Controcorrente

Le parole ci aiutano a dare un ordine al dolore caotico che ci prende di fronte alla mancanza di una persona cara. Oggi, da quando ho appreso della morte di Giuliano, mi rendo conto che questa è la parola su tutte che mi torna sempre in mente

Le parole ci aiutano a dare un ordine al dolore caotico che ci prende di fronte alla mancanza di una persona cara. Oggi, da quando ho appreso della morte di Giuliano, mi rendo conto che una parola su tutte mi torna sempre in mente: controcorrente.

Lucido e provocatorio in questo suo andare in direzione ostinata e contraria. Sicuramente controcorrente anche nel come sapeva essere provocatorio. Nulla a che fare con lo stile becero e violento in voga oggi sui social media, o con lo stile dei provocatori di professioni urlanti nei talk show. Anche su questo è stato controcorrente. La sua è stata sempre una provocazione intellettuale, illuminista, nel senso letterale del termine: illuminata dalle connessioni logiche del suo ragionamento, che seguiva con ostinazione, per dirla con De Andrè, indifferente e forse anche insofferente verso le palesi contraddizioni che il confronto con la realtà faceva esplodere. Mi ricordo sempre il mio disorientamento quando, più di vent’anni fa, lo sentivo dichiarare che si produceva troppo cibo, che c’era troppa agricoltura, mentre milioni di persone morivano di fame. Il suo ragionamento era limpido e lucido, non veniva a patti con le articolazioni della realtà politica e sociale, che ovviamente non gli sfuggivano, ma pretendeva che si partisse dalla corretta definizione dell’orizzonte in cui ci muoviamo per dedurne le azioni politiche, e non il contrario che inevitabilmente ci avrebbe portato ad inseguire il senso comune, finendo per giustificare, con la scusa di ingiustizie sociali incommensurabili, scelte economiche e ambientali suicide. Non a caso rivendicava con orgoglio d’essere stato l’inventore del termine ambientalismo scientifico, il vero inossidabile filo conduttore di tutta la sua vita culturale, impegnato ad indagare sugli gli scenari dell’evoluzione della nostra specie e del mondo in cui abita e la difficile traduzione nella concretezza della politica.

E questa sua inossidabilità mi è stata di grande aiuto negli otto anni della mia presidenza in Legambiente, perché era un richiamo, anche etico, a non cedere alla lettura superficiale e di moda della realtà e dei fenomeni, ad accettare la provocazione del suo lucido pensiero. Che accettavo perché sempre mi costringeva a tenere alto il profilo del mio ragionamento, così accettati di scrivere un contributo nel suo “II dizionario dell’estinzione”, in cui ha dato una trattazione sistematica della sua scoperta: ci troviamo nell’era della diminuzione, demografica, innanzitutto, ma anche dei consumi e delle risorse, e questa incredibile congiuntura, contro tutti i pensieri scontati, apre nuove incredibili possibilità di felicità e di emancipazione, della donna innanzitutto. E lo ha sostenuto mentre intorno le cose del mondo ci stanno dicendo l’esatto contrario.

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