Natura malata, pianeta infetto

DAL MENSILE DI APRILELe zoonosi, le malattie infettive che hanno origine in altri animali vertebrati e trasmesse all’uomo, non sono una novità. Di pestilenze e contagi è piena la storia. Oggi la causa è il declino della biodiversità / L’effetto farfalla sulla nostra vita / Coronavirus, Ilaria Capua: “La nostra salute interagisce con il pianeta”

Coronavirus animali

Con gli animali coesistiamo in una relazione intricata e complessa. Da loro riceviamo una serie infinita di benefici, a cominciare da alimenti come latte e carne. Con loro condividiamo ambienti di vita, svago e lavoro. Sfortunatamente, le tante interfacce (mercati del pesce, mattatoi, macellerie, zone di caccia e pesca) fra esseri umani e animali possono essere fonte di malattie infettive, fungine, batteriche, virali o parassitiche, che incidono sulla salute pubblica e sul benessere sociale ed economico delle comunità locali e, sempre più, di quella globale. Nel gergo medico, le malattie infettive che hanno origine in altri animali vertebrati e trasmesse all’uomo, per via diretta o indiretta, attraverso il cibo, l’acqua e l’ambiente sono chiamate malattie zoonotiche o zoonosi.

La prima transizione…
Le zoonosi non sono una novità
. Molte di quelle giunte fino a noi sono sorte con la “rivoluzione neolitica”, undicimila anni fa, quando con l’avvento dell’agricoltura si è creato uno spartiacque fra le società di cacciatori-raccoglitori e quelle di coltivatori-allevatori, fra la vita nomade dei primi e quella sedentaria dei secondi. Lo stretto contatto con gli animali domesticati e i loro agenti patogeni – e l’esposizione delle comunità a quegli animali, fra cui i roditori, che hanno creato habitat permanenti vicino agli insediamenti umani, attratti dalle derrate di grani e dai rifiuti – hanno probabilmente innescato la prima transizione epidemiologica delle zoonosi. La tubercolosi è citata spesso come tipico esempio di zoonosi originata agli inizi del Neolitico. Alcuni scienziati sostengono che nello stesso periodo siano sorte anche malaria, vaiolo, pertosse e molte delle attuali malattie infettive. Ricerche più recenti sostengono inoltre che queste malattie si sono co-evolute ancora prima con i nostri antenati ominidi, nel Paleolitico, 2,5 milioni di anni fa. Da allora le zoonosi sono aumentate e si sono diffuse, riflettendo i cambiamenti sociali ed ecologici della storia dell’umanità. Pestilenze e contagi sono state documentate nel “Libro dei numeri” della Bibbia, nella “Guerra del Peloponneso” di Tucidite, negli “Annales” di Tacito e in “Storia delle Guerre” di Procopio di Cesarea.

… e la seconda
Una seconda transizione avvenne durante la Rivoluzione industriale, nella seconda metà del XVIII secolo, quando diminuirono l’incidenza delle malattie infettive e della mortalità infantile. Nello stesso tempo aumentarono le malattie croniche non infettive, che diventarono la prima causa di mortalità. Un maggior inquinamento dell’acqua e dell’aria portò a tassi più elevati di tumori, allergie, difetti alla nascita e alterato sviluppo cognitivo. Queste transizioni non si presentarono in modo uniforme sul pianeta: in alcune regioni meno sviluppate, infatti, le malattie infettive rimasero un problema ricorrente e le malattie croniche divennero più comuni.

pangolino

False speranze
Ora gli epidemiologici ritengono che siamo nel mezzo di una nuova transizione epidemiologica, in cui le dinamiche demografiche, la globalizzazione degli scambi commerciali e del turismo, l’inurbamento e il degrado ambientale hanno portato (insieme a deficit di politiche e misure igienico-sanitarie a scala globale) all’emergere di nuove malattie infettive e al riemergere di altre, precedentemente ritenute sotto controllo. Eppure fino a cinquant’anni fa, in seguito alla produzione e all’uso su larga scala di antibiotici e vaccini efficaci e al complessivo miglioramento dei servizi igienico-sanitari, sembrava che la battaglia contro le infezioni per la popolazione umana fosse vinta. Ma a partire dagli anni Settanta, al contrario, oltre ad aumentare la resistenza anti-microbica fra i patogeni batterici, si è registrato un aumento dell’emergenza di malattie zoonotiche, principalmente virali (anche favorite dall’uso eccessivo di antibiotici e dalla capacità intrinseca dei virus di mutare e di evolvere rapidamente) e in gran parte da animali selvatici. Fra le malattie emerse dalla fauna selvatica compaiono quella del legionario, l’Hiv/Aids, Ebola, Nipah, Hendra e più recentemente Sars (Severe acute respiratory syndrome) e Mers (Middle east respiratory syndrome), Hendra e Menangle, il virus del Nilo occidentale, Borrelia burgdorferi e altre ancora. Oggi la maggior parte delle malattie infettive, emergenti e riemergenti, provengono da animali. Uno studio di Katherine Smith e dei suoi collaboratori, pubblicato nel 2017, ha catalogato 12.102 epidemie avvenute fra il 1980 e il 2013, causate da 215 diverse malattie. Di queste, 139 (65%) erano zoonotiche e avevano causato l’insorgenza del 56% del totale delle epidemie.

Salto di specie
Anche Covid-19, la malattia causata da virus Sars-CoV-2, del gruppo dei Coronavirus (come Sars e Mers), è una zoonosi. Ai virologi non è ancora chiaro da quale animale il virus responsabile abbia fatto il salto (spillover) sugli umani, ma sospettano che la riserva naturale, cioè gli “ospiti serbatoio” di questo virus, siano i pipistrelli, anche se probabilmente è passato a un altro animale, “l’ospite di amplificazione”, prima di essere trasmesso all’uomo. Nel 2002 un altro Coronavirus, quello che causò la Sars (che uccise 800 persone e ne infettò molte migliaia), si diffuse dai pipistrelli allo zibetto (verosimilmente) e poi agli umani. In questo caso alcuni ricercatori hanno osservato che i Coronavirus sono una possibile causa di morte nei pangolini e che il virus Sars-CoV-2 e i Coronavirus dei pangolini usano recettori con strutture molecolari simili per infettare le cellule degli ospiti. Ciò ha fatto ritenere che i pangolini siano stato il tramite che ha permesso il salto del virus dai pipistrelli all’uomo. Va detto che i pangolini sono animali protetti, visto che alcune specie di questo genere sono in grave pericolo di estinzione. La legge cinese stabilisce che le persone che vendono pangolini possono essere punite con una pena detentiva di almeno tre anni. Ma ciò non ne ha limitato il commercio illegale. Ricordiamo che il Sars-CoV-2 è emerso nella città cinese di Wuhan a dicembre 2019 e che verosimilmente il contagio sugli uomini è avvenuto in un mercato dove frutta e verdura erano vendute insieme a carne macinata di manzo, maiale e agnello, polli spennati interi, granchi e pesci vivi. Come vivi venivano venduti serpenti, tartarughe, porcellini d’India, ratti del bambù, tassi, ricci, lontre, pangolini, zibetti di palma e cuccioli di lupo.

Tampone naturale
Questo non basta, però, a spiegare perché siamo arrivati a questo punto. Dietro all’aumento della frequenza di epidemie e al recente scoppio di due quasi-pandemie e una pandemia di zoonosi ci sono cambiamenti demografici, socioeconomici e, non ultimi, ecologici. Il declino della biodiversità è sotto gli occhi di tutti: un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione. Ogni anno decine di milioni di ettari di foreste e altri ecosistemi vengono distrutti, degradati, frammentati. E tutto questo mentre cresce l’importanza della nozione di servizio ecosistemico di regolazione delle malattie da parte della biodiversità: la biodiversità naturale e gli ecosistemi in buono stato di salute limitano l’esposizione e l’impatto di molti agenti patogeni, comprese le zoonosi, attraverso un effetto diluente o tampone. Al contrario, quando la biodiversità è sottoposta a pressioni è più probabile che emergano agenti patogeni. Il legame più evidente fra salute umana e perdita dell’integrità biologica del pianeta è probabilmente la diffusione delle specie aliene invasive e patogene. La globalizzazione e il trasferimento di organismi esotici hanno infatti portato a una diffusa omogeneizzazione biotica, la sostituzione di specie e varietà locali con specie e varietà non indigene. La febbre gialla, la dengue, la malaria e l’encefalite del Nilo occidentale sono alcune delle malattie che hanno superato le barriere biogeografiche attraverso movimenti dell’uomo.

Biodiversità da curare
La deforestazione e la frammentazione o la degradazione di un habitat, con conseguente perdita di diversità, portano cambiamenti nella frequenza dei contatti con una varietà di patogeni e con i loro vettori. Inoltre distruzione, frammentazione e degradazione, soprattutto delle foreste, possono avvicinare le persone alla fauna selvatica, aumentando le situazioni di interfaccia e di conseguenza il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche. Come ha scritto Jonathan Epstein, veterinario e ecologo dei patogeni animali, “non sono loro a cercarci, semmai siamo noi a cercare loro”. Diversi studi condotti in Uganda, Indonesia e Brasile mostrano che i disturbi alle foreste possono influenzare la dinamica delle malattie infettive su scala locale. La frammentazione delle foreste può alterare la dinamica delle malattie nei primati, importanti “ospiti serbatoio” di patogeni, e l’occupazione umana degli spazi sottratti ai primati e ai vertebrati in generale influenza fortemente i tassi di infezione fra le specie. L’emergenza del virus Ebola o dell’Hiv/Aids è stata associata alla trasformazione degli habitat e alla maggiore interazione dell’uomo con la vita selvatica. Gli uomini che frequentano habitat di scimpanzé tendono a condividere batteri gastrointestinali geneticamente simili con le scimmie. Gli stessi scimpanzé hanno sviluppato batteri resistenti a molteplici antibiotici, anche se non erano mai stati somministrati alla fauna selvatica locale. Le persone e il bestiame allevato che vivono vicino a lembi di foresta, in contiguità con scimmie, si scambiano con queste ultime batteri gastrointestinali a velocità sostenuta. Maggiore è il disturbo del frammento di foresta, più è alto il tasso di trasmissione batterica. Molte strategie di gestione possono essere utili nei casi in cui i cambiamenti nella diversità strutturale sono accompagnati da distruzione degli habitat naturali. Ad esempio, alberi da frutto favorevoli ad animali come primati e pipistrelli potrebbero essere mantenuti nelle aree centrali della foresta per ridurre i conflitti fra umani e fauna selvatica, come gli attacchi alle colture che si trovano ai margini degli habitat disturbati.

Nell’anno in cui la comunità mondiale cerca di definire un accordo quadro per affrontare il declino della diversità sul pianeta (a ottobre ci sarà il vertice a Kunming, Cina), la comunità scientifica ci suggerisce che la protezione dalle malattie infettive dovrebbe essere aggiunta all’elenco delle ragioni per cui conviene conservare la biodiversità genetica, di specie e di paesaggio, insieme a quella di mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso le cosiddette Nature based solutions, il ripristino di habitat degradati e la costruzione di nuovi ambienti. Il cambiamento climatico aggraverà l’onere globale delle malattie riducendo la biodiversità. Servono allora tutti gli sforzi possibili per ridurre e invertire il declino dell’integrità biologica del pianeta e per contenere il cambiamento climatico.

Virus in pillole 

I pipistrelli vivono in colonie e ospitano virus che possono provocare infezioni potenzialmente mortali nell’uomo. Hanno una risposta immunitaria molto efficiente e diffondono i virus facilmente.

I Coronavirus non si trasmettono direttamente dai pipistrelli all’uomo, i “vettori” del Covid-19 potrebbero essere serpenti o pangolini, ma l’ospite intermedio non è ancora stato identificato.

I Coronavirus infettano grazie a continue mutazioni della proteina superficiale del virus che funge da recettore e favorisce l’attacco alle cellule del nuovo ospite.

Il traffico di animali selvatici e i mercati della carne sono perfetti terreni di scambio per nuovi agenti patogeni e per il passaggio all’uomo: animali di diverse specie tenuti in condizioni di stress e vicinanza eccessiva, a stretto contatto con escrementi e virus altrui, se non addirittura macellati sulle stesse superfici.

Un impianto normativo rigoroso riguardo al commercio di fauna selvatica e ai mercati di animali vivi è un’assoluta priorità.

(a cura di Giulia Assogna)

 

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