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Perché il Coronavirus ci richiama al rispetto dei diritti umani per tutti

Un migrante respinto al confine tra Francia e Spagna

Chi l’avrebbe detto che il Covid-19, oltre a mettere a nudo le fragilità del sistema sanitario italiano, avrebbe smascherato gli effetti nefasti delle ultime politiche migratorie? Da ogni parte si sente dire che il Covid-19 sta rigenerando il senso civico e solidaristico di noi italiani. Può darsi. Lo verificheremo nei prossimi mesi. Intanto, però, l’emergenza sanitaria e il dibattito pubblico non riescono a vedere che tra i moltiplicatori del rischio diffusione del Covid-19 ci sono i due principali effetti del primo Decreto Salvini, mai sconfessato.

Favorire la concentrazione dei migranti richiedenti asilo nei grandi centri (Cas, Cara, Cpr), a detrimento dei progetti Sprar e dell’accoglienza diffusa, e moltiplicare le presenze irregolari sul territorio, provocate dalla riduzione del diritto d’asilo con la cancellazione della protezione umanitaria, stanno determinando la creazione di tanti “focolai” incontrollati, quelli dei centri, ed incontrollabili, quelli dei senza fissa dimora. Stiamo assistendo a una sorta di rimozione sociale generalizzata di un problema creato da una politica sconsiderata, che provoca e provocherà vittime tra gli stranieri e gli italiani e incrementa i rischi, per tutti.

Una situazione estremamente preoccupante: il Covid-19 non conosce zone franche, ma colpisce di più i più fragili, i più poveri, i più indifesi. Il Covid-19 ci richiama al rispetto dei diritti umani per tutti. Non c’è chi ha più diritto di altri a essere salvaguardato e curato.

Il Tavolo Asilo, con il sostegno di altre associazioni della campagna #Ioaccolgo, ha presentato al Governo e al Parlamento un articolato documento di proposte per salvaguardare il diritto alla salute e alla cura dei migranti arrivati sul nostro territorio, rendendo così più sicuro il nostro paese per tutti, senza pretestuose distinzioni. 

Le richieste sono precise e circostanziate: messa in sicurezza dei lavoratori, che operano nei centri, delle persone ospitate dal sistema di accoglienza, nonché dei migranti, regolari e irregolari, che vivono nelle tendopoli di fortuna intorno alle aree agricole, e di quelli oggi senza fissa dimora, perché espulsi dal sistema di accoglienza. Mancano i Dispositivi di protezione individuale (Dip), la sanificazione delle strutture, la possibilità stessa di garantire la quarantena. Serve un’immediata presa in carico da parte dello Stato del problema, con misure che prevedono deroghe agli attuali regolamenti per evitare espulsioni o sovraffollamento delle strutture, garantire a tutti l’accesso alle cure e ai servizi del Sistema sanitario nazionale e degli ambulatori per Stranieri temporaneamente presenti, il rinnovo automatico dei permessi di soggiorno, la prosecuzione delle attività di soccorso in mare. E serve uno strumento di sostegno al reddito, utilizzando il reddito di cittadinanza, libero dalle condizionalità che oggi lo vincolano, almeno per tutti i titolari di un permesso di soggiorno annuale. Obiettivo è garantire i servizi in condizioni di sicurezza per tutti, e questo lo si può fare solo se si garantiscono a tutti i diritti umani.

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