Coronavirus, in Cina -25% emissioni di CO2 con lo stop alla produzione

È quanto emerge dopo tre settimane di blocco delle attività produttive e della circolazione di mezzi e persone. Ma una volta contenuta l’emergenza Pechino potrebbe stimolare gli asset più inquinanti per recuperare il tempo perduto / Coronavirus, emissioni globali in calo del 6% / Clima e salute, In Italia 45.600 decessi per esposizioni a polveri sottili 

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Fabbriche e raffinerie chiuse, voli sospesi, centinaia di milioni di persone costretti alla quarantena e almeno 77mila contagiati. Sono solo alcuni degli effetti più visibili dell’emergenza coronavirus che ha colpito nell’ultimo mese la Cina, dilatandosi poi a macchia di leopardo in molte altri Paesi del pianeta, con picchi registrati per ora in Estremo Oriente, Iran e Italia.  

In Cina nelle ultime tre settimane lo stop forzato alle attività produttive (-15/​​40%) e alla circolazione ha fatto registrare un abbassamento delle emissioni di biossido di carbonio nelle ultime tre settimane di circa il 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo uno studio condotto da Lauri Myllyvirta, analista del Center for Research on Energy and Clean Air, i cui risultati sono riportati nell’ultimo numero della newsletter Climate Fwd del New York Times.

Considerata l’enorme portata del comparto produttivo cinese nel suo complesso, questo blocco si sta ripercuotendo sui livelli globali delle emissioni. Basta un esempio per rendersene conto. Il quantitativo di emissioni generato dalle industrie cinesi in tre settimane è infatti pari all’anidride carbonica che lo stato di New York emette in un anno (circa 150 milioni di tonnellate).

Il coronavirus ha portato a un sensibile rallentamento del settore edilizio, il che ha comportato una riduzione della domanda di acciaio e di altri materiali. Le raffinerie petrolifere stanno producendo meno carburante rispetto ai ritmi ordinari in quanto i camion che trasportano merci sono costretti a stare fermi, così come i voli che sono in media 13.000 in meno al giorno.

Brad Plumer e Nadja Popovich, autori della newsletter del New York Times, fanno però notare che questo calo temporaneo delle emissioni in Cina non renderà più semplice la lotta ai cambiamenti climatici. Per prima cosa, è probabile che le emissioni registreranno un rapido aumento nel momento in cui l’epidemia sarà stata contenuta. È molto probabile attendersi che il governo cinese farà infatti di tutto per recuperare il “tempo perduto” in queste settimane, stimolando se necessario asset produttivi particolarmente inquinanti (ad esempio quelli dell’acciaio e del cemento) e allentando i vincoli posti all’industria del carbone per imprimere una graduale svolta green all’economia nazionale.   

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