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Coronavirus, diario dall’isolamento: venticinquesimo giorno

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Diario dall’isolamento, venticinquesimo giorno. Letto il titolo, verrebbe voglia di chiudere l’articolo con un clic: “La devastazione psichica è ovunque e non c’è nessun futuro da immaginare”. E sbaglieremmo. Perché quello che ha scritto l’attivista e scrittore Federico Nejrotti (nejrottif.com) su www.che-fare.com  è tutto tranne che un invito alla depressione. Anzi. Non essendo un giallo, ne svelo il finale: “Possiamo emergere insieme, giorno dopo giorno, con una memoria così forte e vivida del dolore che stiamo tutti vivendo da rendere ogni centimetro di spazio attorno a noi totalmente inospitale a qualunque azione che non sia imperativamente solidale”.

A farmi scoprire questa dura e profonda riflessione sull’oggi, che per mille ragioni siamo portati a rimuovere cercando risposte su un “domani” quasi impossibile da immaginare, è stato Leonardo Zaccone, artista, performer, attivatore sociale, fondatore del FabLab Network di Roma. E, soprattutto, uno degli otto soci fondatori chiamati, come me, da Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio, a dare vita a una nuova associazione: “Pop”, sottotitolo “idee in movimento” (su facebook, alla pagina pop.movimento). Ieri sera, dopo la brusca interruzione delle attività già avviate e di quelle previste, causata dalla pandemia, ci siamo ritrovati online, nell’unica maniera d’incontrarsi possibile oggi. E abbiamo ragionato insieme su quello che ognuno di noi sta vivendo. Marta, travolta dall’urgenza di dare risposte, come rappresentante delle istituzioni, a tutte le realtà sociali che vivono un presente drammatico. Claudia Bonfini, presidente della cooperativa sociale “Il Pungiglione”, di cui sta letteralmente reinventando le attività, insieme ai disabili con cui lavora, dovendo rinunciare al fondamentale contatto fisico. Massimo Vallati, fondatore di Calciosociale, e Graziana Dizonno che a Corviale misurano, ogni giorno, l’impatto sociale del coronavirus e la fatica di non chiudere il loro spazio di speranza, non a caso chiamato “Campo dei miracoli”. E Leonardo, che camminando verso casa, con la mascherina d’ordinanza, dopo aver progettato e realizzato, insieme ad altri makers, valvole per respiratori in stampa 3D nel suo spazio d’innovazione tecnologica, ci parla del dolore in cui siamo immersi. Delle relazioni umane disintegrate. Della rinuncia a momenti fondativi della nostra specie, come i riti funebri dedicati a un familiare o un amico che ci lasciano per sempre.

Con Marta, Claudia, Massimo, Graziana, Leonardo, Danilo, Martina, Edo, Giulia, Aminata, Patrizia, Piero, Angelo ragioneremo ancora insieme del nostro oggi. E di quello che possiamo fare grazie a “Pop” perché non ci sia una “fase uno” e poi una “fase due” e, prima possibile, una “fase tre” ma, più semplicemente, una “fase nuova”. Da costruire subito. Cercheremo, nei prossimi giorni, di dare concretezza a questo nostro impegno condiviso e offrire, nelle modalità possibili, momenti di riflessione, in cui condividere idee, proposte, ma anche fatiche, domande, preoccupazioni, angosce, sofferenze. Quelle che, per un comprensibile spirito di sopravvivenza, siamo portati a rimuovere. Sbagliando, come ha scritto Federico Nejrotti: “Quando il dopo verrà dobbiamo pretendere di ricordarci che questo dolore c’era già, e non dobbiamo più permetterlo”. #quellocolbongo.

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Enrico Fontana
Giornalista. membro della segreteria nazionale di Legambiente. Responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente

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