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Cop26, l’Italia “aderisce” al Boga per ridurre petrolio e gas

L’Italia fra gli Stati amici della coalizione di chi mette in campo soluzioni per ridurre progressivamente la produzione di petrolio e gas. Pechino e Washington si impegnano a potenziare l’azione sul clima negli anni 2020. John Kerry: “La scienza ci dice che dobbiamo farlo”. Pubblicata la bozza di documento finale del vertice di Glasgow. Legambiente: “Un testo vago, i negoziati dei prossimi giorni saranno cruciali”.  Donne e società civile al centro dell’azione climatica

Il ministro Roberto Cingolani ha annunciato che l’Italia aderisce al Beyond Oil and Gas Alliance (Boga), la coalizione internazionale in cui governi e stakeholder mettono in campo soluzioni utili per facilitare la riduzione progressiva della produzione di petrolio e gas. “L’ho comunicato al ministro danese – ha riferito Cingolani – L’Italia su questo programma è perfino più avanti e abbiamo le idee chiare: il grande piano per le rinnovabili con 70 miliardi di watt per i prossimi 9 anni per arrivare al 2030 con il 70% di energia elettrica pulita”.

Clima, Cina e Usa annunciano iniziativa congiunta

foto di John KerrtLa Cina ha annunciato la presentazione di un’iniziativa congiunta con gli Usa per ridurre le distanze fra le posizioni delle due potenze sulla crisi climatica. Così Xie Zhenhua, capo negoziatore cinese, confermato in una dichiarazione congiunta in cui Pechino e Washington si impegnano a “potenziare l’azione sul clima negli anni 2020”, Il rappresentante cinese ha sottolineato come le due parti riconoscano “il divario che esiste tra gli sforzi attuali e gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi” e si impegnano quindi a “potenziare l’azione” per contenere il riscaldamento globale.
“Le due più grandi economie del mondo hanno concordato di lavorare insieme sulle emissioni in un decennio decisivo”, ha affermato l’inviato Usa per il Clima John Kerry spiegando i contenuti della dichiarazione congiunta con Cina e Stati uniti.
Kerry ha aggiunto che il presidente degli Stati Uniti Biden e il presidente cinese Xi hanno avuto una conversazione poche settimane fa e hanno deciso di lavorare insieme. “Dobbiamo farlo molto più velocemente in questo decennio decisivo – ha aggiunto Kerry – non perché la Cina o gli Stati Uniti dicano che dobbiamo, ma perché la scienza dice che dobbiamo”.

Cop26, la prima bozza dell’accordo: “ridurre emissioni del 45% al 2030”

La prima bozza di testo del documento finale della Cop26 è stata pubblicata questa mattina alle ore 5:51. Si legge che ” limitare il riscaldamento globale a 1,5° C al 2100 richiede rapide, profonde e sostenute riduzioni delle emissioni globali di gas serra. Per farlo serve ridurre le emissioni globali di anidride carbonica del 45% al 2030 rispetto al livello del 2010 e a zero nette intorno alla metà del secolo“. La bozza “invita le parti a considerare ulteriori opportunità di ridurre le emissioni di gas serra che non sono anidride carbonica”, “chiede alle parti di accelerare l’eliminazione del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili” e “sottolinea l’importanza critica delle soluzioni basate sulla natura e degli approcci basati sugli ecosistemi, compreso quello di proteggere e ripristinare le foreste, nel ridurre le emissioni e proteggere la biodiversità”.

“Questa mattina – commenta Mauro Albrizio, responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles – la presidenza britannica ha reso nota la prima bozza della decisione quadro dell’Accordo di Glasglow. Si tratta di un testo ancora vago che non inserisce impegni concreti su due punti cruciali: impegni di riduzione delle emissioni per dimezzarle e stare entro la soglia critica del 1,5 °C e la finanza climatica, ossia gli aiuti ai Paesi poveri di 100 miliardi l’anno dal 2020 al 2025, e quindi 600 complessivi. Positiva l’introduzione per la prima volta di un riferimento al phasing out del carbone e dello stop ai sussidi alle fonti fossili, ma anche in questo caso vanno inseriti impegni concreti. Si tratta soltanto di una prima bozza per trattare, i prossimi giorni di conferenza saranno cruciali”.

Sulla riduzione delle emissioni, fanno la loro parte anche ventiquattro Paesi e un gruppo di case automobilistiche leader  che si sono impegnati a porre fine all’era dei veicoli alimentati da combustibili fossili entro il 2040 “o prima”. L’accordo per vendere solo veicoli a zero emissioni include Canada, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Irlanda e Regno Unito, che avevano già accettato di eliminare gradualmente le vendite di nuove auto a benzina e diesel entro il 2030.

Ford, Mercedes, Volvo e Mercedes-Benz sono tra le case automobilistiche che hanno firmato l’accordo, impegnandosi a raggiungere l’obiettivo entro il 2035 nei “mercati principali”, come avevano già fatto numerose città e governi regionali, tra cui New York, Londra, Barcellona e l’Australian Capital Territory. Un altro gruppo di paesi, tra cui India e Kenya, ha accettato di “lavorare intensamente verso una proliferazione accelerata” di veicoli a zero emissioni.

Cop26 contro le disuguaglianze

Foto: UNDP Timor-Leste-Yuichi Ishida

La bozza del documento finale introduce anche alcuni argomenti discussi ieri nella giornata del 9 novembre, dedicata alle disuguaglianze, soprattutto alle donne e alle ragazze che per varie ragioni sono tra i soggetti più colpiti dalla crisi climatica, spesso ai margini della società. Il testo “incoraggia le parti ad accrescere la piena, significativa ed eguale partecipazione delle donne nell’azione climatica, e a garantire mezzi di attuazione rispettosi del genere“. Inoltre “riconosce l’importante ruolo dei soggetti non statali, compresa la società civile, i popoli indigeni, i giovani e altri soggetti, nel contribuire ai progressi verso l’obiettivo della Convenzione (dell’Onu per i cambiamenti climatici, l’Unfccc, n.d.r.) e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”. In un video diffuso alla Conferenza, si sottolineano le difficoltà che molte ragazze incontrano regolarmente: “Il cambiamento climatico fa male a tutti. Ma se ci sono gruppi con meno libertà e minori mezzi, vengono danneggiati di più. E le donne sono fra questi”. Migliaia di attivisti, tra cui molti indigeni, sono arrivati a Glasgow per tenere alta l’attenzione sulle categorie più colpite dalla crisi nell’appuntamento dedicato alle differenze di genere.

È intervenuta anche Alexandria Ocasio Cortez, la deputata democratica degli Stati Uniti . «L’America è tornata. Non solo perché abbiamo ripreso la strada che gli Usa stavano perseguendo prima di Trump sul clima», ha detto nel suo intervento. «Ora abbiamo un approccio diverso. Sappiamo di dover realizzare risultati per ottenere credito nella lotta ai cambiamenti climatici».

Il resto della giornata di lavori è stato dedicato alla scienza e all’innovazione, in particolare alle soluzioni che la scienza può fornire per velocizzare la decarbonizzazione e la transizione ecologica.

La Commissione europea ha annunciato anche un finanziamento supplementare da 100 milioni di euro per il Fondo di adattamento ai cambiamenti climatici (Adaptation Fund), discusso nella seconda settimana di Conferenza. E l’Oms ha reso noto che oltre 47 Paesi si sono impegnati a decarbonizzare il loro sistema sanitario e a renderlo resistente al cambiamento climatico.

Nel frattempo, il think tank indipendente Cimate action tracker ha fatto sapere che con le politiche attuali il riscaldamento di fine secolo potrebbe arrivare a +2,7 °C. Il gruppo sottolinea anche che gli obiettivi per il 2030 sono spesso incompatibili con l’obiettivo net zero (neutralità climatica). Rispettando alla lettera i nuovi impegni presentati a Glasgow, l’incremento sarebbe “solo” dell’1.8°C. Secondo l’organizzazione indipendente quindi, per monitorare in modo efficace la situazione globale sarebbe importante che i Paesi aggiornassero i loro NDCs con i target di emissioni ogni anno e non solo ogni 5 anni.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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