Coronavirus, in Italia attività scolastiche sospese per 9,8 milioni di minori

A denunciarlo sono nove reti di organizzazioni da tempo impegnate nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Necessario destinare il 15% degli investimenti previsti per la ripresa al sistema dell’educazione

L'immagine di alunni in classe

Un documento articolato in cinque punti, e una richiesta di incontro al presidente del consiglio Giuseppe Conte, con l’obiettivo di far ripartire il Paese nel post Covid-19 dall’educazione e dai diritti delle nuove generazioni con investimenti e politiche strutturate. L’iniziativa è di nove reti di organizzazioni da tempo impegnate nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: Alleanza per l’Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – Cnca, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri.

I numeri dell’emergenza

Nel mondo 1 miliardo e 650 milioni di bambini e ragazzi hanno interrotto le normali attività scolastiche per l’emergenza sanitaria. In Italia sono 9,8 milioni, il 16,8% della popolazione. Numeri impressionanti che spiegano quanto sia importante mettere al centro dell’agenda politica del nostro Paese un investimento sulle nuove generazioni, poiché sono loro a rappresentare il presente e il futuro dell’Italia. In questi mesi di lockdown dovuti al diffondersi dell’epidemia, milioni di bambini e adolescenti, con i loro genitori, hanno subìto una doppia crisi, economica ed educativa, in un Paese che mostrava già dati allarmanti e gravi disuguaglianze nelle opportunità di crescita, di apprendimento e di sviluppo.

All’emergenza legata a questo specifico momento se ne somma una latente, ovvero quella della poverà assoluta che in Italia nel 2019 ha riguardato purtroppo un milione e 137 mila minorenni, pari all’11,4% del totale. A questi si aggiunge un altro 14,5% di adolescenti che abbandona la scuola, un 12,3% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni che vive in case prive di strumenti informatici, pc o tablet, un 10,5% tra i 15 e i 19 anni non è occupato e non é inserito in un percorso di formazione.

Si tratta di una emergenza acuita dalla pandemia, ma che ha radici più lontane. Le nove reti firmatarie ritengono fondamentale e strategico intervenire per colmare i gravi squilibri demografici e sociali a svantaggio delle nuove generazioni, erose dalla bassa natalità e ad alto rischio di povertà materiale ed educativa. Serve un forte segno di discontinuità dopo decenni di limitati investimenti su istruzione e politiche per l’infanzia e l’adolescenza, al fine di rilanciare il futuro del Paese, in coerenza con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, sottoscritta da 193 Paesi inclusa l’Italia.

All’interno di un documento intitolato non a caso “educAzioni: cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti”, le reti firmatarie hanno fissato e sottoposto al governo cinque priorità:

– l’attivazione, a partire dai territori più svantaggiati, dei Poli educativi 0-6 anni, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, con garanzia di accesso gratuito per le famiglie in difficoltà economica;

– la costruzione di patti educativi territoriali per coordinare l’offerta educativa curriculare con quella extracurriculare, mantenendo le scuole aperte tutto il giorno, coordinati e promossi dagli enti locali, in collaborazione con le scuole e il civismo attivo;

– la possibilità di raggiungere i più colpiti dal black out educativo a partire dall’estate, con una offerta educativa personalizzata, da proseguire alla ripresa delle scuole, con un’attenzione speciale al benessere psicologico, alle necessità degli alunni disabili e agli adolescenti usciti dal circuito scolastico;

– l’allocazione del 15% del totale degli investimenti per il superamento della crisi in educazione per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione;

– la definizione di un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, con obiettivi chiari e sistemi di monitoraggio, per promuovere il rilancio diffuso delle infrastrutture sociali e educative.

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