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Clima, con Biden presidente si apre una nuova fase per gli Usa

Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha promesso di far rientrare il Paese negli accordi di Parigi sul clima che erano stati stralciati da Trump. Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Dopo il Green Deal europeo, è arrivato il momento di quello a stelle e strisce”

La vittoria di Joe Biden alle elezioni americane contro il presidente uscente Donald Trump promette adesso di aprire per gli Stati Uniti una nuova fase politica, economica e nelle relazioni con il resto del pianeta. Un cambiamento atteso anche sul fronte delle politiche ambientali, con il neo presidente che durante la sua campagna elettorale ha promesso che, in caso di trionfo, avrebbe riportato il Paese negli accordi di Parigi sul clima dopo l’uscita fragorosa decisa da Trump. Saranno il tempo e le prime mosse concrete del nuovo inquilino della Casa Bianca a dirci se Biden farà effettivamente sul serio. Per il momento, però, la sua nomina a presidente della più grande potenza economica mondiale, e la mancata rielezione di Trump, non può che far ben sperare in un cambio di passo degli Stati Uniti verso la transizione energetica di un Paese ancora fortemente ancorato all’uso di combustibili fossili e che negli ultimi anni ha investito moltissimo nel fracking.

“L’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca è una bellissima notizia per il Pianeta – scrive sul suo blog su Huffington Post il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – Dopo i 4 anni di negazionismo di Donald Trump, la crisi climatica torna ad essere una priorità per la potenza statunitense, come fu negli 8 anni di presidenza di Barack Obama che nel 2015 firmò a Parigi l’accordo sul clima. Un accordo storico ma non più sufficiente a stare sotto a 1,5 °C di innalzamento della temperatura media terrestre rispetto all’era preindustriale”.

“Ora si apre un nuovo capitolo della storia del Pianeta – ha spiegato Ciafani – A livello internazionale, subito dopo il suo insediamento che avverrà il prossimo 20 gennaio, Biden attiverà la procedura per rientrare nell’Accordo di Parigi e si impegnerà a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. Nei mesi successivi al suo insediamento è prevedibile un nuovo protagonismo della diplomazia USA, in preparazione della COP26 di Glasgow a novembre, sulle politiche climatiche mondiali. A livello nazionale, invece, molto dipenderà dal risultato del voto per il Senato (a gennaio ci saranno due ballottaggi in Georgia). Solo con una maggioranza democratica sia alla Camera dei Rappresentanti (controllata dai democratici) che al Senato sarà possibile per Biden far approvare leggi in grado di mettere in campo una politica climatica ambiziosa. Altrimenti, se i democratici continueranno a non controllare il Senato, Biden, come Obama, potrà solo mettere in campo un pacchetto di misure federali per rafforzare l’azione climatica dal basso degli Stati per decarbonizzare il settore elettrico entro il 2035 e rafforzare gli standard di emissione delle norme vigenti, a partire dai trasporti, con un piano di investimenti non banale di 2.000 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni, con il 40% destinato alle comunità svantaggiate e vulnerabili all’emergenza climatica. Ora l’impulso che darà la nuova presidenza federale democratica sarà fondamentale per non lasciare soli l’Europa e la Cina in questa sfida epocale. Il futuro del pianeta dipende anche dalle scelte di chi governa dalla Casa Bianca. Non vedere più Donald Trump nella Stanza ovale è di buon auspicio per la risoluzione di questa grave emergenza planetaria, oltre che di quella sanitaria causata dal Covid-19. Dopo il Green Deal europeo, è arrivato il momento di quello a stelle e strisce. Lo aspettavamo da 4 lunghissimi anni che finalmente ci lasciamo alle spalle. Con un grande sospiro di sollievo, guardiamo al futuro del Pianeta con più ottimismo”.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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