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Coronavirus, diario dall’isolamento: trentaseiesimo giorno

Diario dall’isolamento, trentaseiesimo giorno. Ci sono due regioni in cui si potrebbe sperimentare subito il “vaccino della ripartenza”. Quel mix di nuove regole di sicurezza e distanziamento sociale, test sierologici di massa, dispositivi di protezione, app, protocolli e team di pronto intervento nel caso di ulteriori focolai che ci dovrà accompagnare fino al vaccino: Molise e Basilicata. Qui, ma non solo, l’Italia ha raggiunto, sulla base dei dati disponibili, la soglia del “contagio zero”.

La lettura, ragionata, dei numeri di questa pandemia rivela che altre province italiane sono nelle stesse condizioni, almeno da ieri: La Spezia, Grosseto, Terni, Rieti, Fermo, Ascoli Piceno, Crotone, Vibio Valentia, Ragusa, Nuoro e Oristano. Le due regioni hanno, però, il vantaggio di avere quella continuità territoriale che, insieme al dettaglio non trascurabile di avere un’istituzione in grado di governarle, può consentirgli di sviluppare la famigerata “fase 2” meglio e prima di altri territori.

Molise e Basilicata hanno diverse caratteristiche interessanti per fare da “cavie”: città di medie dimensioni, come Potenza (67.000 abitanti) e Campobasso (49.000); stabilimenti industriali importanti, come quelli della Fca (Fiat Chrysler Automobile) a Termoli e Melfi, con il relativo indotto; parchi nazionali, come quello del Pollino in Basilicata e il versante molisano del più conosciuto parco nazionale d’Abruzzo; spiagge, come quelle di Maratea in Basilicata o la cosiddetta “Costa verde” del Molise, città ricche di arte come Matera, che nel 2019 è stata capitale europea della cultura. Hanno alcuni “svantaggi” dell’era pre-Covid che le hanno aiutate a non subire, più drammaticamente di altrove, la diffusione del coronavirus: molte aree interne scarsamente abitate o, meglio ancora, abbandonate a se stesse, infrastrutture a dir poco inadeguate, una generale disattenzione da parte del Paese, tranne che per il petrolio della Val d’Agri, in Basilicata. Insomma, hanno fato da tempo dell’autarchia il loro principio di sopravvivenza.

Se ci fosse una strategia percepibile e trasparente in questa estenuante fase di “transizione”, invece di ripetitivi bollettini quotidiani con numeri che dicono poco o nulla, annunci roboanti su centinaia di milioni di mascherine in arrivo di cui non si vede traccia, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrebbe già dovuto convocare una riunione operativa con i due presidenti regionali (Donato Toma in Molise e Vito Bardi in Basilicata, entrambi eletti da coalizioni di centrodestra), gli esperti del Comitato scientifico e quelli del Comitato Economico e sociale. E mettere a punto un piano con cui far scattare, prima che nel resto del Paese, l’agognata “Fase 2”. Supportando le strutture sanitarie del Molise e della Basilicata perché possano fare i test sierologici di massa (quelli che hanno annunciato sia la Toscana che il Lazio) e avere le strutture dedicate con cui affrontare eventuali nuovi focolai. Garantendo ai cittadini delle due regioni (867.000 abitanti in tutto) i necessari “Dispositivi di protezione individuali”, cioè le mascherine giuste e non i “pacchi” svelati dalle inchieste della Guardia di finanza. Chiedendo alla società Teralytics (che li ha già) i dati di dettaglio sui flussi della mobilità nelle due regioni, per studiare soluzioni adeguate. Testando le app che dovrebbero dirci se per caso abbiamo incontrato persone contagiate. Mettendo a punto con i ristoratori, gli operatori turistici, i gestori degli stabilimenti balneari del Molise e della Basilicata le nuove regole indispensabili perché possano ripartire le loro attività economiche. Un elenco che potrebbe continuare a lungo.

Sarebbe un bel segno dei tempi se per impostare, concretamente, la “fase della ripartenza” si investisse, come non è stato fatto finora, sulla cosiddetta “Italia minore”. Quella lontana, in genere, dagli “interessi nazionali”. In fondo, i cittadini del Molise e della Basilicata se lo sono anche meritati. In questi 35 giorni di lockdown sono riusciti, restando a casa, a raggiungere l’utopia, così ci viene raccontata, del “contagio zero”. Sarebbe ora che dall’isolamento uscisse chi sta gestendo, nelle stanze del potere, la nostra vita quotidiana. E quelli che non sono manifestamente in grado di aiutarci a uscire dal tunnel del Covid 19 venissero, gentilmente, accompagnati all’uscio. #quellocolbongo.

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Enrico Fontana
Giornalista. membro della segreteria nazionale di Legambiente. Responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente

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