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Coltivare foreste resilienti

Boschi Italiani

La tempesta Vaia è arrivata dopo altri eventi simili che negli ultimi anni hanno interessato le foreste d’Europa. Per molti ricercatori e ambientalisti non si è trattato insomma di un fenomeno inaspettato sebbene l’entità dei danni e il territorio coinvolto, fra i meglio gestiti nel Paese, ha sorpreso tanti. Cinque, fra Regioni e Province autonome, i territori coinvolti con 42.500 ettari di boschi distrutti, pari e 8,7 milioni di m3 di legname schiantati a terra dal vento (7 volte il materiale prodotto in un anno dalle segherie italiane), che in alcuni casi ha superato i 200km/h. 

Gli effetti di Vaia delineano un quadro complesso da gestire perché associa questioni ecologiche e ambientali con fattori economici e di sviluppo territoriale. Questioni complesse che non permettono semplificazioni rispetto alla crisi climatica, che ci deve interrogare su come agire nel presente per prepararci ad affrontare le sfide future. A questo proposito è utile ricordare che l’estate del 2017 è stata la seconda più calda nell’epoca moderna, con piogge ridotte del 4,1%, temperature cresciute di 2,48 gradi e con gli incendi più distruttivi degli ultimi vent’anni.

Una lettura sul post Vaia deve partire dalle valutazioni dei suoi effetti e dal monitoraggio dei danni ecologici ed economici che ha provocato. Solo la perdita di servizi ecosistemici garantiti da quelle foreste ammonta a circa 20 milioni di euro all’anno, mentre la riduzione del valore commerciale del legname provocherà l’80% di incassi in meno da parte di proprietari pubblici e privati. Gli effetti di Vaia avranno ripercussioni negative sui prezzi per almeno i prossimi tre anni. E questo richiede interventi pubblici di sostegno per evitare il crollo del valore dei prodotti boschivi locali.

Il dopo Vaia è già in atto, ma non sappiamo ancora con quale consapevolezza culturale e politica sta avvenendo. Un fatto è certo: la classica piantagione, ancor più se di una sola specie come l’abete rosso, non è di nessuna utilità per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, che sempre più coinvolgeranno le nostre foreste. Servono strategie di adattamento a medio e lungo termine, insieme a interventi di mitigazione molto incisivi per migliorare la biodiversità, favorire la crescita delle difese naturali e una diversa struttura delle foreste in grado di rispondere agli effetti climatici che sollecitano gli habitat forestali. Vaia ci insegna anche che bisogna saper intervenire per gestire emergenze destinate a essere sempre più frequenti, ricorrendo a strumenti straordinari ma attuando una tutela efficace dell’ambiente. Da questo punto di vista, l’ordinanza emanata dal capo del dipartimento della Protezione civile, che ha permesso di intervenire in deroga alle normative di tutela nazionali e comunitarie, ha offerto pochissime garanzie di tutela degli habitat interessati. È comprensibile il ricorso a uno strumento che permette di attivare interventi urgenti per rispristinare i boschi, liberarli dal legname schiantato a terra anche per evitare di compromettere dal punto di vista fitosanitario il patrimonio boschivo ancora integro, ma non si possono ignorare le misure di conservazione e di tutela dei siti Natura 2000 com’è stato fatto in questa prima fase. Dal punto di vista della prevenzione, invece, Vaia ci lascia un’importante lezione poiché ci interroga sui rischi causati dalla frequenza di questi eventi, che non sono più eccezionali ma stanno diventano la norma per i nostri boschi. Per questo fra le misure di prevenzione gioca un ruolo importante la pianificazione forestale, che deve comprendere l’analisi della previsione dei rischi, valutando le azioni da compiere per ridurre la vulnerabilità della foresta. Bisogna immaginare un sistema simile a quello della prevenzione degli incendi, con una fase di previsione e analisi dei pericoli, prevenzione dei rischi con azioni di mitigazione degli effetti e successiva risposta per eliminare il rischio attraverso la lotta attiva.

Foreste più resistenti e resilienti, interessate da una pianificazione accurata e una gestione sostenibile in grado di migliorare la biodiversità e i servizi ecosistemici del bosco. Sono queste le linee guida per garantire, attraverso un’azione guidata dalle istituzioni, un futuro al nostro patrimonio forestale.

Antonio Nicolettihttps://www.lanuovaecologia.it
Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente

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