COP24, gli impegni finanziari al centro dei negoziati

Al vertice sul clima i delegati fanno passi avanti ma alcuni nodi restano irrisolti. Si rischia nuova frattura tra paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. Serve un segnale forte dell’Europa. Il diario da Katowice di MAURO ALBRIZIO

Un panel con le bandiere di tutti i Paesi partecipanti alla Conferenza sul Clima Cop24

Qui a Katowice i negoziati sono entrati nel vivo. Passi in avanti sono stati fatti sul “Rulebook” ossia sul quadro normativo indispensabile per rendere operativo l’Accordo di Parigi. Ma alcuni nodi sono ancora irrisolti e rischiano di compromettere quello spirito di fiducia tra governi, fondamentale per trovare un accordo su un pacchetto di decisioni ambizioso ed equilibrato in grado di dare gambe all’accordo e consentire il successo della conferenza.

Non si tratta, come diversi media nei giorni scorsi hanno evidenziato, del tentativo provocatorio di minare gli obiettivi di lungo termine di Parigi da parte di Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Kuwait. Il loro tentativo di mettere in discussione il recente rapporto dell’IPCC e la necessità di impegnarsi a contenere il riscaldamento globale entro la soglia critica di 1.5°C ha avuto l’effetto opposto a quello auspicato. Anziché allargare la loro sfera di influenza, sta portando al loro isolamento e alla perdita di potenziali compagni di strada come i paesi dell’Europa dell’est.

Si rischia invece di ricreare pericolosamente una divisione tra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati. Una frattura ricomposta con successo a Parigi e che a Katowice sta riemergendo su due questioni cruciali: sostegno finanziario e flessibilità nell’attuazione degli impegni.

Il sostegno finanziario ai paesi più poveri e vulnerabili è cruciale, non solo per ristabilire l’indispensabile spirito di fiducia tra i governi, ma anche per rendere possibile un’ambiziosa azione climatica a livello globale, garantendo loro un sostegno adeguato certo e duraturo nel tempo. L’ambiguità dei paesi ricchi qui a Katowice sugli impegni finanziari presenti e futuri sta irrigidendo fortemente i paesi in via di sviluppo che, in risposta, hanno ripreso a chiedere una forte flessibilità nell’attuazione degli impegni. Flessibilità che rischia di tradursi in vera e propria differenziazione degli impegni di riduzione delle emissioni e compromettere così l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura entro la soglia critica di 1.5°C.

Per sbloccare questa situazione di stallo nei negoziati serve sin dalle prossime ore un segnale forte dell’Europa. Deve sostenere con forza la richiesta dei paesi in via di sviluppo di avviare qui a Katowice il processo per definire il nuovo obiettivo post-2025 che vada oltre i 100 miliardi di dollari l’anno già previsti entro il 2020. Nello stesso tempo, dovranno essere sottoscritti da parte dei paesi donatori impegni concreti per incrementare gli attuali aiuti – che secondo l’UNFCCC ammontano a circa 70 miliardi di dollari inclusi i 15 miliardi di provenienza privata – in modo da essere certi che si raggiunga l’obiettivo dei 100 miliardi entro il 2020, con un‘equa ripartizione tra mitigazione e adattamento, e che questo sostegno sia garantito negli anni successivi, in attesa di concordare il nuovo obiettivo post-2025. L’Europa si deve impegnare ad andare oltre gli attuali 20 miliardi di euro, incrementando soprattutto il sostegno alle azioni di adattamento.

Impegni finanziari che dovranno essere accompagnati dall’adozione nel Rulebook di solide e trasparenti norme contabili in grado di consentire una chiara rendicontazione del sostegno fornito ai paesi in via di sviluppo sia per la mitigazione e l’adattamento che per le perdite e i danni subiti dai cambiamenti climatici in corso. Solo così sarà possibili ricostituire una “Coalizione di Ambiziosi” in grado di ricreare lo spirito di Parigi. Quell’ampia alleanza trasversale tra paesi industrializzati emergenti e in via di sviluppo che consentì a Parigi l’adozione dell’Accordo e che a Katowice può avviare la sua traduzione in realtà.