Coronavirus e caporalato, scontri a Mondragone per un nuovo focolaio del contagio

Tensioni attorno alle palazzine ex Cirio in un territorio in cui migliaia di braccianti stranieri sono sfruttati dalla criminalità organizzata. L’appello di Emergency: “Riconoscere diritti, unico modo di prevenire queste situazioni”/ La nostra inchiesta CAPORALATO E CORONAVIRUS: DIRITTI A TEMPO

Mondragone coronavirus

Momenti di tensione a Mondragone, in provincia di Caserta, dove sono scoppiati dei disordini attorno alle palazzine ex Cirio in cui è stato individuato nuovo focolaio di Coronavirus.

Lungo la costa Domiziana, una delle zone a più alta presenza di migranti in Italia, da tempo ong e associazioni attive sul posto lanciano l’allarme sul rischio di un’estensione a macchia d’olio del contagio. Migliaia di persone che vivono qui, non solo stranieri ma anche italiani, sono disoccupati e faticano a trovare un lavoro anche a causa delle problematiche di un territorio difficile. Altri sono invece impiegati nell’edilizia e nell’agricoltura, spesso in condizioni di pesante sfruttamento. In un contesto del genere, era inevitabile che i primi focolai del contagio avrebbero creato dissidi.

“I disordini di Mondragone che oggi stupiscono tutti sono la conseguenza tangibile dell’invisibilità istituzionale in cui si trovano a vivere migliaia di persone in questo territorio – spiega Sergio Serraino, referente dell’ambulatorio di Emergency nella vicina cittadina di Castel Volturno – L’unico modo per far sì che non si creino questo tipo di situazioni è agire prima, garantendo alle diverse categorie di migranti un permesso di soggiorno, un contratto regolare di lavoro, la possibilità di ottenere la residenza e di conseguenza di richiedere un medico di base presso il quale curarsi. Riconoscere diritti per noi rappresenta l’unica soluzione possibile”.

Dal 2013 Emergency ha attivato a Castel Volturno servizi di medicina di base e specialistica, educazione sanitaria e orientamento socio-sanitario per facilitare l’accesso al sistema sanitario a chi ne ha bisogno. Finora ha erogato oltre 56 mila prestazioni per un totale di 9749 beneficiari. In questi anni Emergency ha notato che l’esclusione di fatto dal Servizio Sanitario Nazionale provocata dalla mancanza di un regolare contratto di lavoro e quindi dall’impossibilità di ottenere la residenza ha compromesso sostanzialmente il diritto alla cura per molti dei migranti comunitari presenti sul territorio.

“Conosciamo quella realtà, in questi anni sono passati dal nostro ambulatorio circa 70 pazienti bulgari di quell’area. Per la maggior parte si trattava di bambini, dato che la regione Campania non permette ai figli dei cittadini della Comunità Europea non residenti in questi comuni di ottenere un pediatra di libera scelta. Anche per questo diciamo che, in un contesto di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, garantire un medico di base è nell’interesse di tutti perché rappresenta il mezzo più efficacie per tutelare la salute pubblica,” ha concluso Serraino.

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