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City car: scomparsi i modelli diesel

Immagine di auto Euro 3 Diesel a Roma

Con il 2019 si è aperta una stagione a dir poco caotica e delicata per l’industria dell’auto europea, non solo per il calo delle vendite del nuovo che hanno caratterizzato mercati importanti come quello italiano. Fase che rende molto difficile anche le scelte del consumatore. Sino ad ora subissati da pubblicità rassicuranti, offerte di fuoristrada a prezzi un tempo riservati a utilitarie, “ecobonus” anche superiori a quelli che il governo riserva solo alle elettriche. Ma ora basta dare un occhio ai modelli a listino per il prossimo autunno per capire che i cambiamenti di mercato saranno importanti. Come mai? Perché arriveranno nuovi standard antinquinamento.
Dal primo di settembre entra in vigore il nuovo standard “Euro6D-Temp” per i diesel. E quel che si vede già sui siti web dei costruttori è che scompare la motorizzazione a gasolio per tutte le auto più piccole: su www.fiat.it non si trova più la Panda e la 500 a gasolio, solo le versioni benzina oppure gpl-benzina. Si tratta di un fenomeno generalizzato: non trovate più le versioni diesel Hyundai i10 e i20, la Kia Picanto e Rio, Fabia e Rapid, Toyota Yaris e Volkswagen Up e Polo. Cos’è successo?
E’ diventato molto difficile rispettare i limiti previsti alle emissioni di NOx (ossidi d’azoto) con l’introduzione del ciclo di prova RDE (Real Driving Emission) che prevede la verifica su strada, nonostante che si sia alzato del 110% il limite di emissioni previsto con il vecchio Euro6 del settembre 2015. Per garantire emissioni reale al di sotto del doppio della norma si è dovuto aggiungere un nuovo dispositivo antinquinamento (filtro all’urea) che ha comportato un aumento non indifferente di costo per le nuove auto diesel. Tanto che le case auto hanno rinunciato alla motorizzazione a gasolio per i modelli più piccoli ed economici per i quali, almeno per ora, l’aggravio di costo sarebbe stato penalizzante. In futuro vedremo.
Anche perché nel corso del 2020 entrerà in vigore il nuovo “Euro6D” definitivo che per qualche tempo tollererà una deroga alle emissioni di NOx di poco superiori al 50% del vecchio limite (qui presentiamo un riassunto dei nuovi limiti alle emissioni inquinanti delle auto). Quindi cambia ancora tutto e si debbono rifare progetti, prove, omologazioni che, moltiplicati per centinaia di modelli, comporta investimenti e costi non indifferenti. Per lo stesso motivo scompaiono e tardano i nuovi modelli a metano, non solo per le piccole cilindrate, persino Opel non offre al momento la Zaffira a metano, pur essendo stato un modello di successo.
Ad aumentare le incertezze contribuiscono le politiche urbane. Milano, presto Torino, come Parigi e molte città tedesche e statunitensi (coordinamento C40), dopo che la Commissione europea ha alzato i limiti di emissioni delle auto diesel, hanno imposto limiti di circolazione più rigorosi e crescenti nel tempo. Tra il 1 ottobre 2025 e il 1 ottobre 2028 (per chi ha acquistato ignaro un diesel prima del 2019) gli Euro6C e gli Euro6 non potranno più accedere in città (AreaB). Dal primo ottobre 2030 il divieto verrà esteso anche agli Euro6D-Temp e Euro6D. Praticamente tutti, visto che non si prevedono diesel Euro7. Quindi chi compra oggi un’automobile, non è certo di poterla utilizzare tra 11 anni. E fuori Milano e Torino? Le Regioni sono più restie, ma sono costrette a seguire a ruota: se dal primo ottobre non potranno più entrare in città i diesel Euro 4 (a meno che non siano dotati di filtri antiparticolato che li equiparino a Euro5), in tutte le città delle Regione non potranno più circolare gli Euro3 per la stagione invernale, gli Euro2 per tutto l’anno.
Ai concessionari ti offrono a prezzi di saldo diesel Euro6C come se fossero l’ultima meraviglia, magari come “chilometro zero”, sapendo che il loro valore di usato si abbasserà drasticamente nei prossimi anni. Forse l’unica certezza, se non si hanno i soldi per un’auto elettrica, viene dall’ibrido: Toyota dichiara che la Prius emette meno di 10 milligrammi/Km di NOx, dieci volte meno del limite. Certo l’ibrido costa più caro del benzina: una Yaris scontata si vende a 15 mila euro circa, ma poi consuma poco, almeno in città e nelle strade normali.
A levare imbarazzo a molti privati, preoccupati di veder sfumare pochi risparmi, o che vorrebbero aspettare e capire come si evolveranno tecnologie e costi (specie l’elettrico), si inserisce l’offerta del noleggio, a lungo o a breve termine. Persino l’offerta delle case (Toyota, BMW, Volkswagen ad esempio) che toglie ogni preoccupazione al valore di ritiro dell’auto dopo 3 o 4 anni. Non comprate più automobili, usatele. Nelle grandi città si può ricorrere ai servizi di sharing mobility. Fuori città, anche per chi fa un uso medio (10-20 mila chilometri all’anno) conviene il noleggio a breve (vacanze) o a lungo termine: spendi sì, ma a rate sicure, e prima di non poter più circolare in città, restituisco e acquisto qualcos’altro, magari elettrico.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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