Coronavirus, quale bonus mobilità dopo l’emergenza?

In questi giorni è rispuntata la proposta di un incentivo alla rottamazione per l’acquisto di auto nuove o usate, da estendere anche ai vecchi Euro 5 o agli Euro 6 invenduti. Una scelta sbagliata dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. Ecco perché / Coronavirus, a marzo -85% di vendite auto

L'immagine di auto inquinanti

Come ci muoveremo dopo l’emergenza Coronavirus? Domanda che si stanno ponendo in molti. Negli ultimi giorni è rispuntata la proposta di un bonus rottamazione per l’acquisto di auto nuove o persino usate. Anzi, una super-rottamazione (3-4mila euro), come ha scritto il 7 aprile Valerio Berruti, giornalista di Repubblica, magari estesa anche ai diesel usati Euro 5 o ai vecchi Euro 6 invenduti, come ha proposto il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ai primi di marzo. No, scelta sbagliata, da ogni punto di vista: sociale, ambientale, economico. Ma prima di spiegare perché, diciamo subito cosa invece si potrebbe fare per aiutarci a ricominciare a muoverci di nuovo in sicurezza nelle prossime settimane e mesi.

Oltre al potenziamento della mobilità pubblica e condivisa (con aria condizionata, pulizia e spazi che un’auto privata normalmente non offre), siamo favorevoli alla rottamazione delle vecchie (e vecchissime) automobili ma senza acquistarne di nuove (salvo elettriche e condivise): rilanciamo dunque la proposta per il Decreto Clima, che prevede un bonus mobilità con abbonamenti per il trasporto pubblico, sharing mobility e biciclette elettriche, in cambio della rottamazione di auto inquinanti, con 70 milioni di euro all’anno da mettere a disposizione delle famiglie attraverso i Comuni. Ci convince, a patto che il decreto attuativo (in ritardo) renda la fruizione molto semplice, le risorse immediatamente spendibili e, soprattutto, che il fondo a disposizione venga come minimo quadruplicato. Perché? Il buono previsto è pari a 1.500 euro per ogni autovettura fino alla classe euro 3 rottamata entro il 31 dicembre 2021, di 500 euro per motocicli fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi (sempre con rottamazione entro fine 2021). Ed è spendibile in tre anni per la famiglia: chi lo vuole spendere in due o tre abbonamenti per tutti gli anni, chi in una bellissima e-bike, chi infine con un mix di sharing mobility (auto, ma anche scooter o bici) con abbonamenti e una bici.

Bene, ma fatti i conti il decreto si limita ai Comuni con inquinamento dell’aria elevato (che rischiano una multa europea) e solo con 45mila euro per vecchie auto e con 10mila per vecchie moto e motorini. In Italia ci sono in circolazione 14 milioni di auto Euro3 o più vecchie e l’anno scorso sono state dismessi (spontaneamente) più di 700mila autoveicoli Euro 3 o più vecchi (più 250mila esportate). Quindi, se vogliamo che il bonus non sia solo una lotteria (con i fondi esauriti in pochi giorni), le risorse a disposizione della rottamazione del Decreto Clima devono essere elevate a 2.000 euro per ogni auto e riguardare un numero di veicoli dieci volte maggiore, soprattutto per i primi due anni, per incentivare al massimo la migrazione post crisi dalla vecchia auto (spesso usata poco) a mezzi elettrici leggeri, pubblici o condivisi in tutti i Comuni. Non 70 milioni all’anno, ma 500 milioni nel 2020 e nel 2021, per poi scendere velocemente o estendersi agli Euro 4 negli anni successivi. Solo in questo modo i benefici del bonus mobilità inciderà davvero sulla spesa della famiglia italiana (per la mobilità e trasporti 11,4% del totale, pari a circa 3.500 euro all’anno, secondo dati Istat 2018) e indirettamente e immediatamente sul trasporto pubblico (che altrimenti deve essere finanziato dalla fiscalità generale statale e comunale), sulla sharing mobility (dall’auto al monopattino) e la mobilità leggera, elettrica e non. Con ovvi benefici per l’economia in generale.

E per le auto nuove? Il 2 aprile scorso le case automobilistiche di Unrae, pubblicando i disastrosi dati di vendite di auto nuove di marzo (-85%), chiedevano al governo di estendere l’incentivo all’acquisto alle auto con meno di 95 grammi di emissione (CO2 al km). Cioè estendere i vantaggi per l’acquirente, oggi generosi per le auto elettriche e plug-in, anche alle ibride. Se oggi gli ecobonus coinvolgono neanche il 3% delle vendite, la proposta ne estende i vantaggi al 12%. Come mai una richiesta tanto contenuta? Per il semplice motivo che per ogni auto venduta e per ogni grammo di superamento del limite alle emissioni di CO2, le case auto rischiano di pagare multe piuttosto salate, come succede a tutti i principali settori industriali inquinanti in Europa.

Ma ecco che parte subito l’onda populista della “lobby auto”, ammantata di verde. E i poveri e i pensionati che non si possono permettere un’auto elettrica? E come fare per realizzare il cambio del parco auto italiano, tra i più vecchi e inquinanti d’Europa (25 milioni di auto Euro 4 o più vecchie)? Ed ecco la proposta che, prima della crisi Covid-19, era stata ventilata persino dal ministro pentastellato Patuanelli: il bel premio (con i soldi del contribuente) a chi si compra un’auto usata (ma Euro 5 o Euro 6) rottamando la vecchia. Così tutti si potrebbero permettere un’auto mediamente inquinante. Vero?

No, non ci crediamo. Primo perché non è vero che le auto diesel usate Euro 5 ed Euro 6 inquinino significativamente meno di un’auto Euro 1 benzina o Euro 2 diesel. In termini di emissioni (reali, non finte da dieselgate) di NOx, siamo su ordini di grandezza del tutto analoghi. Seconda ragione, i principali beneficiari di un simile incentivo sarebbero i proprietari attuali di auto vecchie di 3 o 4 anni intenzionati a venderle: principalmente auto diesel delle grandi società di noleggio a lungo termine e qualche grande concessionario (quelli che propongono il km 0), che vedrebbero valorizzato nei bilanci l’invenduto. Una iniezione sul mercato di liquidità per le imprese, che certamente porterebbe vantaggi indiretti a tutta la filiera industriale. Ma per la famiglia italiana, quella proprietaria dei 25 milioni di vecchie auto in circolazione? Nessuno. Perché in Italia non abbiamo bisogno di auto usate per tutti: abbiamo 39 milioni di autoveicoli (51 di veicoli a motore) e 38 milioni di patenti di guida. Il privato che vuole davvero sostituire un’auto vecchia con una usata ha già a disposizione un mercato dell’usato a basso prezzo, perché la perdita di valore di mercato delle auto di 3 o 4 anni di anzianità è stato rilevante in questi anni ed è probabile che la crisi comporterà una tendenza verso il basso. Un premio statale per l’usato garantito probabilmente non cambierà la spesa finale d’acquisto, aumenterà solo quella nominale a tutto vantaggio della società di autonoleggio o del concessionario.

No quindi alla proposta del ministro Patuanelli (e del populismo sporco del diesel), sì invece al Decreto Clima del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a patto che venga rifinanziato e reso semplice, accessibile e davvero utile alle tante famiglie e ai tanti lavoratori che avranno bisogno di ricominciare a muoversi in sicurezza e libertà nel prossimo futuro.

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