Coronavirus e inquinamento, nuova conferma dagli USA

Un nuovo studio della Harvard University su pazienti statunitensi sottolinea la relazione tra mortalità da Covid-19 e inquinamento atmosferico / Coronavirus e inquinamento atmosferico, Legambiente Lombardia fa chiarezza/ Coronavirus, l’inquinamento atmosferico accelera la diffusione e fa aumentare il numero dei contagi

immagine di grattacieli di New York cinti dallo smog

Dopo gli studi già presentati in Italia, una nuova conferma arriva anche dagli Stati Uniti. I pazienti affetti da Coronavirus in aree che prima della pandemia avevano alti livelli di inquinamento atmosferico hanno più probabilità di morire rispetto ai pazienti che vivono in altre zone del paese. Lo rivela un nuovo studio dell’Università di Harvard, pubblicato sul New England Journal of Medicine, guidato dall’italiana Francesca Dominici, che offre un chiaro collegamento tra esposizione a inquinamento e tasso di mortalità da Covid-19 nei pazienti statunitensi.

I ricercatori della Harvard University T.H. Chan School of Public Health hanno effettuato un’analisi in 3.080 contee degli Stati Uniti, scoprendo che i livelli più alti di particolato atmosferico dannoso, noto come PM 2.5, si associavano a tassi di mortalità più elevati. In particolare, basta un aumento di soli 1 μg/m3 di PM2.5 per aumentare del 15% il tasso di mortalità Covid-19.

La ricerca ha anche mostrato una “grande sovrapposizione” tra i decessi di Covid-19 e altre malattie pregresse sempre associate all’esposizione a lungo termine al particolato atmosferico.

“I risultati di questo studio suggeriscono che l’esposizione all’inquinamento aumenta la vulnerabilità al Covid-19”, hanno scritto gli autori. Nel complesso, la ricerca potrebbe avere implicazioni significative per il modo in cui i funzionari della sanità pubblica sceglieranno di distribuire risorse come ventilatori e respiratori, necessari ai pazienti in situazioni più gravi.

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