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Coronavirus, il punto sulle sue origini animali e la trasmissione all’uomo

Il coronavirus SARS-CoV-2, che ha generato la pandemia da Covid-19 dichiarata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) l’11 marzo scorso, sembra essere originato dai pipistrelli. Gli scienziati sospettano che possa essere arrivato da un mercato di Wuhan (Cina, dove l’epidemia è nata) nel momento in cui un animale malato è stato macellato, e così trasferito alla popolazione umana, ma la questione è ben lungi dall’essere risolta. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e i rappresentanti della Wildlife Conservation Society hanno cercato di fare chiarezza sull’origine della malattia e sulle sue connessioni con il mondo animale.

Facciamo un passo indietro: perché proprio i pipistrelli? I pipistrelli sono diffusi in tutto il mondo, possono vivere in ambienti estremamente diversi e tendono a ospitare virus che potrebbero provocare infezioni mortali per altre specie animali. Loro, però, hanno una risposta immunitaria innata molto efficiente nel contrastare le infezioni e hanno un metabolismo accelerato legato alla capacità di volare. Inoltre i pipistrelli, vivendo in colonie molto dense in spazi limitati, quali caverne, grotte o soffitte disabitate, favoriscono la trasmissione virale all’interno della colonia. Non ultimo, volando possono diffondere i loro virus in aree più estese rispetto alla maggior parte dei mammiferi che si muovono sul terreno. Nei pipistrelli sono stati identificati oltre 200 differenti virus appartenenti alla grande famiglia dei coronavirus: anche i virus dell’uomo che causano il comune raffreddore sono della stessa famiglia e si pensa che anch’essi derivino dai pipistrelli. Ma se nell’essere umano sembrano essere particolarmente pericolosi, visto che anche le malattie SARS-CoV e MERS-CoV erano state generate da virus geneticamente simili, i coronavirus nei pipistrelli non causano infezioni gravi, probabilmente grazie anche a un adattamento evolutivo avvenuto in milioni di anni di interazione. Come per altre malattie causate da coronavirus, però, si ipotizza che la trasmissione a Wuhan non sia avvenuta direttamente dai pipistrelli all’uomo, ma che esista un altro animale ancora da identificare che ha agito come specie di transizione. 

Si è ipotizzato che il passaggio intermedio sia stato rappresentato da alcune specie di serpenti, frequentemente venduti nei mercati di animali vivi, ma lo studio scientifico che ha proposto quest’ipotesi è stato più volte criticato, perché non è chiaro se i coronavirus possano effettivamente infettare i serpenti. Anche una ricerca che ha indicato il pangolino come probabile serbatoio di transizione del SARS-CoV2 è in attesa di conferme. “È molto probabile che l’ospite evolutivo o ancestrale fosse un pipistrello” – ha dichiarato Chris Walzer, direttore esecutivo della sanità del Wildlife Conservation Society (WCS) a Mongabay – Quello che non sappiamo è come il virus sia entrato negli esseri umani e quale possibile ospite intermedio abbia attraversato”. I coronavirus sono un gruppo di virus con tassi di mutazione eccezionalmente elevati ed è noto che vivono in pipistrelli, roditori, cammelli e gatti, il che li rende perfettamente adatti al passaggio dagli ospiti animali agli esseri umani.

I ricercatori dell’ISS hanno spiegato che dal punto di vista molecolare, gli aspetti che consentono ai coronavirus di infettare diverse specie animali e l’uomo possono dipendere da: 1. Modifiche e mutazioni nella proteina superficiale del virus che funge da recettore (le punte o “spike” del virus) e che favorisce l’attacco del virus ai recettori delle cellule del nuovo ospite, facilitando così il suo ingresso; 2. Possibilità di ingresso nella cellula indipendente dal legame tra proteina virale e recettore come via alternativa per la trasmissione tra le diverse specie animali e l’uomo.

I virus mutano naturalmente e sono in grado di ricombinarsi, condividendo diversi componenti per creare nuovi virus. Grazie alla loro scarsa complessità, riescono a trasferirsi molto facilmente, soprattutto in situazioni di alta densità. Il traffico di animali selvatici, molto fiorente nei paesi dell’est, e i mercati della carne, in cui vengono tenuti insieme e a volte anche macellati sulle stesse superfici individui vivi di diverse specie animali, si rivelano quindi un perfetto terreno di scambio per nuovi agenti patogeni. “Gli animali vengono catturati in natura, o allevati, e trasportati in un mercato, dove interagiscono con altre specie provenienti da altre località”, ha detto Walzer. “Qui gli animali vengono tenuti in condizioni di stress, venendo così a contatto con escrementi e virus altrui prima di essere macellati sul posto. Questo permette di infettare sangue e organi e aumenta le possibilità di scambio con l’uomo”.

“È una questione numerica – continua Walzer – se si mettono insieme molte specie, si permette loro di condividere i virus e poi si mettono molte persone a contatto con gli animali e le loro parti, allora si avrà un virus che può entrare in una cellula umana e replicarsi e che, in occasioni più rare, si potrà trasmettere tra esseri umani”. Per capire meglio l’origine del coronavirus e cosa si può fare per fermare la futura diffusione della malattia dagli animali all’uomo, la WCS e la Global Wildlife Conservation hanno collaborato a una serie di nuove infografiche, in cui si spiegano anche i rischi del commercio illegale di fauna selvatica. 

Dati i chiari rischi sia per la biodiversità che per la salute umana, gli scienziati della WCS e del GWC chiedono ora a gran voce un divieto permanente del traffico di animali selvatici e dei mercati di animali vivi. La pandemia potrebbe essere uno stimolo importante per formulare nuove e più rigide norme a riguardo. La Cina ha già annunciato il divieto di consumare animali selvatici e il Vietnam ha seguito il divieto sia del commercio che del consumo di animali selvatici. Ma i paesi asiatici sono altamente interdipendenti, e i loro mercati sono simili e collegati: serve agire ora. “Il mondo ha bisogno che un paese dopo l’altro si faccia avanti per prevenire future epidemie virali – spiega Hoang Bich Thuy, direttore nazionale del WCS Vietnam, in un comunicato – vietando il commercio e il consumo di animali selvatici. Se un solo paese continua a permetterne il commercio, le comunità di tutto il mondo continueranno a pagarne il prezzo”.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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