A contatto con la natura, vacanze essenziali con il bushcraft

Insegna agli adulti come sopravvivere nei boschi. In Nord Europa è utilizzato da scuole e aziende per fare gruppo. E ora sta prendendo piede anche in Italia / Leggi Vacanze speciali, l’estate italiana del 2020 dal mensile di luglio-agosto

di CHIARA CAROVANI

Dal mensile di luglio-agosto – “L’arte di sopravvivere nel bosco” forse non è la traduzione più letterale ma è sicuramente quella più evocativa delle attività di bushcraft. Le sue origini risalgono alla tradizione dei trapper americani, i cacciatori di pellicce come David Crockett, che percorrendo lunghe distanze alla ricerca di animali selvaggi ad alta quota dovevano ridurre i bagagli all’essenziale e arrangiarsi con ciò che trovavano. Oggi, da soli o in gruppi organizzati, l’attività consiste nell’allestire un campo base nel bosco per soggiornarvi almeno una notte ed esplorare il territorio circostante per reperirvi l’occorrente. Non ci sono limiti all’essenzialità delle attrezzature, il divertimento sta tutto nel sapersi procacciare il necessario. Nei Paesi anglosassoni le uscite bushcraft sono previste dalla scuola, dalle famiglie e perfino dalle aziende come espediente per migliorare il team working. Si tratta infatti di attività che hanno maggior successo in gruppo, confermando come la collaborazione permetta all’umanità di sopravvivere meglio. «Anche gli italiani vogliono andare nel bosco per staccare la spina e vivere una piccola avventura – racconta Renzo Dinozzi della Scuola nazionale Cimone outdoor – C’è tanta curiosità per il territorio, per le piante, per scoprire come reperire l’acqua e dormire sotto il firmamento». I corsi di tutti i gruppi prevedono nozioni che vanno dai livelli elementari di affissione del fuoco, orientamento, legature per la costruzione di un rifugio, conoscenza della flora e potabilizzazione dell’acqua a tecniche più complesse. La differenza fra i diversi gruppi che praticano il bushcraft è nell’approccio con cui vengono vissute le uscite. La Scuola nazionale Cimone outdoor, ad esempio, struttura i corsi come momenti ludici e di piacere. «Abbiamo un approccio soft per concentrarci più sull’insegnamento delle tecniche che sullo sforzo fisico – riprende Dinozzi – Vogliamo che sempre più persone possano beneficiare dello stare nel bosco sentendosi sicure grazie alle tecniche apprese. Noi educhiamo all’ambiente attraverso la socialità, per questo quando qualcuno arriva con un coltello alla Rambo lo dissuadiamo dall’usarlo. Arrostire i viveri con i bastoncini e fare il pane tutti insieme è parte integrante del bushcraft». Per altri l’elemento survival è invece centrale. «Forniamo competenze trasversali legate alla sopravvivenza che possono essere usate da chi fa viaggi avventura – spiega Simone Talamo, fondatore di Bushcrafter – come da chi deve lavorare in zone selvagge e remote e ha bisogno di sapersela cavare». Grazie alle sue esperienze nel web marketing, Talamo ha organizzato una community online dove offre manuali e corsi sempre più articolati, fino alla specializzazione in tecniche di sopravvivenza in contesti selvaggi. La sopravvivenza e la sfida con se stessi sono alla base della disciplina. Le attrezzature sono così ancora più minimaliste, si dorme a contatto con il suolo, poca acqua e cibo per avere condizioni più sfidanti. Al netto degli approcci, tutte le forme di bushcraft hanno però in comune il profondo rispetto verso l’ecosistema e i suoi elementi. Il concetto leave no trace viene applicato in ogni attività per lasciare il luogo senza nessuna traccia umana. Solitamente tutti i partecipanti devono portare con sé i sacchi con cui ripulire il bosco dai rifiuti che vi trovano. «Non siamo abituati a prestare attenzione a ciò che ci circonda – confida Renzo Dinozzi – Quando mi ringraziano per la rigenerazione provata nel dormire sotto le stelle o per aver trovato la forza di affrontare il buio, ho la conferma che abbiamo raggiunto il nostro scopo».

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