Cronaca da Riace

DAL MENSILE L’ultimo lavoro di Rizzo e Bonaccorso, uscito a pochi giorni dalla revoca del divieto di domicilio per Mimmo Lucano, racconta l’accoglienza dei migranti in Calabria. Da Riace a Gioiosa Ionica, passando per l’inferno di San Ferdinando / Intervista a Mimmo Lucano di Fabio Dessì

Cronaca da Riace fumetto

È del 5 settembre la notizia della revoca del divieto di domicilio per Mimmo Lucano nella sua Riace, arrivata a quasi un anno di distanza dall’arresto con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Una vicenda che ha smosso l’opinione pubblica, non solo italiana. E che ha ispirato l’ultimo lavoro di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, uscito il 12 settembre per Feltrinelli Comics. Attraverso una collaborazione ormai decennale, i due siciliani si occupano di raccontare l’impegno sociale attraverso il linguaggio del fumetto.

Cronaca da Riace…A casa nostra. Cronaca da Riace è un titolo al singolare, ma plurali sono le storie e le esperienze svelate al suo interno. Muovendosi fra Riace, Gioiosa Ionica e San Ferdinando viene narrata con dovizia di particolari la Calabria degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e delle baraccopoli abitate dai braccianti agricoli, raccogliendo le storie di chi vive a stretto contatto con queste esperienze. «Sono tanti gli Sprar che in tutta Italia hanno rivitalizzato piccoli territori, occupando i centri storici, riempendo di nuovo i vicoli e ripopolando le strade, specie al Sud – spiega Marco Rizzo, che del volume ha curato la sceneggiatura – Riace ha avuto la fortuna, e la sfortuna, di avere un personaggio come Lucano, che è diventato un simbolo su cui si è concentrata la propaganda ben prima che partisse il procedimento giudiziario. Si è disegnato un bersaglio addosso. E lo ha fatto per militanza, non per buonismo». Un sindaco che rivendica di credere nel “sogno proletario di uguaglianza nella diversità” non poteva, probabilmente, non crearsi dei nemici.

Il genere del graphic journalism si presta molto bene a fotografare l’evoluzione di questa realtà, attraverso la piazza ormai vuota del piccolo comune, dove la desertificazione è avvenuta prima di tutto sul piano umano. «Ci sono le tracce sbiadite dei colori – osserva lo stesso Rizzo – ma non c’è più vita». Nel racconto non vengono tralasciati gli aspetti più “scomodi”, come l’inferno delle baraccopoli e la ‘ndrangheta che inquina l’aria di una regione inquieta e testarda. Nel voler offrire una testimonianza priva di filtri celebrativi e restituire un quadro il più possibile fedele, è inoltre riportata una conversazione con alcune persone anziane, che al bar si lamentano dell’operato dell’ex sindaco. Un approccio genuino, necessario, giornalistico più che educativo. «Non vogliamo salire in cattedra – riprende Rizzo – Con le scuole abbiamo lavorato un po’ per caso e ne siamo felici, ma perché la nostra presenza agevola un processo già in corso. Sono convinto che le nuove generazioni ci salveranno, le sovrastrutture degli adulti sono invece molto difficili da smontare. I ragazzi che vivono oggi una società sempre più multietnica non hanno bisogno che qualcuno gli spieghi che il loro compagno di banco senegalese è uguale a loro. Chi è più piccolo non ha tutte quelle sovrastrutture tramandate dalla propaganda, dal cattivismo, dalla politica e dai media».

È un messaggio incoraggiante. Un invito a non arrendersi, nel cammino, all’oscurità che avanza. Per chi sta muovendo i primi passi, così come per chi è già sul sentiero, questo fumetto rappresenta un ottimo compagno di viaggio.