COP24, Europa al bivio di Katovice

Per il successo della Cop24 è cruciale che il Vecchio Continente si impegni in modo chiaro e forte ad aumentare entro il 2020 i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con la soglia critica di 1,5° C. Va superato il minimalismo della presidenza polacca, che ha portato all’ambiguità europea sui tagli ai gas climalteranti

L'immagine di una bandiera dell'Unione Europea

Domenica 2 dicembre si è aperto a Katowice la Conferenza sul clima. La Cop24 è una tappa cruciale del viaggio intrapreso a Parigi nel dicembre 2015 per vincere la crisi climatica. A tre anni dall’accordo, come evidenzia il recente rapporto dell’Ipcc, la strada che abbiamo davanti è ancora in salita. Ma possiamo e dobbiamo farcela.

Per il successo di Katowice è cruciale che l’Europa si impegni in modo chiaro e forte ad aumentare entro il 2020 i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con la soglia critica di 1,5° C. Un segnale indispensabile per creare le condizioni politiche favorevoli all’adozione di un pacchetto di decisioni ambizioso ed equilibrato, articolato su tre pilastri: adozione del cosiddetto “Rulebook” (Pawp – Paris agreement work programme), ossia delle linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi, come previsto entro il 2020, garantendo la necessaria flessibilità ai Paesi in via di sviluppo sulla base delle loro capacità; impegno dei governi ad aumentare entro il 2020 gli attuali impegni (Ndcs), in linea con la soglia critica di 1,5° C; adeguato sostegno finanziario ai paesi più poveri e vulnerabili per far fronte ai loro impegni di riduzione delle emissioni e potersi adattare ai mutamenti climatici in corso, concordando un processo per definire il nuovo obiettivo post-2025 che vada oltre gli attuali 100 miliardi di dollari l’anno previsti entro il 2020.

Serve un forte protagonismo europeo in grado di superare il minimalismo della presidenza polacca, che ha portato all’ambiguità dell’attuale posizione europea, espressa nelle conclusioni del Consiglio Ambiente dello scorso 9 ottobre, in cui l’Europa si impegna solo a “comunicare o aggiornare il suo Ndc entro il 2020”.