la gomma naturale: 150.000 braccianti, i seringueiros, vengono spediti nel cuore della foresta in regime di semischiavitù. A Manaus e Belem i loro padroni non sanno come spendere il denaro accumulato: dall’Europa, dove mandano a studiare i figli, arrivano marmo, vestiti e arredamento.

Amazzonia patto di protezione

1944 Nasce Francisco Alves Mendes Filho, detto Chico. Seringueiro, sindacalista e politico, diverrà il più celebre difensore dell’Amazzonia e del suo popolo.
1966 In piena dittatura militare viene creata la Sovrintendenza per lo sviluppo dell’Amazzonia, che dirige l’occupazione del territorio e distribuisce gli incentivi per progetti agricoli e industriali. Il regime è interessato allo sviluppo delle fazendas: nei primi 10 anni saranno distribuiti 750 milioni di dollari di benefici fiscali in oltre 350 progetti per l’allevamento di bestiame.

1970 La giunta militare comincia ad aprire “le strade del progresso”. Dove un tempo gli spostamenti erano possibili lungo i fiumi, arrivano le strade, con loro la devastazione. Il progetto più imponente è quello della Transamazonica: 5.500 km che dal nordest tagliano la foresta verso ovest.
1976 Sotto la direzione di Chico Mendes viene organizzato il primo empate: alcune famiglie di seringueiros, unite ad abbracciare gli alberi, riescono a evitare l’abbattimento di una porzione di foresta difendendola con i propri corpi.
1987 Mendes riceve il “Global 500”, il premio che l’Onu assegna a chi si distingue nella lotta per la protezione ambientale. La sua storia finisce in prima pagina su New York Times e Guardian. In patria è invece bollato come un uomo contro il progresso, al servizio di interessi stranieri.

1988 L’estate è bollente, le preoccupazioni per l’effetto serra si moltiplicano e per la prima volta ottengono l’attenzione dei media globali. Il 22 dicembre Chico Mendes viene ucciso da sicari al soldo dei fazendeiros.
1990 Il 30 gennaio il presidente Fernando Collor de Mello firma il decreto che istituisce le “riserve estrattive”: fra le prime 4 c’è la Resex Chico Mendes. José Lutzenberger, l’ecologista più famoso del Brasile, è nominato ministro dell’Ambiente.

2000 Il Consiglio nazionale dei seringueiros avvia con il supporto del Wwf lo sfruttamento “ecologicamente corretto e socialmente giusto” di mogani e cedri centenari.

2016 Grazie a un’iniziativa di Greenpeace viene firmata la moratoria permanente sulla soia. La deforestazione per creare nuove piantagioni diventa illegale.

2019 Jair Bolsonaro diventa presidente. I primi provvedimenti sono tesi a “liberare il Brasile dell’ambientalismo che lo soffoca” e ad “aprire le riserve indigene allo sfruttamento commerciale”.