Come migliorare l’ecobonus al 110% per avere una reale riqualificazione edilizia

Concreto risparmio per le famiglie, effettiva sicurezza degli edifici, recupero dell’edilizia residenziale pubblica. Legambiente propone alcune modifiche alla misura del governo per fare del green deal il pilastro del rilancio del Paese. E ridurre le disuguaglianze

foto di operai al lavoro

Vale davvero la pena capire se il nuovo ecobonus che copre il 110% delle spese di riqualificazione degli immobili, proposto dal Governo nel Decreto “rilancio”, rappresenti quell’accelerazione delle politiche green indispensabile per fermare la crisi climatica ma anche per rilanciare l’economia nella fase post Covid. Gli elementi, apparentemente, ci sono tutti e l’attenzione che sta catturando è ben motivata perché ci troviamo di fronte al più alto incentivo al mondo per interventi sul patrimonio edilizio privato. In nessun altro Paese infatti si finanziano per intero le spese per chi mette mano a condomini e case private, attraverso un meccanismo che arriva a coprire il 110% dei costi con anche la cessione del credito alle banche. In sostanza le famiglie potranno beneficiare di lavori gratis. Tutto bene dunque? Per capirlo dobbiamo guardare a quali sono gli obiettivi che ci si vuole porre con questo strumento. Se l’intento è aprire cantieri va benissimo, ma un intervento di questa dimensione dovrebbe contribuire a un radicale cambiamento nelle forme di intervento sul patrimonio edilizio rispetto al passato. Per chiarire quali sono le sfide che abbiamo di fronte Legambiente ha elaborato alcune proposte di modifica, in vista del voto in parlamento, su cui ha aperto un’interlocuzione con ministeri e parlamentari. A nostro avviso il primo obiettivo che occorre porsi è di fare in modo che a fronte di così tanti soldi pubblici si realizzino interventi che fanno davvero risparmiare le famiglie e che migliorino la sicurezza statica degli edifici. L’attuale proposta ha il limite di premiare anche interventi limitati, che potrebbero portare le abitazioni semplicemente in Classe E di rendimento energetico, senza neanche intervenire a rafforzare le strutture quando larga parte del territorio italiano è a rischio sismico. Il secondo obiettivo è di spingere innovazioni negli impianti di riscaldamento e raffrescamento degli edifici, perché oggi è possibile installare impianti “fossil free”, che non usano gas ma efficienti pompe di calore elettriche allacciate a impianti fotovoltaici. Se dobbiamo investire così tante risorse pubbliche, debbono andare a realizzare interventi che portano un beneficio per tutti, come quello di contribuire ad avere aria pulita nelle nostre città. Non dobbiamo poi dimenticare le conseguenze sociali della crisi che stiamo vivendo, per questo dobbiamo fare in modo che tra le priorità d’intervento vi siano gli edifici di edilizia residenziale pubblica, ossia dove vivono le persone in situazioni di disagio e che hanno più difficoltà a pagare le bollette energetiche. Purtroppo il rischio che proprio questi cantieri non si aprano è fortissimo, perché i tempi previsti sono troppo stretti per procedure che devono prevedere diversi passaggi fino alle gare d’appalto. In questa parte il provvedimento dovrà cambiare come su altri aspetti importanti. Ad esempio in materia di lavoro irregolare che purtroppo continua in questo settore. Legambiente ha avviato in questi mesi un percorso di confronto con il sindacato dei lavoratori edili, la Fillea-Cgil, che ha portato a una proposta di rilancio del settore incentrata su ambiente, sicurezza e contrasto al lavoro in nero. Ma la sfida politica più grande che abbiamo di fronte è di far capire al settore edilizio e alle famiglie che non siamo di fronte a un intervento generosissimo ma estemporaneo. Il messaggio non deve essere “sbrigatevi ad aprire i cantieri perché tra un anno finisce tutto”. Al contrario si deve puntare a far capire che la riqualificazione edilizia diventerà un pilastro del green deal italiano, e che nei prossimi anni queste politiche continueranno attraverso meccanismi che premiano chi più è capace di ridurre i consumi e di mettere in sicurezza case e palazzi, e che ci saranno programmi per aiutare i Comuni che vorranno intervenire nei tessuti urbani più degradati per affrontare anche i problemi di degrado sociale e ambientale che purtroppo caratterizzano tante periferie delle nostre città. È una frase che abbiamo sentito tante volte in questi mesi di quarantena, ma davvero non dobbiamo sprecare la crisi del Covid per mettere il green deal al centro del rilancio del Paese e ridurre le disuguaglianze.

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