Costa: “Cambiamenti climatici e bonifiche le mie priorità”

L’INTERVISTA Economia circolare, dissesto idrogeologico, rinnovabili. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, all’indomani della fiducia raccolta in Parlamento dal secondo governo Conte, illustra a “Nuova Ecologia” la sua agenda

Una fotografia del ministro dell'Ambiente Sergio CostaEconomia circolare, dissesto idrogeologico, rinnovabili. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, all’indomani della fiducia raccolta in Parlamento dal secondo governo Conte, illustra a “Nuova Ecologia” la sua agenda di lavoro, da rilanciare dopo la crisi agostana. «Le priorità sono cambiamento climatico e bonifiche dei siti industriali. Dalla maggioranza parlamentare mi aspetto grandi riforme ambientali. Ora è il momento di osare, perché non abbiamo alternative».

Ministro Costa, è stato riconfermato al ministero dell’Ambiente. Continuerà a seguire l’agenda con cui lavorava nel primo governo Conte oppure questa nuova maggioranza, la stessa che nella scorsa legislatura ha approvato leggi come quella sugli ecoreati e sul sistema nazionale di protezione ambientale, la incoraggia a portare in Consiglio altri temi e a lavorare con più rapidità?
Non nascondo la soddisfazione per aver avuto l’opportunità di proseguire il mio lavoro da ministro dell’Ambiente e ringrazio per la fiducia il presidente Conte e il M5S che mi ha sostenuto. Sicuramente ripartiamo con maggiore slancio: è il momento di osare, perché non abbiamo alternative. Dobbiamo proseguire con il lavoro finora svolto per abbandonare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti e puntare sull’economia circolare. Abbiamo lavorato tanto, ma non ancora abbastanza, per il contrasto alla Terra dei fuochi, e questa è un’altra strada da perseguire con fermezza. E poi, ancora, accelerare le bonifiche, continuare a contrastare il climate change. Ho più volte annunciato il disegno di legge “Terra mia”, preparato dai miei uffici legislativi, che prevede fra l’altro il daspo ambientale, ossia l’allontanamento dal territorio per chi inquina, e la confisca allargata dei beni per chi avvelena i nostri territori. Devono essere trattati alla stregua dei mafiosi perché sono criminali che attentano al nostro futuro. Ecco, dalla maggioranza che ha portato avanti con forza la legge sugli ecoreati e altre leggi di tutela ambientale mi aspetto una grande stagione di riforme ambientali.

L’emergenza climatica impone un’azione di governo, a livello nazionale e internazionale, efficace e a tutto campo. Che pensa di fare su questo fronte e con quali ministeri lavorerà più di concerto?
Combattere i cambiamenti climatici è priorità per questo governo: entro un paio di settimane porterò un decreto legge in Consiglio dei ministri, un decreto di respiro europeo, capace di imporre una svolta verde a famiglie, imprese, consumatori e che troverà, ne sono certo, l’appoggio dell’intera squadra di governo perché il tema dell’ambiente e del miglioramento della qualità della vita è trasversale e riguarda tutti. Proprio mentre le rispondo sono in India per partecipare alla Conferenza delle parti sulla lotta alla desertificazione, da qui ho annunciato che il nostro Paese sosterrà il progetto visionario della “Grande muraglia verde”, un’opera unica composta da numerosissimi progetti che hanno il comune obiettivo di fermare la desertificazione e riportare la vita nei territori che ne sono colpiti. La settimana prossima parteciperò al summit sul clima di New York: sarà un’occasione importantissima per spingere in alto l’ambizione di tutti i Paesi. L’Italia sarà in prima fila.

Con questo governo vedremo finalmente diminuire i sussidi alle fonti fossili e aumentare quelli alle rinnovabili? Pensa che il Piano energia e clima da presentare a fine anno all’Unione Europea possa essere migliorato e reso più ambizioso?

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030, che abbiamo presentato lo scorso marzo, è uno strumento fondamentale che segna l’inizio di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale del nostro Paese verso la decarbonizzazione. È un piano vincolante, che prende il via da una base concreta e realizzabile. La Commissione europea ci ha inviato un commento positivo, anzi ci è stato detto che è fra i migliori in Europa. Questo ci rende fieri perché qui non si tratta di scrivere il libro dei sogni, ma di trasformare l’approvvigionamento energetico del Paese su basi concrete. È ancora in revisione attraverso consultazioni pubbliche e ci lavoreremo insieme al Mise (ministero dello Sviluppo economico, ndr). È chiaro che ogni passo va fatto insieme a loro e con il Mit (ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ndr). Ma conoscendo l’orientamento di questa compagine governativa non potremo che migliorarlo. 

Si può modificare l’emendamento dello “Sblocca cantieri” che assegna alle Regioni la competenza a emettere le autorizzazioni, caso per caso, agli impianti per il trattamento dei rifiuti? Come sa, il provvedimento è criticato da tanti operatori dell’economia circolare…
Questa è stata una questione spinosa che ha attraversato tutto l’anno e mezzo del precedente esecutivo. Come sapete, non è stato possibile trovare una sintesi parlamentare soddisfacente. È stato molto faticoso e sicuramente il risultato è migliorabile. Ci stiamo già lavorando, mentre in contemporanea come ministero stiamo continuando a lavorare sui singoli decreti end of waste.

Il governo giallorosso riuscirà a sollevare i sindaci, “ricattabili” dagli elettori, dalla responsabilità di abbattere gli immobili abusivi?
Quello che posso dire è che saremo sempre al fianco di chi combatte gli illeciti ambientali, e che i primi cittadini non devono certo temere ricatti elettorali se sanno di agire con onestà e correttezza. È un tema importante e certamente lo affronteremo a livello governativo.  

foto del ministro Sergio Costa all'EcoForum 2019Sull’ultimo numero della nostra rivista abbiamo denunciato l’insopportabile ritardo nella bonifica delle aree industriali, pezzi d’Italia in cui si muore più che altrove come svela il V Rapporto Sentieri. Non trova che sia il momento di accelerare per ridare speranza di una vita più salubre a milioni di concittadini?
Quella delle bonifiche è un’altra delle priorità del mio dicastero e del governo. Non è accettabile che le bonifiche in Italia si trasferiscano di generazione in generazione: impiegare addirittura 40 anni per una bonifica non è solo un’ingiustizia ma una vergogna. Chiaramente ci sono bonifiche più complesse di altre, penso a Napoli est, al fiume Sarno, alla Valle del Sacco o Brescia… ma i tempi devono essere più brevi, di almeno un terzo. Ho scoperto che sono state effettuate ben 1.600 conferenze dei servizi interlocutorie. Ci rendiamo conto? E nessuna bonifica è sostanzialmente avanzata negli ultimi 30 anni. Il ddl “RisanaAmbiente” che avevo presentato ai ministeri nello scorso governo andava a incidere proprio su questi tempi lunghi, sburocratizzando e accelerando. Sono sicuro che si sono create le condizioni per accelerare anche con il processo legislativo.

Fra poche settimane, con le piogge autunnali, si tornerà a parlare di dissesto idrogeologico. Poi sentiremo parlare di “emergenza smog”. Parlare di “emergenza” per problemi così atavici è ormai paradossale. Quando saremo maturi per affrontare le nostre criticità con lungimiranza?
Non abbiamo mai smesso, in questi mesi, di lavorare per il contrasto al dissesto idrogeologico: proprio qualche giorno fa ho firmato il decreto attuativo che trasferisce nella disponibilità delle Regioni i fondi del piano stralcio da 315 milioni di euro destinati ai progetti esecutivi di tutela del territorio dal dissesto. Il piano rientra in un complessivo stanziamento da 6,5 miliardi che abbiamo chiamato Piano Marshall. Anche qui un ddl, passato in conferenza delle Regioni e all’unanimità al Consiglio dei ministri, attende di essere discusso in aula, e speriamo in una velocizzazione: interviene sulla sburocratizzazione e anche sull’aiuto necessario che il ministero dell’Ambiente può dare a quei Comuni che hanno problemi nella progettazione. Più progetti esecutivi arrivano, più soldi vengono stanziati, più cantieri per la tutela del territorio si potranno aprire. Anche sul miglioramento della qualità dell’aria abbiamo lavorato con convinzione: voglio ricordare che lo scorso giugno, nel corso del Clean air dialogue di Torino, abbiamo siglato un piano d’azione che coinvolge sei ministeri e che è finanziato con 400 milioni l’anno. Queste azioni, e numerose altre, abbiamo messo in atto nella consapevolezza che con la logica della gestione emergenziale non si va da nessuna parte. E che non possiamo permetterci i danni enormi e le gravissime perdite che abbiamo dovuto subire in passato.