Coronavirus, emissioni globali in calo del 6% con il blocco delle fabbriche cinesi

Lo dice uno studio pubblicato da Carbon Brief. In Cina consumo di carbone e petrolio in calo del 25% / India, l’energia solare compete con il carbone / Clima e salute: in Italia 45.600 decessi per esposizione a polveri sottili 

Inquinamento in Cina Secondo uno studio pubblicato il 19 febbraio da Carbon Brief, l’emergenza del coronavirus in Cina ha contribuito in modo rilevante alla riduzione di un quarto delle emissioni di C02 nel Paese. Il progressivo blocco di parte delle attività produttive nelle fabbriche (tra il 15% al 40% nei principali settori industriali), il prolungamento delle ferie per il Capodanno cinese, gli obblighi di isolamento e i limiti alla circolazione – misure decise dal governo di Pechino per arginare il diffondersi dell’epidemia – hanno infatti portato a un sensibile abbassamento dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra, con quest’ultime ridottesi di 10 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2019.

Calo del consumo di carbone e petrolio
Il consumo di carbone e petrolio ha evidenziato un calo di almeno il 25%. Per ciò che concerne nella fattispecie il carbone, per lo studio tra il 3 e il 16 febbraio il suo consumo medio nelle centrali elettriche cinesi che comunicano i loro dati giornalieri ha registrato un calo record rispetto agli ultimi quattro anni, con un abbattimento delle emissioni di CO2 da 400 a 300 milioni di tonnellate nelle ultime due settimane. In parallelo sono crollate anche le emissioni di biossido di azoto (NO2), gas inquinante legato al traffico stradale (-36%).

Considerato l’enorme peso demografico ed economico della Cina a livello globale, questa “stretta” forzata ha avuto ovviamente dei riflessi anche sul resto del pianeta, facendo registrare un meno 6% delle emissioni mondiali in comparazione allo stesso periodo dello scorso anno.  

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