Su Feedback le fake news di Coalition CO2

Coalition CO2, organizzazione vicina all’amministrazione Trump, è riuscita a promuovere sul social network una serie di post per screditare le teorie scientifiche sulle cause del riscaldamento globale. Una minaccia seria a una corretta informazione sulle questioni ambientali / STOP CLIMATE FAKE, l’approfondimento su Nuova Ecologia

Immagine di un'industria

“Il mondo ha bisogno di bruciare più combustibili fossili”. È il contenuto di un post pubblicato su Facebook da Coalition CO2, finito lo scorso 23 giugno sotto la lente d’ingrandimento di Climate Feedback, team di scienziati del clima impegnato in una campagna di fact-checking su notizie e commenti che circolano in rete e sui social network su ambiente, cambiamenti climatici e sfruttamento energetico.

Il team ha scoperto che il post di Coalition CO2 era stato scritto e argomentato con il chiaro obiettivo di screditare i modelli adottati dagli scienziati del clima per spiegare le cause del riscaldamento globale collegandole alle attività dell’uomo. Inizialmente il post era stato pubblicato come un pezzo di opinione sul sito conservatore Washington Examiner. Una volta socializzato su Facebook, è stato contrassegnato come “falso” da Facebook e a Coalition CO2 è stato impedito di promuoverne la veicolazione con una sponsorizzazione a pagamento.

Il post è comunque riuscito a riemergere sul social network. Secondo quanto rilevato da Climate Feedback un dipendente del colosso di proprietà di Mark Zuckerberg avrebbe tolto al post l’etichetta che lo contrassegnava come informazione falsa, permettendogli così di essere visualizzato e condiviso da migliaia di utenti. Liberata dalla “pesante” etichetta, Coalition CO2 è stata di nuova autorizzata a sponsorizzare questo e altri post, riprendendo a promuovere fake news sui cambiamenti climatici, accompagnate da dichiarazioni come ad esempio “Stiamo salvando le persone del pianeta dalle persone che affermano di salvare il pianeta”. Messaggi che in pochissimo tempo hanno ricevuto più di 50.000 impression.

Coalition CO2 non è l’unica piattaforma che negli Stati Uniti prova a sfruttare gli “spazi” concessi da Facebook per divulgare fake news sul clima. Tra i negazionisti climatici più attivi su questo social network c’è Pat Michaels, scienziato che per decenni a Washington ha provato a contrastare l’approvazione di norme per limitare l’uso di carbonio. Recentemente Michaels ha dichiarato a E&E News di voler continuare a utilizzare Facebook per raggiungere fette sempre più ampie del pubblico conservatore americano per convincerle del fatto che i cambiamenti climatici, in realtà, non rappresentano un problema significativo.

Coalition CO2 gode di molto credito all’interno dell’amministrazione Trump. Uno dei suoi fondatori, William Happer, ha fatto parte del Consiglio di sicurezza nazionale alla Casa Bianca e in passato ha tentato, senza successo, di effettuare una revisione a dir poco contraddittoria della scienza del clima. Un altro dei suoi membri, Mandy Gunasekara, è invece capo dello staff dell’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente. Coalition CO2 è per buona parte finanziata da fondazioni conservatrici che si oppongono a tutte le norme contro lo sfruttamento di combustibili fossili. Tra i suoi sostenitori c’è anche la famiglia Mercer, tra i principali alleati di Trump alle elezioni del 2016.

L’attacco di Climate Feedback a Facebook, che finora si è rifiutato di rilasciare commenti su quanto accaduto, non si è fatto attendere. Andrew Dessler, scienziato della Texas A&M University e membro del team, ha detto che Facebook, così come altre società di social media, consente alle persone di “vivere in queste bolle dove sentono solo le informazioni che vogliono. È un modo potente per disinformare le persone”, perché si “permette alle persone di vivere in una bolla in cui non devi mai confrontarti con idee che non vuoi affrontare”.

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