Clima, servono 1,8 trilioni di dollari per fermare l’emergenza

Lo dice l'ultimo rapporto della Commissione globale sull'adattamento. L'aumento del livello di mari e oceani causerà la fuga di centinaia di milioni di persone, con una spesa di 1 trilione di dollari l'anno entro il 2050

L'immagine di donne africane al lavoro nei campi

Trilioni di dollari di investimenti ma soprattutto una “rivoluzione” del pensiero. Secondo la Commissione globale sull’adattamento (Gca) sono questi gli strumenti di cui nell’immediato la comunità internazionale deve dotarsi per rispondere con efficacia alla minaccia del riscaldamento globale e per “impedire un apartheid climatico”.

Per la Commissione nel prossimo triennio andranno realizzati investimenti per 1,8 trilioni di dollari – un costo di gran lunga inferiore alle conseguenze dell’inazione per arginare la crisi climatica – che avranno effetti positivi dal valore di 7 trilioni. Secondo uno studio della Commissione presentato oggi, il più grande ostacolo che impedisce di sdoganare questa strategia è “una mancanza di leadership politica che risvegli le persone dal torpore collettivo”. Motivo per cui quello che serve “è una rivoluzione” che faccia davvero capire i pericoli del riscaldamento globale e aiuti a trovare soluzioni concrete.

Se non si prendono provvedimenti immediati, gli effetti già nel breve periodo saranno “povertà, penurie d’acqua, alti livelli di migrazione, con ripercussioni inconfutabili
sulle vite umane”. In base alle stime pubblicate, 100 milioni di persone in più scivoleranno verso la povertà entro il 2030, ogni anno 5 miliardi di persone saranno colpite da penuria di
acqua contro gli 1,4 miliardi di oggi. La competizione per l’acqua causerà ingenti flussi migratori e ulteriori conflitti. L’aumento del livello dei mari e oceani causerà la fuga di centinaia di milioni di residenti, con una spesa di 1 trilione di dollari l’anno entro il 2050.

Per agire sul fronte dell’adattamento climatico, gli esperti della Commissione globale sull’adattamento propongono di investire in sistemi di allerta precoce per salvare vite umane in caso di fenomeno meteorologico estremo. Altrettanto fondamentale costruire infrastrutture ad hoc e prendere provvedimenti semplici per far fronte ai cambiamenti climatici, tra cui città spugne, giardini pensili, piantare più alberi nei parchi, dipingere i tetti di bianco per ridurre l’effetto dell’aumento delle temperature. E, ancora, la ricostituzione delle mangrovie lungo le coste, la protezione naturale dalle alluvioni e lo sviluppo di colture più resistenti alla siccità.