martedì 21 Settembre 2021

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Città sostenibili e modelli di prossimità

Nei contesti urbani, la priorità sarà nel 2021 ripensare il trasporto pubblico e integrarlo con una mobilità urbana smart e sostenibile: solo così gli utenti potranno passare da un mezzo all’altro in modo semplice, integrato o multimodale, economico e compatibile con gli obiettivi ambientali. La trasformazione della mobilità urbana non può aspettare più tempo: con l’uscita dalla pandemia, i modelli di spostamento sono diventati molto più “individuali” (auto privata, o, per tratti brevi, motocicletta, bicicletta o monopattino privato), una situazione che potrebbe presto ricreare situazioni di congestione del traffico.

Il trasporto pubblico è stato duramente colpito dal Covid-19: l’utilizzo dei mezzi pubblici prima è crollato, poi si è ripreso in parte, e quindi è diminuito di nuovo con la seconda ondata del virus. Ci vorrà molto tempo prima di ritornare ai livelli di occupazione precedenti, e nel frattempo, gli attori del settore hanno riportato enormi perdite. Già lo scorso anno l’Associazione Internazionale dei Trasporti Pubblici (UITP) aveva predetto perdite per 40 miliardi di euro per il trasporto pubblico europeo nel 2020.

Come riporta il “Digital Auto Report 2020” di PwC, la preferenza delle persone per i mezzi privati durante e dopo i Lockdown ha sfavorito la sharing mobility. L’indagine (che ha coinvolto 3mila consumatori in Germania, USA e Cina) ha dimostrato che le restrizioni hanno avuto come effetto un incremento dell’utilizzo di bicicletta e auto privata, ma anche di percorsi fatti a piedi.

Uno dei trend più importanti per il 2021 sarà l’ampia adozione, da parte delle amministrazioni cittadine, di progetti di mobilità sostenibile come quello della “15 Minutes City”, un’invenzione di Carlos Moreno, scienziato franco-colombiano dell’Università Sorbona di Parigi, che su questi temi interverrà nel corso dell’evento italiano “Smart Mobility, Transport & Logistics Summit” (organizzato da The Innovation Group per il prossimo 21 aprile).

Parigi è stata la prima metropoli europea ad aver adottato una pianificazione sostenibile dello spazio urbano basata sul concetto di prossimità, in modo da ridurre gli spostamenti in automobile in ambito cittadino, favorendo quelli in bicicletta o a piedi. Durante i mesi della pandemia, quasi ogni grande città ha ridisegnato le sue piste ciclabili, ha allargato gli spazi per i pedoni e per sostare all’aperto. Se inizialmente questo era partito per sfavorire l’utilizzo di automobili private, con il Covid-19 si è cominciato a pensare a ritmi di vita cittadina diversi, e alcune delle esperienze fatte nell’ultimo periodo potrebbero diventare definitive.

Si parla oggi di “Tactical urbanism” quando si citano le modifiche apportate soprattutto agli ambienti stradali delle città, volte a favorire una mobilità pedonale, ridurre l’inquinamento cittadino, mettere a disposizione il suolo pubblico per altri scopi (ad esempio a disposizione dei ristoratori per evitare ambienti chiusi). Obiettivo di questo approccio è quello di influire sul ritmo di vita nelle città, restituire spazi vivibili ai singoli quartieri, ricollegare le persone con il loro territorio ed eliminare il più possibile gli spostamenti inutili con mezzi inquinanti ed energivori. I laboratori della smart mobility stanno funzionando a pieno ritmo nelle grandi città di tutto il mondo.

A cura di: Elena Vaciago, Associate Research Manager, The Innovation Group

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