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Emissioni di CO2, perché è anche una ‘questione alimentare’

pestici in agricoltura

Anche Slow Food si augura che nel corso di Cop24, la Conferenza mondiale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite e in programma a Katowice in Polonia, si metta in pratica quanto messo nero su bianco nel 2015 con l’Accordo di Parigi. La comunità internazionale dovrà infatti definire le azioni da intraprendere prima del 2020, quando l’Accordo diventerà effettivamente operativo e quando, soprattutto, si dovrà definire la spinosa questione dei finanziamenti necessari per la lotta ai cambiamenti climatici e per l’adattamento da parte delle nazioni più vulnerabili. In questo percorso, secondo Slow Food, i grandi del pianeta non potranno non tenere conto anche di una nuova regolamentazione per il sistema dell’industria alimentare.

“Sarebbe tempo che la Cop riconoscesse le responsabilità del sistema alimentare industriale nella creazione di emissioni di CO2”, commenta Ursula Hudson, presidente di Slow Food Germania e membro del Comitato Esecutivo di Slow Food Internazionale. “I tre maggiori produttori mondiali di carne generano più emissioni di CO2 di quelle emesse da un paese come la Francia, e quasi quanto alcune delle più grandi compagnie petrolifere. Se queste aziende fossero un paese, sarebbero il settimo produttore di emissioni di gas serra al mondo”. Ciò nonostante, aggiunge, “si continua a non trovare traccia della questione nei negoziati”.

Quello di Ursula Hudson è un monito condivisibile considerato anche il fatto che l’agricoltura, e in genere gli usi del suolo, causano a livello globale un quarto delle emissioni totali di CO2 (IPCC). “In Europa, se includiamo anche i consumi energetici per la coltivazione e la produzione del cibo, il trasporto, la refrigerazione, la preparazione, arriviamo al 40%. È tempo che la comunità internazionale prenda in considerazione questi dati”.

“Abbiamo bisogno di politici coraggiosi che non abbiano paura di sanzionare le industrie che non rispettano gli obiettivi climatici – conclude la presidente di Slow Food Germania -. Servono impegni concreti e vincolanti per ridurre le emissioni di CO2 e incentivi per chi pratica un’agricoltura agro-ecologica, alleva in modo estensivo e produce artigianalmente, salvando biodiversità e proteggendo i suoli. Occorre ridurre in modo importante i consumi di carne (i due terzi delle emissioni del settore agricolo sono dovute all’allevamento) e tutelare gli ecosistemi marini, gli oceani, capaci di sequestrare grandi quantità di CO2. Purtroppo non sono stati fatti molti passi in avanti dall’ultima COP. Questo è molto preoccupante, soprattutto se vogliamo fermare il riscaldamento globale entro i +2°C e salvare il pianeta, rendendolo vivibile per le generazioni future. Siamo la prima generazione in grado di constatare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici ma siamo anche l’ultima che può intervenire per cambiare le cose”.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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